Obama. Riforma sanitaria in altomare, Leadership appannata

Gavino Maciocco

Paul Krugman rivolto a Obama e ai Democratici ha scritto: Ladies and gentlement la nazione sta aspettando. Smettete di piagnucolare e fate ciò che deve essere fatto.


Chi riteneva che un Presidente, come quello degli Stati Uniti, per di più sorretto da una larga maggioranza parlamentare, fosse dotato di un forte potere decisionale tale da trasformare rapidamente in leggi di riforma le proprie priorità di governo dovrà ricredersi.

Il caso della riforma sanitaria di Obama sta lì a dimostrare il contrario. A un anno dall’insediamento del Presidente la riforma del sistema sanitario, priorità di governo e simbolo di un nuovo corso politico, si trova in alto mare e, dopo le elezioni suppletive del Massachusetts che hanno visto l’affermazione di un senatore repubblicano, rischia di naufragare.

Ripercorriamo brevemente il laborioso cammino della riforma (seguito con diversi nostri commenti, vedi Dossier Usa).

Dopo estenuanti passaggi nelle commissioni parlamentari (3 del Senato e 3 della Camera), la riforma ottiene finalmente l’approvazione della Camera (8 novembre) e del Senato (24 dicembre). I testi approvati dai due rami del parlamento sono alquanto diversi, quello della Camera più avanzato di quello del Senato, perché introduce uno dei punti più controversi della riforma, ovvero la creazione di una nuova assicurazione pubblica (nota nel dibattico politico come “public option”). A questo punto si trattava di trovare una soluzione di compromesso tra i due testi, da far approvare da Camera e Senato, prima della firma definitiva del Presidente.

L’esito delle elezioni del Massachusetts (con la vittoria di Scott Brown, il 19 gennaio 2010) ha mandato in frantumi questo percorso perché con la perdita di quel seggio i Democratici hanno perso la maggioranza di 60 seggi (su 100) che metteva al riparo la riforma sanitaria dall’ostruzionismo (“filibustering”) dell’opposizione repubblicana.

Il colpo è stato durissimo per i Democratici (confused and frustrated), ma soprattutto per la leadership di Barak Obama. “The President – ha scritto il New York Times – sent mixed signals this past week that betrayed a lack of certainty about his intentions”[1].

Questa mancanza di certezza sul da farsi di fronte a questo evento (peraltro non inatteso) da parte del Presidente ha suscitato dure reazioni anche tra i suoi sostenitori. Tra queste quella di Paul Krugman che nell’editoriale del New York Times del 22 gennaio – dal titolo “Do the Right Thing” – ha scritto che i Democratici nel giorno delle elezioni del Massachusetts hanno invano atteso che Obama desse qualche segno della sua leadership. Krugman allora si incarica di indicare quale dovrebbe essere la cosa giusta da fare.

La Camera – secondo Krugman – dovrebbe approvare subito il testo passato al Senato, senza alcuna modificazione, in modo che questo non debba tornare nell’assemblea dove sono cambiati i numeri della maggioranza e possa essere subito firmato da Obama. Certamente – osserva Krugman – il testo approvato dal Senato è lontano dai contenuti originari della riforma (non contiene ad esempio la public option), ma è meglio, much better than nothing.

E’ un testo – sostiene Krugman – che potrebbe essere approvato anche dai Repubblicani, dato che è molto simile alla riforma sanitaria approvata nel 2006 nello Stato del Massachusetts, con un governo retto dal governatore repubblicano Mitt Romney.

La riforma del Massachusetts

Mentre negli USA il numero dei non assicurati cresce al ritmo di quasi un milione l’anno, senza che il governo federale (repubblicano) muova un dito per porre un freno a questa tendenza, il governo del Massachusetts (repubblicano) promuove una legge di riforma sanitaria finalizzata a ridurre il numero di persone non assicurate, che in quell’anno (2006) assommavano a 515 mila soggetti, pari al 9,8% della popolazione, una percentuale di gran lunga inferiore rispetto alla media nazionale (15,8%) e tra le più basse negli Stati Uniti (Figura 1).

Figura 1.  USA. Percentuale di non assicurati per Stato. Anni 2005-2006.

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Fonte: US Census Bureau – 2007

La riforma si basa su tre principali pilastri:

  • Promuovere la copertura assicurativa attraverso l’obbligo legale di assicurarsi per gli individui e di assicurare i propri dipendenti per le imprese con più di 11 lavoratori. In caso di infrazione si paga una multa (imprese) o si rinuncia a esenzioni fiscali (individui).
  • Favorire la copertura assicurativa delle fasce di popolazione a più basso reddito con due distinti provvedimenti: a) Allargamento dei criteri di eleggibilità per l’iscrizione dei minori a Medicaid, l’assicurazione pubblica che copre alcune categorie di poveri, attraverso l’innalzamento della soglia di reddito (fino al 300% della soglia di povertà ); b) creazione di un nuovo programma (Commonwealth Care Health Insurance Program) che fornisce sussidi economici per acquistare polizze assicurative a quelle famiglie con un reddito al di sotto del 300% della soglia di povertà che non sono eleggibili per l’iscrizione a Medicaid e che non beneficiano dell’assicurazione sanitaria da parte del datore di lavoro.
  • Creazione di un’autorità indipendente (Commonwealth Health Insurance Connector) con lo scopo di esercitare un controllo sul mercato assicurativo (un’assicurazione non può negare l’accesso a nessuno a causa di condizioni pre-esistenti) e per facilitare la scelta delle polizze più convenienti (attraverso un sistema di comparazione tra differenti offerte assicurative).

A meno di tre anni dall’avvio della riforma i risultati sono positivi in quanto sono state assicurate 430 mila precedentemente prive di assicurazione e la percentuale di non assicurati si è ridotta al 2,6%. I costi dell’operazione si sono distribuiti tra lo stato (1,4 miliardi di dollari in sussidi e maggiori spese di Medicaid) e il settore privato, individui e imprese che hanno attivato nuove 180 mila polizze (750 milioni di dollari).

L’analisi di Paul Krugman

La soluzione migliore – sarebbe secondo P. Krugman, come abbiamo letto – l’approvazione da parte della Camera del testo già approvato dal Senato. “Non ci sono alternative”, aggiunge il Premio Nobel per l’Economia. Tuttavia questa soluzione al momento sembra impraticabile; la speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi ha infatti affermato che non ci sono i voti per condurre in porto tale operazione. Inoltre diversi Democratici a questo punto sembrano propensi a lasciar perdere, preoccupati dalle possibili ripercussioni negative di una battaglia su questo terreno sulle elezioni di medio termine che si terranno nel prossimo novembre 2010.

“Ciò sarebbe un atto di estrema follia politica – afferma Krugman. Ciò non proteggerebbe i Democratici dall’accusa di aver votato per un’assistenza sanitaria “socialista” – da ricordare che entrambe le Camere del Congresso hanno già votato la riforma. Tutto ciò avrebbe soltanto l’effetto di confermare la percezione pubblica dei Democratici come degli inetti e degli sfigati.

E poi, la politica dovrebbe essere qualcosa che punta a ottenere qualcosa di più che la propria rielezione. L’America ha un bisogno disperato di una riforma del sistema sanitario; si tratterebbe di un vero tradimento se i Democratici ripiegassero, semplicemente nella speranza (erronea) di ridurre leggermente le perdite nelle midterm elections.

Ora, parte del problema dei Democratici, dalle elezioni di martedì 19 gennaio, sta nell’aver atteso invano un segno dalla Casa Bianca, dove Mr. Obama non è riuscito ad essere all’altezza della situazione.

Ma i membri del Congresso, che sono stati inviati a Washington per servire l’interesse pubblico, non hanno il diritto di nascondersi dietro la passività del presidente.

Ricordiamoci che gli orrori delle assicurazioni sanitarie – l’esosità dei premi, la copertura negata a coloro che hanno maggiore bisogno e interrotta quando uno sta veramente male – peggioreranno se la riforma fallirà e le compagnie assicurative si renderanno conto di essere fuori dei guai. E gli elettori se la prenderanno con i politici che, avendo avuta la possibilità di fare qualcosa, si limiteranno a giustificarsi.

Ladies and gentlement la nazione sta aspettando. Smettete di piagnucolare e fate ciò che deve essere fatto”[2].

Bibliografia

  1. The Associated Press. Obama Hunkers Down as Health Care Falters. NYTimes Online, January 23, 2010
  2. Paul Krugman. Do the Right Thing. NYTimes Online, January 22, 2010.

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