La diffusione dei tumori nei paesi in via di sviluppo

Annalisa Rosso

I tumori non sono più un problema di salute esclusivo dei paesi ricchi; eppure, scetticismo e scarsità di risorse rendono arduo il contrasto alle patologie oncologiche nei paesi in via di sviluppo. Un gruppo di ricercatori lancia una chiamata all’azione per il contrasto dei tumori nei paesi più poveri, sulla scia delle iniziative già attuate a livello globale contro l’AIDS e altre malattie.


Nel 2002, circa 7,6 milioni di persone sono decedute nel mondo a causa di un tumore (13% della mortalità globale): più dei 5,6 milioni deceduti nello stesso anno a causa dell’AIDS, la tubercolosi e la malaria. Quasi 2/3 di questi decessi è avvenuto in paesi in via di sviluppo (PVS)[1].

Difficilmente si pensa che i tumori possano rappresentare una causa significativa di morbosità e mortalità al di fuori dei paesi industrializzati, quando invece stanno rivestendo un ruolo sempre più significativo nel compromettere lo stato di salute della popolazione dei paesi a basso e a medio reddito.

Oltre all’elevato tasso di mortalità associato alle patologie oncologiche, nei PVS è infatti aumentata notevolmente anche l’incidenza delle malattie neoplastiche: nel 2008, il 56% dei nuovi casi di tumore a livello globale è stato riportato in paesi a basso e medio reddito, e si stima che questa percentuale possa arrivare al 70% nel 2020, con 8,8 milioni di nuovi casi di tumore[1].

Inoltre, l’impatto dei tumori sull’aspettativa di vita della popolazione non è uguale nei paesi ricchi rispetto a quelli in via di sviluppo: il tasso di letalità per cancro è in media del 75% nei paesi a più basso reddito rispetto al 46% nei paesi a reddito elevato. La relazione positiva esistente fra tassi di sopravvivenza e livelli di reddito è particolarmente significativa per alcuni tipi di tumore, quali il cancro della cervice uterina e della mammella, il cancro ai testicoli e la leucemia linfoblastica acuta nei bambini[2] (Figura 1).

Figura 1. Mortalità per diversi tipi di tumore in un anno specifico per livello di reddito del Paese

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Fonte:[3]

Mentre nei paesi industrializzati si è osservata una riduzione dell’incidenza e della mortalità per cancro, dovuta in particolare all’aumento della consapevolezza della popolazione, dei programmi di prevenzione e screening e alla disponibilità di nuovi regimi terapeutici efficaci, questi interventi restano inaccessibili per molte persone nei paesi meno sviluppati. In questi Paesi la diffusione dei fattori di rischio, primo fra tutti il fumo, è in aumento, mentre la consapevolezza dell’importanza della prevenzione e la diagnosi precoce è ancora bassa, e molte persone affrontano ostacoli di natura economica per potersi permettere le cure necessarie.

La Task Force Globale per espandere l’accesso al controllo e la cura del cancro nei PVS

Nonostante l’attenzione internazionale e le risorse economiche destinate alla salute dei PVS siano aumentate significativamente negli ultimi 10 anni, queste sono state dirette quasi esclusivamente alla prevenzione e al trattamento delle malattie infettive, soprattutto l’AIDS. Diversi studi stimano che solo il 5% delle risorse economiche destinate ai tumori è spesa in paesi a basso o medio reddito, mentre questi paesi sono responsabili dell’80% dei DALYs (Disability-Adjusted Life Years) persi ogni anno a causa del cancro a livello globale[2].

I tumori sono quindi assenti dall’agenda della global health, com’è dimostrato anche dal fatto che non si trovi nessun indicatore relativo alle malattie tumorali negli MGDs, nonostante l’impatto dimostrato sulla salute dei paesi più poveri.

È per questo motivo che alcune agenzie internazionali, istituzioni accademiche, associazioni e organizzazioni non governative stanno lanciando una chiamata all’azione[3] per la prevenzione e cura dei tumori nei PVS.

A novembre 2009, il Dana Farber Cancer Institute, la Harvard Global Equity Initiative, la Harvard Medical School e la Harvard School of Public Health hanno lanciato una “Task Force globale per espandere l’accesso al controllo e la cura del cancro nei PVS” (Global Task Force on Expanded Access to Cancer Care and Control in Developing Countries – GTF.CCC), che promuove l’espansione del controllo, della prevenzione e del trattamento del cancro attraverso strategie adeguate ai sistemi sanitari dei paesi a medio e basso reddito.

La Task Force propone di basare le strategie per la lotta ai tumori sulle iniziative già avviate per altre malattie nei PVS, come quelle contro l’AIDS, la tubercolosi, per la salute riproduttiva e materno-infantile, approfittando sia delle lezioni apprese dai programmi già avviati in questi settori che di possibili sinergie.

Strategie d’azione per il controllo dei tumori nei PVS

Le azioni da intraprendere per contrastare i tumori nei paesi a basso reddito, secondo la Task Force, devono focalizzarsi sul rafforzamento dei sistemi sanitari, sulla messa in atto di sistemi globali e regionali di finanziamento e di strategie di procurement che possano favorire l’abbassamento del costo delle terapie, sul rafforzamento dei livelli primari e secondari di assistenza sanitaria, sulla riduzione dei fattori di rischio (primo fra tutti il fumo), sulla promozione di politiche sanitarie volte all’aumento di copertura dei vaccini esistenti che possono prevenire tumori (in particolare l’epatite B e il papilloma virus umano), la diagnosi precoce e il trattamento dei tumori per i quali esistono cure o possibilità di miglioramento nell’aspettativa di vita, e le cure palliative per ridurre il dolore e la sofferenza.

Nonostante riconosca i possibili ostacoli esistenti verso il raggiungimento degli obiettivi preposti, la Global Task Force ritiene che molti di essi possano essere superabili.

In primis, come già descritto, le risorse finanziarie disponibili per contrastare l’avanzata dei tumori nei PVS sono molto limitate.

Ad ogni modo, secondo la Task Force è sbagliato pensare che le risorse globali per il controllo dei tumori si limitino ai livelli attuali. Quanto accaduto negli ultimi anni per il controllo dell’HIV, della tubercolosi, della malaria, ha mostrato come sia possibile ottenere investimenti significativi per la salute globale sia da fonti pubbliche che private.

Inoltre, le risorse economiche necessarie per la prevenzione, diagnosi e trattamento dei tumori nei PVS possono essere contenute se usate secondo criteri di costo-efficacia, come suggeriscono David Kerr e Rachel Midgley in un articolo pubblicato lo scorso agosto sul New England Journal of Medicine[4].

I due autori sostengono che sia stato fatto poco finora per sviluppare delle linee guida evidence-based sul trattamento del cancro basate su analisi di costo-efficacia, o algoritmi terapeutici adatti al contesto dei paesi a risorse limitate. È quindi necessario che gruppi di esperti multidisciplinari composti da oncologi, economisti, farmacologi, sviluppi delle linee guida mirate, che tengano inoltre conto dei 17 medicamenti essenziali per la terapia del cancro indicati dal WHO, la maggior parte dei quali esiste sotto forma di farmaco generico.

Molti dei tumori che causano un impatto significativo sulla salute nei PVS sono di fatto suscettibili al trattamento con farmaci di provata efficacia, con brevetto scaduto e quindi con la possibilità di essere prodotti come generici e venduti a basso costo. In Malawi, Cameroon e Ghana, ad esempio, il costo di una chemioterapia di prima linea contro il linfoma di Burkit è meno di 50 USD per paziente[5]. Questo, come altri tipi di tumore (es. linfoma di Hodgkin e di Burkitt, cancro al testicolo, osteosarcoma, leucemia acuta linfoblastica), possono beneficiare di un trattamento sistemico anche se diagnosticati a uno stato avanzato.

I costi necessari per il contrasto dei tumori potrebbero essere limitati anche investendo i livelli primari di assistenza sanitaria (primary health care) di un ruolo maggiore nella cura delle patologie croniche, così come sta avvenendo nel caso dell’AIDS.

In particolare, la primary care e le azioni a livello comunitario possono contribuire alla prevenzione dei tumori e favorire la diagnosi precoce, particolarmente importante per quei tumori per cui esistono valide opzioni di trattamento se diagnosticati ad uno stadio iniziale (ca. della cervice, della mammella, ca. del colon-retto).

Oltre alle risorse finanziare, rispetto alla possibilità di garantire l’accesso alla terapia antitumorale viene spesso citata la barriera delle risorse umane, ossia l’assenza di specialisti in oncologia nei paesi a basso reddito. Esistono però delle iniziative pilota, come quelle attuate dall’Università di Harvard in Malawi, Ruanda e ad Haiti, che dimostrano come anche medici e infermieri non specializzati, se adeguatamente formati e con il supporto continuo del centro di Harvard, possano gestire la chemioterapia di alcuni dei tipi principali di tumore. Viene quindi proposta la strategia di investire su livelli di salute primaria e secondaria, che facciano riferimento a centri di eccellenza regionali o internazionali per il rafforzamento delle proprie capacità.

Conclusioni

Il Summit dell’Assemblea Generale dell’ONU sulle malattie non comunicabili previsto per settembre 2011 rappresenterà un’occasione per portare all’attenzione della comunità internazionale la necessità di inserire i tumori nell’agenda della global health, sperando che possano seguire iniziative e programmi che conducano a risultati simili a quelli osservati nel corso dell’ultimo decennio per l’AIDS, la malaria, la tubercolosi. Restringere il campo d’azione dei sistemi sanitari dei PVS al controllo delle malattie infettive rafforza una falsa dicotomia fra malattie dei poveri e dei ricchi che è giunto il momento di superare.

Annalisa Rosso. Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti ed il Contrasto delle Malattie della Povertà (INMP), Roma.

Bibliografia

  1. Lingwood R. et al The challenge of cancer control in Africa. Nat Rev Cancer 2008; 8:398-403.
  2. Beaulieu N, Bloom D, Bloom R, Stein R. Breakaway: the global burden of cancer—challenges and opportunities. A report from the Economist Intelligence Unit, 2009. [PDF: 505 Kb]
  3. Farmer P, et al. Expansion of cancer care and control in countries of low and middle income: a call to action. Lancet 2010; 376(9747):1186-93.
  4. Kerr DJ, Midgley R. Can we treat cancer for a dollar a day? Guidelines for low-income countries. N Engl J Med 2010; 363(9):801-3
  5. Hesseling et al. Treating Burkitt’s lymphoma in Malawi, Cameroon, and Ghana. Lancet Oncol 2008; 9(6):512-3.

Un commento

  1. e così avremo un Global Fund anche per i tumori, a competere con gli altri Global Funds per accapararsi soldi e altre risorse, e a far aumentare la spesa investendo soprattutto su farmaci e vaccini. ne vedremo delle belle!

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