Ultimi. Il ruolo della Cooperazione Italiana allo Sviluppo

Annalisa Rosso

I finanziamenti per la Cooperazione Italiana allo Sviluppo hanno raggiunto il loro minimo storico. L’analisi di Elisabetta Belloni, Direttore della DGCS/MAE, mette in luce la necessità di promuovere la cultura della cooperazione.


Le ultime statistiche dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OEDC) pongono l’Italia agli ultimi posti nella classifica dei Paesi donatori per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS): nel 2009, solo lo 0,16% del PIL interno è stato dedicato alla cooperazione allo sviluppo, molto lontano dall’obiettivo dello 0,5% entro il 2010 e lo 0,7% entro il 2015 cui l’Italia ha più volte aderito insieme agli altri paesi più industrializzati[1]. La posizione dell’Italia in questa classifica è purtroppo destinata a regredire ulteriormente.

 

Figura 1Aiuto Pubblico allo Sviluppo come percentuale del PIL nei paesi DAC (membri del Development Assistance Committe dell’OCSE)


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Fonte: OECD Official Development assistance in 2009. Table and Charts [PDF: 100 Kb ]

Tabella 1 Aiuto Pubblico allo sviluppo: confronto 2008-2009.

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Fonte: OECD Official Development assistance in 2009. Table and Charts [PDF: 100 Kb ]

Solo il 28% dell’assistenza allo sviluppo è gestito in Italia dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) del Ministero degli Affari Esteri, mentre più del 70% dei contributi pubblici è stanziato direttamente a istituzioni internazionali e a iniziative multilaterali dal Ministero dell’Economia e Finanza. Una discrepanza non di poco conto, in termini di competenza sulle priorità e di coerenza delle politiche di sviluppo.

Proprio l’anno scorso, la DGCS ha pubblicato le linee guida e gli indirizzi di programmazione per il triennio 2010-2012, e linee guida per settori specifici d’intervento, fra cui quello sanitario[2]. Le linee guida definiscono come aree geografiche prioritarie d’intervento il continente Africano, i Paesi Mediterranei e il Medio Oriente, con enfasi a interventi destinati allo sviluppo rurale, la promozione della salute, e la tutela e promozione della condizione della donna, con speciale attenzione al contrasto alle mutilazioni genitali femminili.

L’attuazione delle iniziative delineate negli indirizzi di programmazione è però a rischio. Nel 2010, la DGCS ha ricevuto dal Ministero dell’Economia solo 300 milioni di euro, che a maggio dello stesso anno erano già completamente esauriti, con un contributo di 90 milioni al Sistema delle Nazioni Unite, il finanziamento di alcuni progetti attuati da ONG, d’interventi multilaterali e di azioni di risposta alle emergenze. La Legge di stabilità del 2011 ha ridotto di un ulteriore 45% il contributo per la cooperazione allo sviluppo, che per l’anno entrante raggiunge il record negativo di 179 milioni di euro: meno di 1/10 delle risorse di cui dispone la sola organizzazione Medici Senza Frontiere a livello globale[3].

Già a maggio 2010, in un’intervista rilasciata al portale per la cooperazione internazionale Devex, Elisabetta Belloni, Direttrice della DGCS, affermava che le risorse per l’anno entrante non sarebbero state sufficienti ad avviare nessuna nuova iniziativa[4]: “Non possiamo realizzare nessun nuovo progetto, ad eccezione delle iniziative multilaterali, che comunque saranno rinnovate con finanziamenti sostanzialmente ridotti, e dei progetti già approvati per cui le risorse sono state allocate in precedenza. Non potremo avviare niente di nuovo fino alla fine del 2011”. Con l’ulteriore riduzione dei fondi stanziati alla Cooperazione Internazionale per il 2011, c’è il rischio che l’avvio di nuovi progetti slitti ben oltre la previsione della Belloni.

Inoltre, anche le iniziative multilaterali cui fa riferimento la Direttrice nella sua intervista non godono di buona salute. Ricordiamo che all’ultima conferenza sul Fondo Globale contro AIDS, Tubercolosi e Malaria, tenutasi presso la sede ONU di New York a ottobre 2010, l’Italia, presente senza nessun delegato officiale, ha dichiarato l’impossibilità di assumere impegni economici, nonostante sia stato uno dei paesi promotori del Fondo che venne lanciato proprio a Genova nel G8 del 2001.
Inoltre, l’Italia ha mancato di assolvere agli impegni presi con il Fondo Globale per gli ultimi due anni (per un importo del valore complessivo di 270 milioni di euro). L’Italia pertanto perderà dal 2011 il seggio unico al Consiglio d’Amministrazione del Fondo Globale, seggio che ha detenuto fin dal 2001.

Oltre alla carenza di fondi, la Cooperazione Italiana affronta un serio problema di capitale umano, trattandosi dell’agenzia di sviluppo con meno risorse umane a disposizione fra quelle dei paesi industrializzati. Inoltre, l’età media degli esperti della DGCS è di 61 anni. È per questi motivi che due anni fa Elisabetta Belloni ha presentato una proposta per la riorganizzazione del pool di esperti della Cooperazione, con il fine di avviare un processo di selezione per rinnovare e ampliare le risorse umane a sua disposizione, a 20 anni di distanza dall’ultimo concorso realizzato per l’assunzione di esperti. Proposta che finora è rimasta inascoltata dal Governo.

La crisi economico-finanziaria degli ultimi anni e la conseguente necessità di ridurre la spesa pubblica, secondo Belloni, non giustificano la riduzione dei fondi destinati alla Cooperazione Internazionale dal Governo Italiano. In un’intervista rilasciata ad aprile 2010 alla rivista Minerva, la Direttrice ha dichiarato che la decisione di ridurre le risorse destinate alla Cooperazione Internazionale allo Sviluppo è chiaramente una scelta politica, e non una necessità giustificabile solo con la crisi[5]. Ci sono infatti esempi di altri paesi ancor più colpiti dalla crisi finanziaria rispetto all’Italia che non solo hanno mantenuto i propri impegni rispetto agli aiuti allo sviluppo, ma li hanno addirittura aumentati.

Nel Regno Unito è stata approvata una legge che stabilisce l’obbligatorietà di destinare lo 0,7% del PIL per gli Aiuti Pubblici allo Sviluppo. Hilary Clinton, appena assunto il ruolo di Segretario di Stato ha raddoppiato l’assistenza allo sviluppo degli USA, facendo fede a quanto promesso da Obama nella sua campagna elettorale. Persino la Spagna ha quasi triplicato gli investimenti allo sviluppo. Inoltre, paesi emergenti come Cina, India, Brasile, ma anche Messico e Sud Africa, stanno comprendendo l’importanza di investire nello sviluppo anche per creare condizioni di sicurezza a livello internazionale, aumentando ogni anno i propri finanziamenti.

Secondo Elisabetta Belloni, la cooperazione può rivestire un importante ruolo nella politica estera dell’Italia. Aiutare lo sviluppo può contribuire a ridurre crisi globali, come quella dell’immigrazione irregolare, che è impossibile da contrastare se non si realizzano azioni di sviluppo nei paesi di provenienza che aiutino le popolazioni a non dovere emigrare in cerca di opportunità. Inoltre, il supporto alle economie in via di sviluppo può essere cruciale anche per stabilizzare le economie dei paesi industrializzati, facilitando la produzione e l’interscambio di risorse.

Ciò nonostante, l’Italia sta vivendo un problema culturale riguardo lo sviluppo, questione che resta legata quasi esclusivamente al mondo della società civile, e che poca importanza riveste invece nella sfera culturale, politica ed economica del Paese. “L’Italia deve cominciare a fare cultura della cooperazione a cominciare dal Governo, dal Parlamento”, dichiara la Belloni. Manca la consapevolezza dell’importanza di investire nello sviluppo, e la comprensione dell’esigenza di un rinnovamento delle strategie di cooperazione, a cominciare dall’obsoleta legge (49/1987) che regola la cooperazione internazionale, che nessun Governo è stato finora in grado di riformare.

Annalisa Rosso. Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti ed il Contrasto delle Malattie della Povertà (INMP), Roma.

Bibliografia

  1. UN Millenium Project [ultimo accesso 7 gennaio 2010]
  2. DGCS. Linee guida per la Cooperazionea allo Sviluppo
  3. Osservatorio Interregionale per la Cooperazione allo Sviluppo (OICS)
  4. Elena L. Pasquini. Italian Cooperation Chief Belloni: No Money Until 2012. Devex, 13 May 2010
  5. Laura Guercio. Più soldi e più cultura della cooperazione. Minerva 2010; 291

2 commenti

  1. Ottima analisi. Dalla lettura sorgono spontanee due domande:
    1. c’è qualcuno nel governo, o nel parlamento, che legga salute internazionale (o che ascolti attentamente ciò che dice la Belloni) e che discuta di questa questione?
    2. cosa si può fare perchè ne leggano e ne discutano, per prospettare un’uscita da questo tunnel?
    Può darsi che queste domande non abbiano risposta.

  2. Chiara e sintetica analisi che utilizzerò nei nostri corsi di aggiornamento ECM a Roma (magari invitando Annalisa per una presentazione).
    Credo sia la “dottrina Tremonti” che ha condotto a questa residualità. Ma non c’era – nei dibattiti ad alto livello tipo fondazione Aspen – l’intenzione di proporre tassazioni degli scambi finanziari, tasse di solidarietà sui beni di consumo, sui voli aerei, per finanziare l’APS ?
    Alle domande di Adriano si risponde facilmente:
    1.Non sembra esserci nessuno interessato. O comunque si discute d’altro…
    2. Cambiare sia il Governo che il Parlamento.

    O vogliamo aspettare altri 20 anni per una nuova legge sulla cooperazione?

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