Un giorno alla settimana senza carne

Pirous Fateh-Moghadam e Laura Ferrari

Per la salute e per l’ambiente: una giornata vegetariana a settimana nelle mense pubbliche.
Una proposta che risponde bene anche ai criteri di buona prassi per le iniziative di un’amministrazione pubblica: beneficio per dipendenti, cittadini e ambiente, fattibilità tecnico organizzativa e applicabilità, innovazione ed efficienza nell’utilizzo delle risorse.


Il contesto

La produzione industriale di carne è uno dei fattori maggiormente responsabili del riscaldamento globale. Si stima che il contributo alla produzione di gas serra derivante dalla produzione di carne sia all’incirca della stessa entità di quello riconducibile al traffico auto veicolare[1]. La produzione di carne è inoltre associata ad un consumo elevato di acqua. Da non dimenticare l’elevato consumo di grano e altri cereali per l’allevamento di animali, un fattore importante nel rincaro dei prezzi di questi alimenti in un mondo in cui milioni di persone soffrono la fame.

Per produrre un kg di carne bovina (la più impattante dal punto di vista ecologico) vengono immessi in atmosfera in media 30.400 grammi di anidride carbonica (CO2) equivalente e consumati circa 15.500 litri di acqua[2]. Per contro, un kg di legumi comporta l’emissione media di 1.130 grammi di CO2 equivalenti, quindi circa 26 volte in meno rispetto alla carne bovina. La produzione di ortaggi comporta l’emissione media di 250 grammi equivalenti, se di stagione, e 4.000 grammi se coltivati in serra. Il consumo di acqua per kg di ortaggio prodotto ammonta a circa un centinaio di litri in entrambi i casi.
Inoltre, il consumo di carne non è salutare, perlomeno non nelle quantità abitualmente consumate in Italia (circa 90kg/anno)[3] e nel resto dell’Europa. Per esempio, in Inghilterra è stato stimato[4] che una riduzione del 30% del consumo di carne potrebbe ridurre del 15% le malattie cardiovascolari nel Regno Unito (equivalente a 2850 anni di vita aggiustati per disabilità [DALYs] per milione di residente in un anno). Le interazioni tra allevamenti, impatto ambientale e salute umana sono riassunti nella Figura 1[3].

Figura 1. interazioni tra allevamenti, impatto ambientale e salute umana

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Esperienze già realizzate con successo a livello internazionale e in Italia

Il consiglio comunale di Gent, come prima città nel mondo, ha deciso di introdurre una giornata (il giovedì – Donerdag Veggiedag[5]) senza carne nella ristorazione pubblica collettiva e nelle scuole e di offrire nelle altre giornate valide alternative vegetariane alla carne. Secondo il consiglio comunale se tutti i 240.000 abitanti della città rinunciassero una volta la settimana alla carne questo equivarrebbe ad una riduzione di CO2 pari a quella prodotta da 18.000 automobili[6]. Il successo è stato enorme. Oltre alle mense pubbliche, tantissimi ristoranti privati hanno volontariamente aderito all’iniziativa. Nelle scuole è stato istituito un programma didattico parallelo sull’argomento e nell’ufficio del Turismo distribuiscono piantine in cui sono segnalati i ristoranti che aderiscono all’iniziativa. In seguito altre due città belghe hanno copiato l’iniziativa e anche a Sao Paolo in Brasile[7] e in diverse città negli Stati Uniti[8] e in Germania (15 città)[9] sono nate iniziative analoghe. In Italia l’idea è stata promossa per la prima volta in Alto Adige alla fine del 2010 da un insieme di 22 associazioni locali[10].

 

Stima dell’impatto sulla produzione di gas serra e sul consumo di acqua associati al consumo di carne nelle mense di una ASL: studio di caso dell’Azienda sanitaria della provincia di Trento

In base ai consumi annuali si stima che nelle mense aziendali (gestite direttamente ed in appalto) dell’APSSS della provincia di Trento (circa 500.000 abitanti) vengono offerti quotidianamente a degenti e dipendenti, circa 130 kg di carni bianche, 50 kg di carne bovina e 140 kg di carne suina. La quantità complessiva di grammi di C02 equivalenti dovuta alla produzione di queste quantità sarebbe di circa 4.800.000 in un singolo giorno.

Assumendo che in media un automobilista italiano percorre 12.000 km in automobile all’anno[11] (quindi circa 33 km al giorno) e che l’automobile media emette 150 grammi di CO2 al km, la quantità di CO2 risparmiata in un singolo giorno sarebbe pari a quella prodotta da 980 automobilisti. Introducendo una giornata vegetariana alla settimana nelle mense aziendali si eviterebbe in un anno l’emissione di circa 250.800.000 grammi di CO2 equivalenti. Per emettere la stessa quantità di CO2 una macchina di media cilindrata (150grammi/km di emissioni CO2) dovrebbe fare 1,7 millioni di km, cioè oltre due volte il viaggio di andata e ritorno sulla luna[12]).

Per quanto riguarda il consumo di acqua associato alla produzione di carne, le quantità consumate in un anno equivalgono a circa 520 milioni di litri quindi circa 1.420.000 litri per la carne consumata in un solo giorno (circa 9.500 vasche da bagno). Introducendo una giornata senza carne, in un anno si risparmierebbero oltre 74.000.000 litri, l’equivalente di circa 30 piscine olimpioniche da 8 corsie (in media una piscina olimpionica contiene 2.500.000 litri[13]).

La proposta

L’obiettivo di introdurre una giornata senza carne nelle mense pubbliche, per esempio quelle di un’azienda sanitaria, sembra fattibile sia dal punto di vista culturale (non si cerca di convincere nessuno a diventare vegetariano ed esiste un largo consenso nella popolazione rispetto al fare qualcosa di concreto per la salute e l’ambiente) sia dal punto di vista tecnico organizzativo.
Si potrebbe quindi proporre di escludere la carne e il pesce da tutti i menu delle mense dell’azienda sanitaria una volta la settimana. La scelta dovrà essere accompagnata da una campagna di comunicazione che faccia emergere il razionale e i vantaggi di tale scelta con l’invito di estendere l’idea anche nell’ambito domestico. I piatti di carne e pesce dovranno essere sostituiti da piatti vegetariani a base di verdure e legumi (di cui la cucina mediterranea è particolarmente ricca), senza ricorrere alla proposta extra di formaggi o di uova.

Questo progetto avrebbe un ottimo ritorno anche in termini di promozione della salute, educazione alimentare/ambientale della popolazione. Si sposa, inoltre, con i principi del programma Guadagnare Salute agendo, con un approccio intersettoriale, sia sul contesto per rendere facili le scelte salutari, sia sulla singola persona cercando di cambiare stili di vita individuali.

In conclusione si tratta di proposta che risponde bene ai i criteri di buona prassi per le iniziative di un’amministrazione pubblica: beneficio per i dipendenti, i cittadini e l’ambiente, fattibilità tecnico organizzativa ed applicabilità, innovazione ed efficienza nell’utilizzo delle risorse.

 Pirous Fateh-Moghadam e Laura Ferrari, Azienda provinciale per i servizi sanitari (APSS) di Trento

Bibliografia

  1. McMichael AJ, Powles JW, Butler CD, Uauy R. Food, livestock production, energy, climate change, and health. The Lancet 2007; 370
  2. Tutti i dati di CO2 equivalenti e del consumo di acqua dei diversi alimenti sono tratti da: Barilla Center for Food and Nutrition. La doppia piramide: alimentazione sana per le persone, sostenibile per il pianeta [PDF: 7,8 Mb]
  3. Eurostat, Consumption of certain foodstuffs per inhabitant, kg per capita, Meat – Total (kg/head), 2000-2010.
  4. Friel S, Dangour AD, Garnett T, et al. Public health benefits of strategies to reduce greenhouse-gas emissions: food and agriculture. The Lancet 2009: 374.
  5. Donderdag Veggiedag, EVA
  6. Magdalena Hamm. Über den Tellerrand hinaus. Die Zeit, n°51, pag 39, 10.12.2009
  7. Segunda Sem Carne | Pelas Pessoas. Pelos Animais. Pelo Planeta.
  8. Meatless Monday
  9. Donnerstag Veggietag.de
  10. Venerdì vegetariano Freitag fleischfrei
  11. Ogni italiano percorre in media 12.200 km l’anno. Al Volante, 17.o3.2010
  12. Wikipedia: luna
  13. Wikipedia: piscina olimpionica

8 commenti

  1. Grazie ! Bella e documentata proposta !
    Però perchè non proporre: carne una volta sola alla settimana ?

    Il “meatless” è sano e sostenibile a casa o in mense aziendali, anche andando oltre al Monday !

    Però quando lo dice il Barilla center for food and nutrition, mi viene in mente il conflitto d’interessi…

  2. oltre a produrre danni ambientali avvertibili, documentabili e documentati, gli allevamenti prevalenti sono ambienti inanimali che producono sistematica sofferenza, e noi ci mangiamo la sofferenza?
    e mangiare la sofferenza fa male, è documentato.

  3. Iniziare con un giorno alla settimana è una proposta ragionevole, che si potrebbe estendere facilmente anche alle mense scolastiche – come esperimento concreto di educazione alimentare e ambientale, anche considerando i crescenti problemi di obesità giovanile, ed alle mense aziendali. Probabilmente, sarebbe ragionevole un accordo con i genitori, per le scuole, e con le maestranze, per le aziende. La proposta di Carlo di fare l’opposto – un giorno solo di carne alla settimana – appare, a mio vedere, irrealistica, nell’immediato: meglio procedere a piccoli passi, fino a quando non abbia raggiunto un’accettazione sociale ed una buona diffusione.

  4. Non sono vegetariano, mangio assai poca carne, Apprezzo molto i vegetariani.
    A Kampala visitai un tempio indu’, gentili mi fecero leggere la brochure dove si illustravano i miracoli del guru fondatore. Uno di essi era che di fronte ad una rete colma di pesci il guru fece in modo che si aprisse una falla e i pesci riuscirono a scappare. Mi venne in mente il miracolo ‘inverso’ di Gesu sul lago di Galilea.
    Fossi credente e fedele della Chiesa Cattolica mi batterei perche’ la ‘mia’ chiesa sostenga chi non mangia carne e quindi non uccide e fa soffrre gli animali. Per tanti motivi, per evitare sofferenza a creature di Dio, per ridurre lo spreco di risorse, inclusa l’acqua.
    Mah, credo proprio che i nostri nipoti mangeranno sempre meno carne, di certo andranno sempre meno in Chiesa ma sapranno essere piu’ giusti e coscienti.
    Massimo Serventi
    Dodoma

  5. Dal punto di vista nutrizionale-epidemiologico, alla bibliografia di potrebbe aggiungere “The Chyna study” di T. Colin Campbell et al.. di facile lettura.

  6. Lodevole iniziativa ma probabilmente per promuovere e sostenere scelte alimentari salutari e sostenibilità alimentare occorre anche altro. Riflettere (e invitare alla riflessione) sul concetto di “porzione” e sulle porzioni di prodotti di origine animale (…e nn solo!) effettivamente consumate nella giornata/settimana da bambini e adulti diventa in questo senso irrinunciabile.
    La ristorazione scolastica rappresenta indubbiamente un setting privilegiato per dare avvio a percorsi informativo-educativi dinamici, flessibili e creativi con la popolazione di riferimento su queste tematiche e a programmi alimentari (comprendenti certamente proposte esclusivamente “vegetali” ma anche “piatti unici” che ben consentono di contenere il consumo di prodotti di origine animale) che, a piccoli passi, sappiano lasciare quel segno positivo che incoraggia e sostiene l’adozione – serena, autonoma e responsabile – di stili alimentari improntati alla sobrietà, alla stagionalità, alla varietà e alla sostenibilità che indiscutibilmente conferiscono qualità ai tempi di vita di bambini e adulti.
    Ne sono convinta, fra libri e quaderni anche il pranzo fa scuola!

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