La formazione in Salute Globale. Le esperienze internazionali

Giuseppe Furia, Stefania Bruno, Serena Carovillano, Walter Ricciardi

A livello internazionale è sempre più condivisa la necessità di aggiornare l’attuale curriculum formativo delle professioni sanitarie con l’inserimento delle tematiche inerenti la Salute Globale. Lo dimostrano i nuovi piani studio che sono nati in molti Paesi: dalla Gran Bretagna alla Svezia, dalla Germania agli USA.


La Salute Globale (SG) è una disciplina emergente nel panorama internazionale, che pone attenzione all’analisi dello stato di salute e dei bisogni della popolazione, e alle influenze che esercitano i determinanti socio-economici, politici, demografici, giuridici ed ambientali, esplicitando le interconnessioni tra il processo di globalizzazione e la salute[1].

La SG riconosce alle forze sociali, economiche e politiche, un ruolo attivo, anche se non sempre direttamente rintracciabile, nel processo eziopatogenetico della malattia, inserendole così nella storia della patologia.

Nelle Facoltà Mediche si è assistito negli ultimi anni ad un crescente interesse nei confronti delle tematiche riguardanti la SG, dovuto soprattutto alla necessità di dover rispondere ai rapidi cambiamenti degli scenari geopolitici e socioeconomici su scala mondiale, che hanno impattato inevitabilmente sulla Salute delle popolazioni.

A livello internazionale è sempre più condivisa la necessità di aggiornare l’attuale curriculum formativo delle professioni sanitarie con l’inserimento delle tematiche inerenti la SG. Lo dimostrano i nuovi piani studio che sono nati in molti Paesi in tutto il mondo: Gran Bretagna, Svezia, Olanda, Irlanda, Spagna, Germania, USA, Canada, Cina e Giappone. Nella gran parte di questi Paesi le proposte nel settore accademico si sono concretizzate nell’arco di pochi anni. Sono nati numerosi Consorzi e Network Universitari Internazionali che collegano molteplici facoltà di medicina, europee e non, e che offrono diverse opportunità formative nel campo della SG (TropEd, European Academic Global Health Alliance, Asia-Pacific Academic Consortium for Public Health, etc.). Il confronto con la realtà internazionale risulta di fondamentale importanza, allo scopo di comprendere la concezione e l’evoluzione della SG, nonché l’offerta formativa nei corsi di Medicina e Chirurgia e altre professioni sanitarie.

 

In Gran Bretagna negli ultimi anni sono nate associazioni, studentesche e non, interessate alla SG, indipendenti o legate all’IFMSA (International Federation of Medical Students’ Associations). Un esempio di associazione studentesca è il Medsin, associazione degli studenti di medicina,  analogo del SISM (Segretariato Italiano Studenti di Medicina) in Italia. Un esempio di organizzazione non studentesca è il Medact, una ONG che oltre ad affrontare i temi di SG mettendoli al centro del dibattito politico internazionale, ha redatto nel 2002 un compendio di SG destinato a studenti di medicina e scienze infermieristiche (Global Health Studies: Proposals for medical and nursing undergraduate teaching)[2]. Inoltre nel 2000 a Londra l’interesse degli studenti per queste tematiche ha portato alla nascita dell’International Health and Medical Education Centre (CIHD). Questo propone due corsi di SG al secondo e al quinto anno delle Facoltà di Medicina ed ha redatto nel 2001 una guida su “Salute Internazionale e Sviluppo” destinata agli studenti di medicina; infine ha permesso la realizzazione del Bachelor of Science (BSc), titolo accademico aggiuntivo assegnato al termine del corso di laurea in Medicina agli studenti che intraprendono un ulteriore anno di studi per approfondire determinati argomenti, e diviso in tre moduli obbligatori, due facoltativi e un progetto finale. Le tematiche di tali corsi vertono sui concetti di sviluppo, povertà, disuguaglianze, politica di assistenza sanitaria, diritti umani e della salute, malattie infettive e salute materna, ed altri ancora. Tale progetto riceve un feedback positivo da parte degli studenti, che partecipano numerosi e con entusiasmo[3,4,5].

Sono da menzionare anche le numerose iniziative del Medsin, come il Global Health Education Project (GHEP), finalizzato a promuovere la SG nelle facoltà di medicina, a permettere la formazione di un database online carico di corsi interattivi e un forum per la condivisione di idee, e a promulgare linee guida sull’inserimento di queste tematiche nel core curriculum medico come indicato dal Royal College of Phisicians[6,7].

In Svezia al Karolinska Institute di Stoccolma, per due volte all’anno, si svolge un corso opzionale di cinque settimane, che è frequentato da oltre la metà degli studenti di medicina. Nelle prime tre settimane viene presentato il quadro socioeconomico, culturale e ambientale dei Paesi in cui gli studenti avranno l’opportunità di svolgere tirocini in paesi a risorse limitate nelle ultime due settimane. Anche tali corsi ricevono  un ottimo feedback da parte degli studenti. L’utilità di queste esperienze è rappresentata soprattutto dalla comprensione di un sistema sanitario che si dimostra ottimale non tanto per la quantità di risorse che utilizza, ma per la qualità della sua organizzazione[5]. Occorre inoltre citare il World Health Chart, strumento informatico gratuito e interattivo, nato nel 2001 dalla collaborazione di OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), Karolinska Institute, Università di Lund, Gapminder (organizzazione no-profit online sulla SG), con lo scopo di migliorare l’utilizzo dei dati di sviluppo globale e finalizzato allo scambio efficace di informazioni, al confronto degli indicatori di sviluppo e alla visualizzazione di dati e statistiche sullo sviluppo globale[8].

In Germania, sulle rilevanze di alcuni questionari somministrati agli studenti, si evince che i pochi corsi sulle tematiche di SG, caratterizzati invece da una bassa frequenza e da una conoscenza della materia scarsa da parte degli studenti, sono organizzati da associazioni studentesche e organizzazioni non governative. La mobilità all’estero è alta, senza però un’adeguata e preventiva preparazione[9]. Per questo motivo, nel 2006, il BVMD (Associazione Nazionale degli Studenti di Medicina in Germania, analogo quindi del SISM e del Medsin) ha dato vita al Globalization and Health Initiative (GANDHI). Tale iniziativa ha l’obiettivo di creare una piattaforma di base comune a tutti gli studenti di medicina con la quale poter discutere e condividere idee e conoscenze sui problemi sanitari mondiali e inserire la SG nel curriculum medico. Le attività di GANDHI si dividono in due aree complementari: l’area dell’azione e l’area della formazione. La prima offre agli studenti l’opportunità di impegnarsi attivamente su argomenti specifici di ricerca ed inerenti l’accesso alle cure di base. La seconda invece segue due approcci, la peer-to-peer education, che  rappresenta il cuore della formazione e dell’informazione, la piattaforma comune, composta da un ciclo di seminari live e on-line  riguardanti la SG, e il curriculum di Salute Globale. Quest’ultimo è supportato da due progetti: Didattica all’avanguardia, che ha come fine l’inserimento di nuovi corsi elettivi nelle trentasette facoltà di medicina tedesche; The elective pack, un programma simile al modello inglese di BSc, che propone un corso annuale di Laurea in “International Health” (con moduli obbligatori e opzionali) e diverse altre opportunità formative[10,11,12] .

Negli Stati Uniti e nel Canada negli ultimi dieci anni sono nati piani di studio, programmi, centri, dipartimenti e Istituti di Salute Globale in più di quaranta Università. Si è inoltre ampliato l’insegnamento di questa disciplina anche a facoltà non sanitarie. Molti Istituti sviluppano partnership con altre istituzioni americane e d’Oltreoceano per finanziare scambi bidirezionali e promuovere attività formative in merito alla SG. Esempi importanti sono: Università di San Francisco e Duke University che hanno istituito un “Master of Science” in SG; Università di Washington e di Seattle che hanno creato il “Dipartimento di Salute Globale”. Le università John Hopkins e della Virginia  hanno fondato un “Centro di Salute Globale”, con l’intento di proporsi come centro di risorse per le attività di SG, promuovendo anche programmi di educazione, borse di studio, Master e Dottorati[13,14].

In risposta a tutte queste iniziative, nel 2008 è nato il “Consortium of Universities for Global Health” (CUGH) al fine di promuovere, facilitare e rafforzare la crescita della SG come disciplina accademica e per favorire la condivisione dei loro programmi. Il consorzio ha poi permesso di censire tutte le facoltà di medicina statunitensi e canadesi per valutare le attività nell’ambito della SG. Per tale valutazione sono stati messi a confronto quattro caratteristiche: la collaborazione con altre università, gli investimenti ed i finanziamenti nei progetti, i programmi di istruzione e di ricerca, le partnership formalizzate, finalizzate alla ricerca o allo scambio di studenti[15]. Più del 70% delle facoltà possedevano almeno tre di queste caratteristiche.

Il Global Health Education Consortium (GHEC), costituito da operatori e studenti in campo sanitario, ha permesso invece di mappare i programmi di SG negli USA e in Canada: esistono 123 Istituti e 199 programmi relativi alla SG; negli Stati Uniti gli Istituti sono distribuiti maggiormente sui confini opposti del Paese (California e Stato di New York), in Canada soprattutto in Ontario[16]. In Canada quasi tutte le Facoltà hanno un corso di SG, mentre negli USA solo la metà.

In generale, rispetto a qualche anno fa, i programmi in questo campo hanno subìto un notevole incremento [16]. Il GHEC ha inoltre redatto nel 2009 il Global Health Essential Core Competencies che evidenzia quelli che dovrebbero essere gli ambiti di conoscenza dello studente di medicina e, per ciascuno di essi, specifica le “nuove” abilità/competenze.

Da questa review  appare chiaro come l’inserimento di queste tematiche nell’insegnamento medico sia un processo ormai avviato in molti Paesi e  rappresenta una priorità se si vuole evitare una nuova generazione di medici con una debole vis politica e inconsapevoli dell’influenza che la globalizzazione ha sulla salute. Grazie anche al feedback positivo degli studenti e alla loro domanda formativa, i corsi, le piattaforme online, i forum e le ONG in SG sono aumentati in pochi anni in modo esponenziale, così come le risorse e la sensibilizzazione da parte degli studenti di medicina e non solo.

Alcuni spunti di riflessione emergono dalla presente analisi sull’offerta formativa internazionale: la SG viene intesa in modo univoco? Perché nessun curriculum dei corsi di Laurea in Medicina è stato definitivamente aggiornato con queste tematiche? Basta la sola forza degli studenti e delle ONG a perseguire questo obiettivo?

E’ auspicabile che le future generazioni di professionisti sanitari siano adeguatamente formate su tali tematiche, in modo da poter influire sulla salute del singolo e delle comunità, riappropriandosi del loro ruolo fondamentale che le vede promotrici di  un cambiamento sociale mirato alla riduzione delle diseguaglianze in salute.

Giuseppe Furia, Stefania Bruno, Serena Carovillano, Walter Ricciardi, Istituto di Igiene-Università Cattolica di Roma

Bibliografia

  1. Civitelli G, Silvestrini G, Carovillano S, Rinaldi A, Bodini C, Bruno S, Marceca M, Tarsitani G, Ricciardi W e Rete Italiana Per l’Insegnamento della Salute Globale (RIISG). La rete italiana per l’insegnamento della Salute Globale: attualità e prospettive. Medici Manager  2010; 2: 14-19.
  2. MEDACT, Global Health Studies: Proposals for medical and nursing undergraduate teaching [PDF: 750 Kb]. Ultima visita 21 Febbraio 2012.
  3. University College of London (UCL), Center for International Health and Development (CIHD).  Undergraduate Teaching Programme. Ultima visita 21 Febbraio 2012.
  4. University College of London, Center for International Health and Development. The medical student’s guide to essential international health and development [PDF: 650 Kb]. Ultima visita 21 Febbraio 2012.
  5. Yudkin JS, Bayley O, Elnour S, Willott C, Miranda J. Introducing medical students to global health issues: a Bachelor of Science degree in international health. Lancet  2003;362:822-24. Education doctors for world health. The Lancet 2001;358(9292).
  6. Medsin, Global Health, local issue. Ultima visita 21 Febbraio 2012.
  7. Royal College of Physicians, Policy Statement 2010.How doctors can close the gap. Tackling the social determinants of health through culture change, advocacy and education [PDF: 420 Kb]. Ultima visita 21 Febbraio 2012.
  8. World Health Chart, Gapminder. Ultima visita 21 Febbraio 2012.
  9. Bozorgmehr K, Schubert K, Menzel-Severing J, Tinnemann P. Global Health Education: a cross-sectional study among German medical students to identify needs, deficits and potential benefits. BMC Med Educ 2010; 10(67): 1-19
  10. BMVD. Gandhi, Global Health. Ultima visita 21 Febbraio 2012.
  11. GANDHI. A career in the field of International Health. How to become an expert – while still studying (medicine) [PDF: 675 Kb]. Ultima visita 21 Febbraio 2012.
  12. BVMD German Medical Students Association; Lehre am Puls der Zeit Global Health in der medizinischen Ausbildung. Ultima visita 21 Febbraio 2012.
  13. Quinn TC; The Johns Hopkins Center for Global Health: transcending borders for world health. Acad Med 2008;83(2):134-42.
  14. Lorntz B, Boissevain JR, Dillingham R, et al. A trans-university center for global health. Acad Med 2008;83(2):165-72.
  15. Merson MH, Chapman Page K. The dramatic expansions of university engagement in global health, Implications for U.S. Policy; A Report of CSIS Global Health Policy Center; April 2009.
  16. Lorntz B, Guerrant RL, Deckelbaum R. Global Health Education in US & Canadian Universities and Colleges. Global Health Ethics and Human Rights: Practical Applications to Multicultural Health Issues Here and Abroad [PDF: Kb]. 17th Annual GHEC Conference 2008 April 3; Sacramento, California. Ultima visita 21 Febbraio 2012.

4 commenti

  1. Complimenti! Conoscere e confrontarci con le esperienze degli altri paesi è sicuramente uno stimolo importante per ‘radicare’ le tematiche correlate alla Salute Globale nei percorsi formativi (sanitari e non solo)delle nostre Università.
    L’esperienza di questi ultimi 5 anni (in cui all’Università Sapienza ho proposto Corsi ADE, cioè a partecipazione volontaria, aperti a medici, infermiei, ostetriche, terapisti della riabilitazione e assistenti sociali) ha mostrato che gli studenti sono molto interessati ad approfondirle.

  2. Avevo visto presentare questo dati ma questo testo mirato e ben scritto è un importante riferimento e apre di più gli orizzonti di tutti quelli che lavorano per la formazione in Salute Globale

  3. visto il pesante condizionamento dei determinanti sociali della salute esercitano in ogni contesto ambientale e sociale nei vari paesi del mondo,riterrei strategico che l’argomento della salute globale, sia diffuso ed inserito nel contesto curriculare delle facoltà economiche e nei relativi corsi masters.

  4. Complimenti! La grande forza propulsiva che ci spinge a diffondere l’insegnamento e l’aggiornamento in SG risiede nella partecipazione entusiasta degli studenti (bisogna insistere anche nelle facoltà non mediche) e nell’impegno della RIISG, rete informale attiva da due anni su più fronti. Ma non bastano studenti, ONG e reti! Gli Istituti accademici che ci guidano devono conseguire il risultato finale ai livelli di potere e di competenza propri, per fare della SG una disciplina obbligatoria nella formazione dei futuri operatori sanitari. E sono certo che ce la faremo!

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