Chi dà e chi prende

Angelo Stefanini

Un Rapporto della New Economics Foundation demolisce alcuni miti riguardo a salario e valore prodotto, dimostrando innanzitutto che non esiste una relazione diretta tra compenso economico ed effetto sociale.


Ci troviamo nel bel mezzo della crisi economica più profonda dell’ultimo secolo. Eppure proprio coloro, come banchieri e speculatori, che sono ritenuti in gran parte responsabili della tragedia di milioni persone ricevono stipendi e gratifiche astronomiche. E ciò sta avvenendo in un momento in cui le disuguaglianze economiche stanno approfondendosi in modo vergognoso a causa della crescente concentrazione di ricchezza nelle mani di pochissimi. Viene da chiedersi se questi privilegiati che si arricchiscono in modo talmente sproporzionato rispetto alla maggioranza della popolazione svolgano davvero un lavoro che contribuisce in maniera altrettanto rilevante al bene dell’intera società. La stessa Costituzione italiana all’art. 36 recita: “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro…”. È davvero quello che succede nella pratica? Come fare per valutarlo?

Un Rapporto della New Economics Foundation (NEF)[1] ha utilizzato una tecnica familiare agli economisti (‘Social Return on Investment Analysis’[2]) per quantificare il valore sociale, ambientale ed economico prodotto (o messo in pericolo) da alcuni lavori e professioni. Le domande cui rispondere sono le seguenti: di là da un concetto limitato di produttività economica, quali effetti ha il nostro lavoro sul resto della società? Il riconoscimento economico che riceviamo è davvero proporzionato a tale impatto? Coloro che guadagnano di più contribuiscono effettivamente in misura maggiore al bene della società?

Il Rapporto prende in considerazione sei differenti tipi di attività lavorative, sia nel settore pubblico sia in quello privato. Tre lavori (addetto alle pulizie in ospedale, operatore ecologico e assistenti d’infanzia) sono pagati poco. Gli altri tre (banchiere d’investimento, pubblicitario e commercialista) sono pagati molto.

I banchieri delle banche d’investimento sono tra i soggetti che godono dei maggiori guadagni nel mondo economico. Tuttavia gli introiti che ottengono e i profitti che realizzano hanno costi altissimi a causa dei dannosi effetti sociali procurati dal funzionamento perverso del mondo dell’alta finanza. Lo studio della NEF ha rilevato che anziché’ essere ‘creatori di ricchezza’, questi banchieri sono lautamente rimunerati per portare il sistema finanziario globale al collasso. Se da una parte guadagnano cifre che vanno dai 500 mila ai 10 milioni di sterline[3] all’anno, dall’altra essi distruggono il corrispondente di 7 sterline di valore sociale per ogni sterlina che intascano.

Prendersi cura dei bambini rappresenta senz’altro una delle occupazioni più importanti sia per le famiglie sia per la società nel suo complesso. Oltre a prestare un servizio fondamentale per le famiglie, le assistenti d’infanzia forniscono ai genitori un’opportunità di guadagno consentendo loro di continuare a lavorare. Esse procurano anche vantaggi sociali nella forma di opportunità di apprendimento offerte ai bambini fuori dalla famiglia. Per ogni sterlina del salario che ricevono, esse generano tra 7 e 9,5 sterline di benefici per l’intera società.

Nonostante il ruolo dell’agente pubblicitario di alto rango occupi un elevato status sociale, il suo impatto complessivo è sempre stato un argomento controverso. La pubblicità, infatti, incoraggia a spendere e a indebitarsi, può creare aspirazioni insaziabili alimentando sentimenti di insoddisfazione, inadeguatezza e stress. Nel suo modello economico lo studio della NEF ha stimato la quota di danno sociale e ambientale causato dal sovraconsumo attribuibile alla pubblicità: con una retribuzione che può andare da 50 mila a 12 milioni di sterline all’anno, i pubblicitari più affermati distruggono 11 sterline di valore sociale per ogni sterlina che guadagnano.

Gli addetti alle pulizie degli ospedali svolgono un ruolo vitale per il buon funzionamento delle nostre strutture sanitarie. Essi non soltanto puliscono gli ospedali e contribuiscono a mantenere alti gli standard d’igiene che ci proteggono dalle infezioni, ma contribuiscono anche a migliorare globalmente la salute. L’importanza di questi lavoratori delle pulizie è spesso sottostimata e sottovalutata considerando quanto sono retribuiti e il modo in cui sono in genere trattati. Lo studio della NEF ha calcolato tuttavia che per ogni sterlina di salario che ricevono il loro lavoro produce un valore sociale pari a oltre 10 sterline.

Stabilire il giusto ammontare delle tasse da pagare rappresenta un compito da specialisti e spesso richiede un supporto professionale, quello del commercialista. Tuttavia l’unico scopo di alcuni commercialisti lautamente pagati è di aiutare ricchi individui e aziende facoltose a pagare meno tasse possibile. Lo studio ha evidenziato che i benefici per la società prodotti da queste attività contabili sono praticamente nulli. Ogni sterlina di tasse dovute che non viene pagata è una sterlina che altrimenti avrebbe potuto essere impiegata dallo Stato a scopi sociali. Nel computo della NEF, con un reddito tra i 75 mila e i 200 mila sterline annuali un commercialista di questo tipo distrugge un valore sociale di 47 sterline per ogni sterlina che incassa.

Gli operatori ecologici svolgono una serie di lavori diversi che riguardano la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti. Quando essi sono riciclati anziché essere inviati a inceneritori o in discariche, le emissioni di carbonio sono ridotte in modo rilevante. Esiste inoltre un valore in se’ nel riusare i beni e questo aspetto è stato tenuto in considerazione e calcolato nello studio. Il modello della NEF ha stimato che ogni sterlina del salario dall’operatore ecologico produce un valore sociale corrispondente a 12 sterline.

Cio’ che vogliono farci credere

Questo Rapporto demolisce alcuni miti riguardo a salario e valore prodotto, dimostrando innanzitutto che non esiste una relazione diretta tra compenso economico ed effetto sociale. Questo parallelo non consiste soltanto in un esercizio intellettuale, ma rimanda a importanti considerazioni riguardo a come la nostra società e la nostra economia sono strutturate. Gli incentivi economici sono ovviamente molto efficaci nel condizionare i comportamenti. Tuttavia spesso tendiamo paradossalmente ad assegnarli soprattutto alle professioni più costose per la società e per l’ambiente.  Ciò tende a promuovere atteggiamenti indesiderabili e, allo stesso tempo, a scoraggiare attività meritevoli. Il Rapporto della NEF si sofferma inoltre a smontare uno per uno i principali miti della società capitalistica moderna.

Uno di questi miti è che il settore privato sia per definizione più efficiente di quello pubblico. Questa convinzione ha motivato la crescita delle cosiddette ‘esternalizzazioni’ di servizi pubblici a fornitori privati utilizzate per giustificare minori costi unitari (e salari più bassi). Tuttavia prezzi inferiori sono a volte ottenuti a costo di una peggiore qualità del servizio, il che suggerisce che pagare salari più alti sarebbe in fondo più efficiente.

Il mito che i ricchi contribuiscono in misura maggiore alla società è facile da smontare considerando quanto meno tasse essi paghino in proporzione e la percentuale di tassazione indiretta e regressiva come l’IVA. È ben dimostrato inoltre che il ricco in proporzione da’ di meno in beneficenza rispetto al più povero.

Altro mito infondato è che i grandi manager sarebbero pagati in base alla loro efficienza. Nel 2008 per esempio le principali imprese britanniche hanno perso almeno un terzo del loro valore mentre i rispettivi dirigenti hanno ottenuto un aumento medio dei propri stipendi di circa il 10%! Studi empirici hanno inoltre dimostrato che le retribuzioni dei manager sono strutturate in modo da servire i loro stessi interessi finanziari, e non quelli degli azionisti.

Una perla della narrazione convenzionale è che non siano tanto le differenze di reddito che contano purché la povertà sia eradicata. Ovviamente la povertà estrema è inaccettabile. Tuttavia è sempre più evidente che non è soltanto il livello di povertà assoluta ma le disuguaglianze socio-economiche che contribuiscono a creare problemi sociali come criminalità, malattie, e uso di sostanze. Insomma, le società più egalitarie stanno meglio[4]. Concentrandoci troppo nel migliorare le condizioni dei più poveri ci siamo dimenticati delle disuguaglianze che stanno alla base di quella che è diventata una società profondamente divisa e sempre meno felice.

Conclusione

Questo Rapporto non intende prendersela con nessuno dei lavori più lautamente pagati che prende in esame. Nè suggerisce semplicemente che chi guadagna di meno dovrebbe guadagnare di più. La considerazione che viene fatta è assai più complessa e riguarda il rapporto che dovrebbe esistere tra quanto veniamo pagati e il valore che il nostro lavoro genera per l’intera società. Per agire sulle implicazioni di una tale analisi è necessario superare le profonde barriere strutturali che ostacolano in primo luogo il passaggio dall’attuale sistema economico basato sulla crescita a un altro più sostenibile ed equo. La posta in gioco è molto alta: in mancanza di un meccanismo di controllo gli autori del Rapporto del NEF ritengono che l’attuale sistema economico rischi di estromettere proprio quegli aspetti della vita che le persone considerano i più importanti. Una tassazione maggiormente progressiva è forse l’intervento più significativo ed efficace che gli autori raccomandano.

Angelo Stefanini, Centro Salute Internazionale, Università di Bologna

Bibliografia

  1. A Bit Rich. Calculating the real value to society of different professions. 
  2. Wikipedia. Social return on investment
  3. Cambio al 15 maggio 2012:  1 Sterlina Inglese =  1.2422 Euro.
  4. Materia E. Perché le società più egualitarie stanno meglio. Saluteinternazionale.info, 18.05.2009

4 commenti

  1. Avevo letto A Bit Rich quando è uscito, circa un anno fa se ben ricordo, forse più. Mi ero ripromesso di farne un post, o un commento di qualche tipo da rendere disponibile per il lettore italiano; mi sembrava importante. L’avevo perciò messo nella lista delle cose da fare (e avevo lasciato il documento nella relativa directory sul mio computer). Poi me n’ero dimenticato, sovrastato da altri impegni. Ringrazio quindi Angelo per aver conservato il documento e per aver fatto ciò che io non sono riuscito a fare. E averlo fatto bene, facendoci ricordare (intendo dire a noi medici che lavoriamo o abbiamo lavorato in ospedale) quanto sia importante il ruolo dell’addetto alle pulizie.

  2. Caro Angelo,
    non ci sentiamo da tempo immemorabile e oggi ho letto il tuo importante pezzo. Grazie! Come da tua bibliografia, ho letto anche “A bit rich”.
    La segnalazione mi è stata inviata da mio figlio Lorenzo che lavora come epidemiologo al Burlo.
    Le altissime remunerazioni non sono casuali ma funzionali (Gramsci direbbe “organiche”) a quello che viene fatto a vantaggio di chi gioca con la finanza: un’idea o un’informazione che manda sul lastrico 5000 operai o, peggio, mette alla fame un intero Paese, specie in Africa, ma fa raddoppiare, triplicare… capitali in poco tempo, viene premiato “adeguatamente”.
    Quello che ancora pochi capiscono è che lì sta il nemico, un nemico che solo raramente, extrema ratio, usa armi da guerra convenzionale ma non fa meno male alla gran parte dell’umanità.
    Ancora grazie. Un caro saluto,
    Gregorio Monasta

  3. È la prima volta che scrivo ad un blog. Ma il sentimento di gratitudine è tale che non posso esimermi dal farlo.
    Era un argomento sempre affrontato nei dibattiti e nei seminari di salute internazionale ed altro, ma ora rinvenuto ed esposto in modo didattico.
    Grazie davvero
    Roberto Riedo

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