Vescovi americani, nuovi talebani

Gavino Maciocco

La campagna contro la contraccezione organizzata dall’episcopato statunitense rappresenta forse il punto di non ritorno verso l’abisso della totale perdita di credibilità  per un’Istituzione sempre più sommersa dagli scandali e sempre più distante dai problemi quotidiani delle famiglie e delle persone.

 

Il 20 gennaio 2012 il governo americano ha emanato una norma che obbliga le assicurazioni sanitarie  – comprese quelle offerte da ospedali, università e organizzazioni cattoliche – a fornire gratuitamente farmaci e mezzi contraccettivi (vedi post Obama i vescovi e la contraccezione).

La reazione della gerarchia cattolica è stata di immediata chiusura: “È la prima volta che il governo americano si permette di forzare individui e organizzazioni a comprare un prodotto che viola la loro coscienza”, ha tuonato l’arcivescovo Timothy Dolan, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti. E ha aggiunto: “Questo non dovrebbe accadere in un Paese dove la libertà di religione è nel primo comandamento della Costituzione”.

Lo scontro è diventato subito politico, visto l’approssimarsi della scadenza elettorale (novembre 2012). “Questa non è una questione di un diritto delle donne – ha affermato  la senatrice repubblicana Kelly Ayotte – , è un problema di libertà religiosa”.  Jay Carney, portavoce di Obama, ha ribattuto: “Deve essere chiaro: noi siamo impegnati, il presidente è impegnato, a garantire che le donne abbiano accesso alla contraccezione senza pagare alcun costo, indipendentemente da dove lavorano”.

Tuttavia, Obama si è mostrato sensibile alle pressioni della gerarchia cattolica e nel febbraio scorso ha deciso di modificare parzialmente la norma: nel caso delle istituzioni religiose, saranno le compagnie di assicurazione, e non più i datori di lavoro, a offrire gratuitamente alle donne l’assistenza per i contraccettivi. Per le utenti non cambia nulla perché potranno richiedere all’assicurazione l’erogazione gratuita dei contraccettivi, mentre il datore di lavoro cattolico non è coinvolto nell’operazione.

Il compromesso non è servito ad ammorbidire le posizioni dell’episcopato statunitense che ha organizzato una campagna di protesta della durata di due settimane – dal 21 giugno al 4 luglio – dal titolo “Fortnight for freedom” (“F4F”).  Secondo l’agenzia Catholic News Service, la campagna sarà un periodo di preghiera, educazione e azione per spiegare perché le norme del governo sulla contraccezione siano immorali e violino la libertà religiosa.

Il BMJ nel riportare con grande rilievo questa notizia, fa notare che un recente sondaggio Gallup ha rilevato che per l’89% della popolazione generale USA e per l’82% dei fedeli cattolici  la contraccezione è moralmente accettabile[1]. Il mondo cattolico si è quindi diviso con una parte di esso che considera la campagna promossa dai vescovi una cosa semplicemente ridicola (“Nobody’s religious freedom is at stake. That’s just ridicolous”)[2]. Peraltro la norma del governo è stata firmata dal ministro della sanità, Kathleen Sebelius, una cattolica praticante.

Tra i vari aspetti sconcertanti della vicenda c’è l’appropriazione da parte dei vescovi USA di alcuni brani dei discorsi di Martin Luther King, come questo: “Certe leggi ingiuste impongono tali ingiustizie sugli individui e sulle organizzazioni che disobbedire alle leggi può essere giustificato. Ogni sforzo deve essere fatto per abrogarle”.  King, notoriamente, si riferiva alle leggi che imponevano la segregazione razziale, e contro le quali si è battuto fino alla morte.  Utilizzare i  sermoni di King  per la battaglia contro la contraccezione è francamente rivoltante, se si pensa con quanta riluttanza i vescovi cattolici americani si sono espressi contro la segregazione razziale, e la condanna è arrivata (tardivamente) dopo una lunga fase storica in cui il segregazionismo razziale era accettato e praticato all’interno delle stesse parrocchie. Ancora nel 1968 un folto gruppo di sacerdoti afro-americani dichiarava: “La Chiesa cattolica negli Stati Uniti è in larga parte un’istituzione bianca razzista”.

Ma non c’è solo Obama nel mirino dei vescovi statunitensi – e l’obiettivo politico a pochi mesi dalle elezioni presidenziali è fin troppo evidente -, c’è anche l’associazione che raccoglie l’80% delle suore americane, Leadership Conference of Women Religious, troppo attenta – secondo l’episcopato – ai temi dei diritti civili e troppo favorevole alla riforma sanitaria di Obama.  La questione è stata portata all’attenzione del Vaticano dove la Congregazione  per la dottrina della fede ha concluso i lavori affermando che le suore sono colpevoli di sostenere “certi temi radicali femministi incompatibili con la dottrina cattolica”.  L’organizzazione è stata per questo commissariata e affidata alle cure di una commissione di tre vescovi.

La decisione del Vaticano è avvenuta unicamente sulla base di documenti scritti, senza il minimo confronto tra le parti, senza alcun contraddittorio.  “Suore di grandissima preparazione e esperienza, donne competenti, laureate in teologia, amministratrici di ospedali, direttrici di scuole superiori sono state trattate come bambine”, ha affermato Christine Schenk al New York Times[3].

Sono note le ossessioni sulla morale sessuale delle gerarchie cattoliche, così perniciose per la salute delle persone, soprattutto delle donne, e così lontane dal senso comune della popolazione, inclusi i fedeli, ma questa campagna talebana contro la contraccezione organizzata dall’episcopato statunitense rappresenta forse il punto di non ritorno verso l’abisso della totale perdita di credibilità  per un’Istituzione sempre più sommersa dagli scandali e sempre più distante dai problemi quotidiani delle famiglie e delle persone.

Chissà se le gerarchie vaticane, se i componenti delle conferenze episcopali dei vari paesi, hanno avuto modo di leggere (o avranno intenzione di farlo) un recente rapporto delle Nazioni Unite sul tema della contraccezione nei 69 paesi più poveri del mondo.  In questi paesi  è in aumento il numero delle donne (162 milioni)  che volendo evitare una gravidanza non hanno accesso ai contraccettivi più sicuri.  Le stime dicono che nel 2012 qui si verificheranno 80 milioni di gravidanze non volute con 30 milioni di nascite non pianificate,  40 milioni di aborti volontari e 10 milioni di aborti spontanei. Ancora: 291 mila donne moriranno per cause connesse con la gravidanza e il parto; di queste donne 104 mila non avrebbero voluto rimanere gravide[4].

 

Bibliografia

  1. Tanne JH. US Catholic bishops mount two week national anticontraception campaign. BMJ 2012; 344:e4255
  2. Bradley Hagerty B. Bishops Launch 2-Week Campaign Against Health Law.  NPR, 21.06.2012.
  3. Goodstein L. American Nubs Vow to Fight Vatican Criticism. NYTimes.com, 1.06.2012.
  4. Gulland A. “Poorest of the poor” cannot access contraceptive services, report finds. BMJ  2012;344:e433922 June 2012

2 commenti

  1. è sconcertante che l’episcopato non utilizzi altrettanto rigore verso i religiosi autori di atti di pedofilia! si conferma una doppia morale insopportabile!

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