La sanità secondo Beppe Grillo

di Gavino Maciocco

Beppe Grillo spara uno sfondone dietro l’altro su cose troppo serie, come Africa e Aids. La Lega italiana per la lotta contro l’Aids gliene chiede conto, ma lui non risponde.  La lezione del Sudafrica.

Le regole di uno spettacolo comico sono semplici:

  1. Il pubblico paga il biglietto per distrarsi e farsi quattro risate
  2. Il comico le spara più grosse che può per fare divertire il pubblico
  3. Il pubblico ride ed è soddisfatto
  4. Il comico passa a ritirare il suo cachet e tutti vanno a casa felici e contenti.

Ma se quel comico si butta in politica, fonda un partito che raccoglie un discreto consenso e che alle prossime elezioni politiche potrebbe essere presente in parlamento con un notevole numero di deputati e senatori, allora gli spettacoli comici (anche quelli passati) assumono un significato diverso.  Un significato politico, appunto.

In uno spettacolo del 2000 di fronte a una vasta platea di gente che ride Grillo parla di cose serie, serissime, ovvero di Africa e di Aids, sparando uno sfondone dietro l’altro (tanto la gente non sa e se la ride, chi se frega?). Forse per far colpo sulla platea lancia l’idea shock: l’AIDS non è causato dal virus HIV.

Questa teoria “negazionista” fu sostenuta dal biologo americano Peter Duesberg (che non ha mai vinto il Nobel, come sostenuto da Grillo) alla fine degli anni 90.  Una teoria priva di qualsiasi valore scientifico, ma poiché il governo sudafricano (come vedremo in seguito) mostrava di prenderla sul serio l’intera comunità scientifica che si occupava di AIDS (compresi diversi “veri” premi Nobel), riunita in congresso proprio in Sudafrica nel luglio del 2000, decise di confutarla  punto per punto (vedi Dichiarazione di Durban).

Il video di quello spettacolo ha continuato a circolare per anni e la teoria, definitivamente screditata, ha fatto comunque proseliti  al punto che Alessandra Cerioli, presidente della Lila (Lega italiana per la lotta contro l’Aids), ha sentito la necessità di rivolgersi al promotore del M5S:  “Le scriviamo  perché crediamo che sia venuto il momento di chiedere una sua chiara, aggiornata e seria presa di posizione sul tema Hiv/Aids, dato che il suo nome viene molto sbandierato, grazie a un suo spettacolo di qualche anno fa, in innumerevoli e-mail che riceviamo e post che affollano siti e social network nostri e altrui, compreso il suo blog. Siamo perfettamente consapevoli che lo spettacolo teatrale di un comico, che si avvale di un particolare linguaggio, chiamiamolo iperbolico, non equivale a un programma politico. Altrettanto però non si può dire di parecchi suoi attuali estimatori, che quello spettacolo lo stanno usando contro di noi e contro il buonsenso. Quella, del resto, resta l’unica sua forte, esplicita, pubblica presa di posizione sull’argomento Hiv/Aids: in appoggio alle ipotesi negazioniste. Che oggi vengono riproposte, e con rinnovato vigore, anche facendosi forza della sua sottoscrizione”.

La lettera della Cerioli  è del 17.05.2012 e non risulta che finora sia giunta una qualche risposta.

Il silenzio di Grillo e del M5S sul negazionismo su HIV/Aids è chiaramente un caso politico. Come politico è il precedente caso sudafricano, su cui le platee (non più ridenti, si spera) di sostenitori di Grillo dovrebbero riflettere.  Ascoltate questa storia.

1997. Sudafrica.  L’epidemia di Aids sta devastando il paese: circa 3 milioni di persone infettate da HIV e centomila morti l’anno.  Sono da poco in circolazione farmaci molto efficaci contro il virus (antiretrovirali), ma molto costosi (oltre 10 mila dollari l’anno per singolo trattamento) e protetti dal brevetto, quindi inaccessibili alla popolazione. Nelson Mandela promulga una legge – Medical Act –  che consente la produzione locale o l’importazione di farmaci in deroga alle norme sui brevetti (e quindi a un costo decisamente inferiore). I presidenti delle 39 più grandi industrie farmaceutiche – Big Pharma – mobilitano un esercito di avvocati e avviano un’azione  legale che blocca l’applicazione della legge, sostenendo che questa concederebbe al ministero della Sanità sudafricano poteri arbitrari e in violazione di tutti gli accordi internazionali sul commercio. A fianco di Mandela e del Sudafrica si schiera l’opinione pubblica mondiale. “Portare Mandela sul banco degli imputati, che errore” scrive il Washington Post. Molte organizzazioni umanitarie lanciano campagne di boicottaggio dei prodotti delle case farmaceutiche. “Big Pharma uscirà comunque perdente da questo processo”, scrive il Financial Times.

2001. Le pressioni internazionali, e il relativo crollo d’immagine, inducono Big Pharma  a ritirarsi dal processo e sanciscono una storica vittoria contro gli interessi commerciali nel campo della salute.  Una vittoria inutile.  Quattro anni di battaglie in difesa dei diritti umani dilapidati dalla politica criminale del successore di Nelson Mandela, Thabo Mbeki.

Thabo Mbeki infatti, appena insediato alla presidenza del Sudafrica (1999) abbracciò senza riserve la teoria negazionista riguardo alle origini dell’AIDS. Tale teoria, infondata e scientificamente screditata, negava ogni connessione causale tra HIV e AIDS, negava cioè che quel virus fosse la causa della malattia.  La naturale conseguenza fu quella di considerare inutile e addirittura dannosa la cura dell’AIDS con farmaci antiretrovirali.

Scrisse al riguardo Nicholas B. Kristof sul New York Times: “Il Presidente del Sudafrica, Thabo Mbeki, ha perseguito per anni una disgraziata politica di crescenti dubbi sul fatto che l’Hiv fosse la causa dell’Aids e di incertezza sulle scelte di fondo su come affrontare la crisi. Anche ora – sebbene Mr. Mbeki abbia fatto marcia indietro – gli ammalati di Aids trovano ostacoli ad essere curati a causa dei dubbi che Mr. Mbeki ha seminato. L’insipiente ostruzionismo di Mr. Mbeki ha ucciso incomparabilmente molti più sudafricani di ogni altro leader ai tempi dell’apartheid. Il Sudafrica ha annunciato quest’anno l’inizio del trattamento con anti-retrovirali dei pazienti affetti da Aids. Ci crederò quando vedrò. È imperdonabile che il paese africano con le migliori infrastrutture sanitarie sia quello con il più alto numero di persone infettate e malate – e che nel 2003 queste debbano morire senza trattamento”.

Tre anni dopo, nel 2006, Stephen Lewis, inviato speciale delle Nazioni Unite per Hiv/Aids in Africa, affermava: “Il Sudafrica è l’unico paese africano il cui governo è tanto ottuso, dilatorio e negligente nell’introdurre il trattamento antiretrovirale. È l’unico paese africano il cui governo continua ad avanzare teorie più degne di una setta lunatica, che di uno stato preoccupato dei bisogni della sua popolazione. Sono dell’opinione che essi non potranno mai essere redenti”.

Il programma pubblico per il trattamento anti-retrovirale è stato introdotto in Sudafrica con colpevole e ingiustificato ritardo ma fino alla fine del suo mandato, nel 2008, Il ministro della sanità del governo Mbeki, Manto Tshabalala-Msimang – soprannominata “Dr beetroot” (Dottor barbabietola) – ha continuato a raccomandare il ricorso ad ortaggi vari per curare l’AIDS. Suscitando lo sdegno di Desmon Tutu, pastore protestante, premio Nobel per la Pace: “Noi stiamo giocando con la vita delle persone, con la vita di madri che non sarebbero morte se avessero potuto disporre dei farmaci. Se le persone vogliono l’aglio dateglielo, ma smettiamo di giocare. Smettete di discutere sull’aglio”.

 

18 commenti

  1. Aggiungerei al bell’articolo di Maciocco che purtroppo Grillo fino ad oggi ha molto spesso fatto da cassa di risonanza a molte teorie complottiste. Sempre in ambito sanitario, se é fatto spesso portavoce di gruppi anti-vaccinisti. Il meccanismo comunicativo é sempre lo stesso: dare notizie (infondate o raccolte su internet), spararla grossa, individuare il nemico corrotto e foraggiato da Big Pharma, etc. etc.
    Per presentarsi come possibile alternativa politica certe posizioni devono essere al piú presto chiarite. Cosa farebbe un Ministro della Sanitá grillino? Metterebbe in discussion e il programma vaccinale italiano? Mi piacerebbe saperlo prima delle elezioni.

    1. Grazie per questa importante pubblicazione. Mi aggiungo al commento precedente per sottolineare l’importanza di continuare a difendere la corretta informazione scientifica dalle manipolazioni demagogiche. Come mamma e come medico, con l’esperienza di entrambi i ”ruoli” dalla parte sviluppata e da quella in via di sviluppo del mondo, mi sono trovata recentemente a combattere la disinformazione scientifica in materia di vaccini proposta e sostenuta dal Movimento 5 Stelle. E’ piuttosto sconfortante tuttavia osservare quanta credibilità riesca a guadagnare nella gente, rispetto alle fonti scientifiche accreditate e quanto pericoloso possa essere nel momento in cui, proprio su queste basi, si fonda una proposta politica.

  2. Lo spettacolo di Beppe Grillo si è tenuto nel 2000 e non nel 2008, come inizialmente indicato. Per questo il testo è stato in piccola parte modificato.

  3. per 25 anni ho combattuto nel campo del volontariato contro droga e Aids, ho perso un figlio a causa di questi problemi,sono riuscita a fare abolire la legge napoleonica che faceva avvolgere le salme dei morti di malattie infettive soltanto con un lenzuolo imbevuto di sostanze disinfettanti che per la mia città era la candeggina, privandoli della dignità anche dopo morti. Ho scritto un libro: Droga – la Caporetto italiana. se il “signor” Grillo volesse scorrerlo vi troverebbe il nome dei tanti morti per Aids.
    per me, lui è solo un comico che fa ridere i creduloni e gli ignoranti che in Italia sono purtroppo tanti.

  4. Piu’ che un commento. E’ un articolo che scrissi quando Al Gore ricevette il Nobel per la Pace. E inquadra la situazione di cui parla Gavino Maciocco con qualche particolare in aggiunta a quanto raccontato da lui:
    http://mondo.panorama.it/Ma-che-c-entra-Al-Gore-con-la-pace.

    “Panorama” il 21/10/2007
    “Caro vicepresidente Gore, le scriviamo per stigmatizzare le pressioni che sta mettendo in atto contro il popolo del Sud Africa che combatte per avere accesso ai farmaci essenziali… Come vicepresidente degli Stati Uniti lei è nella posizione di fare molto bene o molto male al mondo. Agli elettori americani presto si chiederà di decidere se sarà lei il prossimo presidente. Per favore ci dica perché dovrebbero sceglierla”.
    Era l’agosto del 1999. A firmare questa lettera ad Al Gore, ex vicepresidente degli Usa, insignito ora del premio Nobel per la pace, ci sono fra gli altri Bernard Pécoul e Joelle Tanguy, di Medici senza frontiere (Msf), organizzazione cui venne dato il Nobel per la pace proprio quell’anno. Un riconoscimento all’impegno profuso, al contrario di Gore, per l’accesso ai medicinali ai paesi del Terzo mondo: il milione di dollari del Nobel fu interamente devoluto allo sviluppo di questa campagna. Senza entrare nel merito dei contenuti del documentario An Inconvenient Truth, una verità scomoda, bocciato dall’Alta corte di Londra perché contiene più di una “inesattezza”, viene da chiedersi secondo quali criteri vengono decisi i Nobel per la pace.
    “Possiamo riconoscere a Gore una capacità redentoria, pari solo a quella di Bill Clinton oggi attivo sul fronte dell’accesso ai farmaci essenziali attraverso la sua fondazione; ma è singolare che nella omologazione mediatica di questi giorni ci si sia scordati del ruolo che ebbe nel difendere il monopolio delle multinazionali, precludendo l’accesso a farmaci essenziali” dice Nicoletta Dentico, allora direttore esecutivo in Italia di Msf. Nel 1997 il Sud Africa, uno dei paesi più colpiti dall’aids (6 milioni di infetti), emanò una legge per eludere, le pastoie di Big pharma e disporre così di farmaci antiretrovirali a buon mercato.
    Grazie al Medicines act varato da Nelson Mandela, altro Nobel per la pace, il ministro della Sanità autorizzò sia il “compulsory licensing”, la licenza obbligatoria che consente di produrre versioni generiche a minor prezzo di farmaci essenziali sotto brevetto (pagando una simbolica royalty), sia il “parallel importing”, un mercato parallelo che permette di importare farmaci da paesi dove costano meno e rivenderli senza l’autorizzazione delle multinazionali.
    La decisione del Sud Africa scatenò un putiferio. Anche se il governo sudafricano agiva nel pieno rispetto dei diritti sulla proprietà intellettuale, i Trips, sanciti in seno agli accordi internazionali del Wto, che autorizzano l’esenzione dal brevetto per farmaci essenziali nei paesi più poveri, un consorzio di 39 industrie farmaceutiche (per un terzo Usa) intentò causa a Pretoria. A fiancheggiarle c’erano l’amministrazione democratica e Al Gore. E dall’altra parte della barricata Nelson Mandela.
    Il braccio di ferro tra Usa e Sud Africa finì nel 2001, quando la causa venne ritirata dalle multinazionali. “Temendo di perdere i voti dei neri americani e sotto la pressione della mobilitazione della società civile internazionale durante la corsa alla presidenza, Gore favorì la fine della controversia” racconta Maurizio Bonati, epidemiologo al Mario Negri di Milano.
    Molte le singolarità del comitato del parlamento norvegese che seleziona i Nobel per la pace. “I criteri di attribuzione del premio non brillano per coerenza interna” commenta Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale permanente dei popoli. “Basta scorrere la lista: la presenza di Kissinger e Sadat ne è forse il paradigma estremo. Considerazioni politiche e contingenti giocano un ruolo determinante. A scelte esemplari, rare, per intelligenza e tempestività, come le due donne Aung San Sun-Kyi e Shirin Ebadi, se ne affiancano altre discutibili”. Accanto ad Amnesty international (1977) figura l’ex presidente americano Jimmy Carter (2002). Ancora, oltre al Nobel per la pace a Madre Teresa di Calcutta (1979) c’è quello a Yasser Arafat (1994).
    “Forse il merito di Gore, agli occhi del comitato norvegese, è aver portato in primo piano il problema globale della tutela dell’ambiente” dice Kerry Emanuel, docente di meteorologia al Mit di Boston. “Purtroppo emerge solo Gore e finiscono in ombra i 2.500 scienziati dell’Ipcc, l’organizzazione dell’Onu che lo affianca nel Nobel e ha redatto il rapporto sull’ambiente, dando i numeri del disastro” dice Dentico.
    Il Nobel per la pace dovrebbe essere dato a chi veramente si è speso per difenderla. “Legare i cambiamenti climatici a possibili destabilizzazioni e quindi a guerre significa prenderla alla lontana. È vero che affrontando il problema del riscaldamento globale si affronta quello delle risorse energetiche che producono conflitti, ma in anni come questi il Nobel della pace lo si deve collegare alle sofferenze della guerra o, meglio, delle guerre in corso” afferma Angelo Stefanini, membro fondatore dell’Osservatorio italiano sulla salute globale.
    Il Nobel a Gore, secondo molti commentatori, era prevedibile. “C’è stato un forte lobbying per farlo passare. Prima l’Oscar, poi il Nobel. Se dopo i poll si dovesse vedere che i due candidati democratici alla presidenza, Hillary Clinton e Obama, non ce la fanno, si tirerà fuori l’asso dalla manica, cioè lui” ipotizza Stefanini. Fu negli anni 90, durante la vicepresidenza Gore, che gli Usa votarono le sanzioni contro l’Iraq. “Sanzioni che secondo Unicef e Oms hanno causato la morte di 1 milione di bambini. La piaga della guerra senza fine in Iraq resta aperta” ricorda Stefanini. A chi il prossimo Nobel per la pace?

  5. Di fronte a un video come questo, in cui vengono dette con sconvolgente superficialità e imprecisione argomenti molto delicati, viene da chiedersi quanti altri argomenti sono trattati dal comico genovese con questo tono (spararla grossa, appoggiarsi alla teoria del complotto, individuare il nemico X); teorie economiche strampalate, nucleare e quant’altro
    Ecco un esempio, quello sulla prevedibilità dei terremoti
    http://www.beppegrillo.it/2012/05/non_si_deve_mor/index.html

    E’ vero che il movimento 5 stelle non è Beppe Grillo, ma mi piacerebbe sapere la loro opinione in merito a questo.

  6. Sono pienamente d’accordo con tutti i commenti precedenti. Aggiungo anche che da molti anni mi infastidiscono le prese di posizione radicali ma superficiali (cioè senza alcuna valutazione della fattibilità pratica di alcune idee in teoria ottime) di Grillo su vari argomenti. Ricordate la storia dell’automobile a idrogeno che non inquina e che lui propagandava? Facendo intendere che non viene prodotta per non disturbare gli interessi della grande industria. A parte la sciocchezza della FIAT che non vuole proporre un nuovo tipo di macchina (anzi, vista la stagnazione delle vendite, una cosa totalmente nuova darebbe fiato al mercato!), non si è mai chiesto quanto costa (e quanto inquina) produrre l’idrogeno da usare come combustibile. E’ come la storia del biodiesel, che in Brasile usano da molti anni; ma loro lo fanno con gli scarti della canna da zucchero (quindi riciclano un sottoprodotto); farlo in Europa coltivando apposta il mais è una follia. Grillo ha sempre avuto questa tendenza a vedere (e a evidenziare) solo una piccola parte dei problemi, e a proporre soluzioni accattivanti senza fare un’analisi ragionata dei costi dall’inizio alla fine del processo.

  7. In verità ha detto: “non lo dico io, lo dicono due premi nobel, mullis premio nobel per la chimica (che ha vinto) e duesberg il più grande microbiologo del mondo”, non ripete che non è un premio nobel, quindi non è che sostiene che abbia vinto ha solo presentato un premio nobel e un importante microbiologo e virologo male.
    già il fatto che questo tizio di salute internazionale cita soltanto tra i due nomi quello che non è nobel fa capire che se ha visto il video è in malafede, se non l’ha visto ha semplicemente voluto metter su un articolo contro il grillo.

    Per giunta, SE PROPRIO VOGLIAMO FARE LE PULCI, lo spettacolo di grillo è di marzo 2000, la dichiarazione di Durban è luglio 2000, quindi se la dichiarazione confuta per certo la teoria di mullis e duesberg lui ne ha parlato prima quando era la teoria di due grandi scienziati (duesberg è riconosciuto tale).

    Nonostante lui non sia il candidato premier del movimento cinque stelle e che in particolar modo le sue affermazioni del 2000 non c’entrano nulla con il 2012…sono d’accordo che sia buona cosa che rettifichi ma è palese il tentativo di screditare lui per danneggiare il Mov 5 stelle.

    AGGIUNGO ALTRO,lo spettacolo era del 1998!!!!! altra scorrettezza dello scrittore
    ED IN PIU’ la stessa associazione LILA dice che a quel tempo la discussione era effettivamente accesa!!!
    come si trova scritto su quasi tutti i giornali

    La persona che ha scritto l’articolo ha messo su un bel incartamento in cui l’unico vero difetto è che non ha risposto alla lettera. Aggiungendo poi mandela e il successore incapace ha veramente fatto un colpo da maestro del fango degno di giornali come “Libero” o “Il giornale”..

  8. Gentile Giulio,

    sono “la persona che ha scritto l’articolo” e sono felice che ammetta la necessità di prendere posizione contro il negazionismo Aids. Cosa che ancora il signor Grillo e il M5S, nonostante le ripetute sollecitazioni, non hanno fatto.

    Se “la persona che ha scritto l’articolo” ha riportato la storia di Mandela e Thabo Mbeki è per dimostrare un fatto molto importante. Nel campo della scienza è assolutamente normale che circolino tutte le idee possibili, anche quelle eretiche, come quelle di Duesberg (che non è microbiologo, ma biologo). L’importante è che una idea eretica, dimostratasi infondata, non venga imbracciata a scopo politico da persone ignoranti perchè la conseguenza è – come in Sudafrica – la morte di milioni di persone.

    Il signor Grillo quell’idea l’ha usata per fare spettacolo e poi andare a ritirare il cachet. Sono passati 12 anni (era il 2000, poco dopo il passaggio delle consegne dalla Bindi a Veronesi, controlli), quel video ha continuato a circolare impunemente e – come denuncia la Lila – tuttora moltissime persone sono convinte che la causa dell’Aids non sia il virus Hiv.

    E se qualcuno di loro – a causa di quella idea – si fosse infettato, non si fosse curato, avesse infettato altre persone?

    Si faccia dare la risposta dal signor Grillo.

    Gavino Maciocco

  9. Come madre e medico vorrei ricordare che Grillo ha parlato molto anche contro i farmaci usati nella terapia dell’ADHD,la sindrome da iperattività e deficit dell’attenzione, sostenendo che la malattia non esiste. L’avrebbe inventata la Novartis, la malattia, per vendere il Ritalin.

    Poteva pure farla la sua nobile lotta, che sò avrebbe potuto arrabbiarsi col mondo perchè il mondo è cambiato e produce malattie che prima non c’erano. E che l’industria dei farmaci, come un avvoltoio, si lecca i baffi. Invece no, ha scelto la strada più facile,la meno seria.

    Verissimo che ‘più parli in modo semplice e più verrai capito e seguito’ ma parlare in modo semplice non dovrebbe voler dire pensare in modo superficiale. Non si può pensare superficiale quando si parla di salute, soprattutto quando poi si ha un pubblico che ti ascolta.

    Insomma, con la salute non si scherza.

  10. Allargando l’analisi….probabilmente Grillo ha un unico problema, che è quello di parlare (lo fa da sempre, con anticipo, vedi Parmalat, Sip/Telecom, etc etc). Parlare di un argomento, a volte in modo provocatorio, contraddittorio e superficiale, alimentato da -magari- teorie scientificamente non dimostrate, è una maniera per tenere acceso un faro, e puntarlo sull’argomento. La discussione alla luce del sole, probabilmente fa emergere il buono, il giusto (in un paese in cui l’informazione “dovrebbe essere libera” ). Purtroppo se non fosse per queste persone, tante e troppe volte i silenzi, Istituzionali e Scientifici, hanno lasciato spazio a dubbi e perplessità sul sistema stesso (big-pharma NON è certo una no profit con finalità sociali). Troppe volte la scienza, nei sui rappresentanti istituzionali ed occasionali, ha nascosto verità e garantiti altri interessi secondari/personali. Se Grillo riesce ad avere una maggiore visibilità rispetto alla Scienza, il problema non è di Grillo, ma della Scienza e della sua credibilità che si manifesta in modo poco chiaro e credibile “probabilmente” (non certo per colpa di Grillo). Che le “caste” (anche mediche) e i grossi interessi delle multinazionali esistano, non è certo colpa di Grillo, ma del sistema. Il sistema è un prodotto della Società, e questa società ha prodotto questo sistema, NON lamentiamoci (loop negativo). Probabilmente ci ha fatto comodo stare dove eravamo, per tanti motivi…..al prossimo giro, PARTECIPIAMO, e probabilmente i Grilli di turno non ci saranno più, avremo una migliore società ed un miglior sistema (loop positivo)….

    1. Federico, i “fari” accesi da Grillo fanno sì che le persone non si curano l’AIDS, non usano il preservativo, smettono di vaccinarsi, s’incazzano con gli immigrati che portano la tbc. Un bel risultato, non c’è che dire. E poi si può essere contro le malefatte di Big Pharma e delle multinazionali, senza sparare fandonie. Grillo se lo poteva permettere quando faceva il comico, ma ora che fa il politico e che ogni sua frase viene riportata da tutti i canali d’informazione (e più la dice grossa più fa rumore) i danni che ne derivano sono enormi. Riflettici. G

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