Invecchiamento di popolazione: di cosa abbiamo bisogno?

invecchiamento1Lilia Biscaglia

Come sottolineato nell’editoriale del Lancet, ora più che mai c’è bisogno di una pianificazione dei sistemi sanitari “proattiva” e non più “reattiva”. Ed è necessario occuparsi degli aspetti sociali collegati alla salute e al benessere.  I nuovi sistemi informativi per una popolazione che invecchia.


Confrontare a livello mondiale la qualità della vita e il benessere delle persone con 60 anni e più. È questo l’obiettivo del Global Age Watch Index (GAWI) che, dal 1 ottobre 2013, è disponibile online. La pubblicazione del GAWI è stata salutata da un editoriale del Lancet dal titolo quanto mai esplicito: How to cope with an ageing population, come far fronte ad una popolazione che invecchia.

Secondo HelpAge International – il network internazionale di organizzazioni no profit che, con l’appoggio delle Nazioni Unite, ha sviluppato il GAWI – per fronteggiare al meglio l’invecchiamento della popolazione bisogna partire dai dati, ovvero da un’approfondita conoscenza del fenomeno. Il GAWI permette per la prima volta di confrontare 91 nazioni  – corrispondenti al 89% della popolazione mondiale con 60 anni e più – rispetto alla qualità della vita delle persone più anziane.

Ma come è stato costruito l’indice? Il GAWI è calcolato in base a 13 diversi indicatori che prendono in considerazione 4 diversi ambiti o “domini”:

  • la sicurezza del reddito: la possibilità da parte delle persone con 60 anni e più di avere un reddito adeguato e di disporne in maniera autonoma per rispondere ai propri bisogni.
  • Lo stato di salute: le condizioni di benessere fisico e psicologico che determinano la salute delle persone.
  • Il lavoro e il livello di istruzione: due aspetti collegati all’empowerment delle persone ovvero a quel processo di crescita, sia dell’individuo sia del gruppo, che permette agli individui di appropriarsi consapevolmente del proprio potenziale.
  • Il contesto facilitante: definito da aspetti quali coesione sociale, sicurezza, possibilità di godere dei diritti civili e accesso al trasporto pubblico.

Il confronto del punteggio GAWI ottenuto dai diversi Paesi non riserva sorprese. Com’era da attendersi, i Paesi ad alto reddito hanno il punteggio più alto, con Svezia, Norvegia e Germania che svettano ai vertici della classifica complessiva. L’Italia è al 27esimo posto dopo Repubblica Ceca ed Argentina. Tra i grandi Paesi che si collocano agli ultimi posti, si ritrovano India e Russia. Ma quando l’analisi si sposta sui singoli aspetti, alcuni Paesi come gli USA – che si collocano all’ottavo posto nella classifica generale – sono al 24esimo posto per quanto riguarda lo stato di salute e al 36esimo per la sicurezza del reddito. Al contrario, l’Italia si colloca in posizione più alta per quanto riguarda la sicurezza del reddito e lo stato di salute (sesto e 15esimo posto), mentre siamo 62esimi per lavoro e istruzione, e solo 53esimi per le opportunità offerte dal contesto.

Figura. Classifica del Global AgeWatch Index (GAWI).

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Nota. La mappa mostra come i 91 Paesi presi in considerazione si posizionano rispetto al GAWI. Per i Paesi in grigio non è stato possibile calcolare l’indice.

Ma a chi servono queste “classifiche” e che uso se ne può fare?

Secondo i curatori del GAWI, la possibilità di confrontare i diversi Paesi fa parte di una vera e propria “rivoluzione dei dati”: dati e informazioni diventano il punto di partenza di politiche e interventi che non possono (più) ignorare il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione. Come a dire che, se si tiene conto delle previsioni demografiche, i decisori in futuro non potranno che occuparsi (anche) di invecchiamento della popolazione.

Come sottolineato nell’editoriale del Lancet, ora più che mai c’è bisogno di una pianificazione dei sistemi sanitari “proattiva” e non più “reattiva”. Nei Paesi più poveri la riduzione della mortalità materna ed infantile e le azioni di contrasto alle malattie infettive hanno aumentato l’aspettativa di vita. Il carico di malattia si è quindi spostato verso le fasce di età più avanzate e i sistemi sanitari si sono trovati impreparati di fronte all’aumento delle patologie croniche. Nelle nazioni più ricche – dove da tempo si parla di contrasto alle malattie croniche – è necessario occuparsi degli aspetti sociali collegati alla salute e al benessere. A questo proposito, nell’editoriale del Lancet, si fa riferimento ad uno studio recente che dimostra come avere degli obiettivi nella vita, riduce il rischio di sviluppare la sindrome di Alzheimer, mentre lo stress e la depressione sono collegati ai problemi cardiovascolari e alla mortalità prematura.

Ma quest’anno, oltre al GAWI, è stato messo a punto anche il  cosiddetto Active Ageing Index (AAI)[1]: l’indice voluto dalla Commissione Europea per permettere ai policy makers di valutare il potenziale non sfruttato delle persone “più anziane”, derivante da una loro partecipazione attiva alla società. L’indice è calcolato sulla base di 22 indicatori collegati ai 4 domini: lavoro, partecipazione sociale, vita indipendente e contesto facilitante l’invecchiamento sano e attivo.

L’indice europeo prende in considerazione aspetti come il lavoro informale di cura e la partecipazione politica. Come per il GAWI, la scelta degli indicatori dell’AAI sottolinea la necessità di andare oltre gli aspetti strettamente sanitari per adottare un approccio intersettoriale al fenomeno dell’invecchiamento di popolazione. Ciò significa sviluppare politiche occupazionali, previdenziali, abitative, ambientali, etc., capaci di tradursi in strategie integrate di intervento attraverso l’individuazione e la legittimazione di priorità per l’utilizzo delle risorse. Un valido esempio è rappresentato dalla promozione dell’attività fisica che, a tutte le età, ha un ruolo fondamentale per mantenere una buona qualità della vita. Come sottolineato dall’OMS[2], per promuovere l’attività fisica, sono necessarie innanzitutto delle politiche ambientali capaci di agire sulle modalità di spostamento dei cittadini, e sulla creazione di spazi pubblici dove fare movimento e svolgere attività ricreative.

Un approccio integrato all’invecchiamento attivo che, come ci ricordano gli slogan del trascorso Anno Europeo per l’Invecchiamento Attivo e la Solidarietà tra le generazioni, necessita di un nuovo patto generazionale. Perché occuparsi di invecchiamento ora significa prestare attenzione al futuro delle generazioni più giovani.

Forse, gli indici come il GAWI e l’AII sono utili non solo ai decisori politici, ma “riguardano” anche il mondo produttivo, i soggetti del terzo settore e la società civile nel complesso che, volente e nolente, dovrà rispondere alla domanda: “How to cope with an ageing population?”.

Lilia Biscaglia, Psicologa, Laziosanità – Agenzia di Sanità Pubblica

Bibliografia

  1. Zaidi A, Gasior K, Hofmarcher M M. et al. Active Ageing Index 2012: Concept, Methodology and Final Result. Methodology Report Submitted to European Commission’s DG Employment, Social Affairs and Inclusion and to Population Unit, UNECE, for the project: ‘Active Ageing Index (AAI)’, UNECE Grant No: ECE/GC/2012/003, Geneva; 2013.
  2. World Health Organization. Interventions on diet and physical activity. What works: summary report. Geneva: WHO Press; 2009.

 

 

 

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