Sul boicottaggio accademico di Israele

boicottaggioAngelo Stefanini

L’ostruzione sistematica del sistema educativo palestinese non viola soltanto i diritti umani dei soggetti coinvolti ma mina anche alle radici la possibilità di sviluppo della società palestinese nel suo insieme.


Uno dei punti scottanti dell’acceso dibattito sul boicottaggio accademico di Israele[1] è che la cultura e le istituzioni accademiche rappresentano uno dei pochi luoghi simbolici dove è possibile un dialogo vero e costruttivo. La libertà accademica e di parola, si sostiene, può rappresentare per gli intellettuali israeliani il punto di forza per premere per il cambiamento della politica israeliana e quindi anche per mettere fine all’occupazione del territorio palestinese. Ciò che probabilmente sfugge è che senza una reale libertà di parola anche per gli intellettuali palestinesi e senza una libertà di istruzione per gli studenti palestinesi non si può concepire un dialogo costruttivo che porti ad una soluzione a lungo termine del conflitto. Se la libertà di espressione e di educazione significa qualcosa, deve valere per tutti.

L’Institute for Middle East Understanding (IMEU)[2], un’organizzazione non-profit indipendente che “lavora con i giornalisti per aumentare la comprensione degli aspetti socio-economici, politici e culturali della Palestina, i palestinesi e gli americani palestinesi”, riassume le principali violazioni israeliane alla libertà accademica e all’accesso alla istruzione dei palestinesi nelle diverse aree in cui vivono[3].

Palestinesi nella Striscia di Gaza occupata e assediata

Anche se Israele nel 2005 ha ritirato i suoi circa 8000 coloni da Gaza, secondo il diritto internazionale[4] la piccola fascia costiera rimane sotto l’occupazione militare israeliana in quanto Israele mantiene il “controllo effettivo” sul suo spazio aereo, le coste e i confini. A causa delle restrizioni israeliane imposte con il concorso del governo egiziano, è molto difficile per chiunque degli 1,7 milioni di palestinesi gazawi recarsi all’estero per studiare, partecipare a conferenze accademiche o per altri scopi. L’entrata in Gaza di accademici stranieri è altrettanto limitata[5]. Dal 2000 Israele ha impedito agli studenti gazawi di recarsi a studiare in università in Cisgiordania che offrono discipline e titoli di studio non disponibili a Gaza. Secondo un rapporto del quotidiano israeliano Haaretz[6], tra il 2000 e il 2012 Israele ha consentito viaggi di studio presso università cisgiordane soltanto a tre abitanti di Gaza che usufruivano di borse di studio del governo degli Stati Uniti. Nel luglio 2013 Amnesty USA ha organizzato una settimana di azione a sostegno degli studenti di Gaza privati del diritto all’istruzione. La campagna Amnesty USA affermava:

“Attualmente Israele impedisce a migliaia di studenti palestinesi nella Striscia di Gaza di seguire gli studi superiori nella vicina Cisgiordania, parte dei Territori palestinesi occupati. Questi studenti sono costretti ad accontentarsi di quanto è disponibile a Gaza o trovare le risorse per recarsi in altri paesi. Il blocco di Gaza costituisce una punizione collettiva e una violazione del diritto internazionale… Il divieto agli studenti di Gaza di frequentare università in Cisgiordania non può essere considerato una misura di sicurezza proporzionata, soprattutto perché la Striscia di Gaza e la Cisgiordania sono considerate come un unico territorio secondo gli accordi di Oslo e il diritto umanitario internazionale”[7] .

Nel gennaio del 2014, Israele ha impedito a un ventunenne palestinese di Gaza di partecipare al programma di coesistenza pacifica presso la New York University[8]. Lo studente alla fine è riuscito a lasciare Gaza attraverso il valico di Rafah verso l’Egitto. Nel 2010, durante una visita in pompa magna nella regione, il Segretario di Stato americano Hillary Clinton lanciava un programma di borse di studio per studenti di Gaza per studiare in Cisgiordania. Nel 2012, di fronte al rifiuto di Israele di rilasciare permessi di viaggio agli studenti, l’amministrazione Obama cancellava in silenzio il programma[9]. Nel maggio 2008, il governo americano ritirava sette borse di studio Fulbright per studiare negli Stati Uniti ad altrettanti studenti gazawi vincitori dei bandi dopo che Israele aveva loro negato il permesso viaggiare (quattro furono poi ri-ammessi in ottobre in seguito a pressioni americane)[10]. Durante operazioni militari, soprattutto il sanguinoso attacco israeliano nell’inverno del 2008-2009, l’Operazione Piombo Fuso, Israele ha bombardato università e altre istituzioni educative a Gaza[11], uccidendo e mutilando studenti e personale[12]. Inoltre, nonostante il blocco imposto a Gaza non vieti l’importazione specifica di libri, farlo è comunque molto difficile con conseguente loro carenza in tutte le materie[13]. In un certo momento, Israele ha bandito l’importazione[14] di carta da lettera, quaderni e matite[15].

Palestinesi nella Cisgiordania occupata

Come quelli di Gaza, i circa 2,6 milioni di palestinesi che vivono sotto il governo militare israeliano in Cisgiordania sono sottoposti a severe restrizioni della circolazione sia all’interno della stessa Cisgiordania sia tra la Cisgiordania e il mondo esterno. In qualsiasi momento esistono centinaia di ostacoli al movimento dei palestinesi in Cisgiordania, un’area più piccola delle province di Bologna e Modena. Checkpoint, blocchi stradali e altri ostacoli, come il muro che Israele sta illegalmente costruendo in Cisgiordania, oltre ad un complicatissimo sistema di permessi necessari per potersi muovere dai propri villaggi, impediscono a studenti e insegnanti palestinesi di accedere liberamente a scuole e istituti di istruzione[16].

Questa situazione comporta anche che gli studenti siano limitati nelle loro scelte di corsi, insegnamenti e istituzioni da frequentare. Gli ostacoli opposti dalle procedure necessarie per studiare o lavorare nelle università palestinesi sono spesso enormi e insormontabili.  L’esercito israeliano compie frequenti incursioni nei campus universitari, arrestando e ferendo studenti e docenti[17]. Israele inoltre rende difficile per gli accademici stranieri di recarsi a Gaza e in Cisgiordania per scopi professionali[18]. Nell’incidente probabilmente più noto, nel maggio 2010 le autorità israeliane impedirono al professor Noam Chomsky, intellettuale di fama mondiale e docente al Massachusetts Institute of Technology, di entrare nella Cisgiordania occupata dove avrebbe dovuto tenere due lezioni magistrali all’Università di Birzeit[19]. Secondo quanto riferito dal prof. Chomsky, gli fu negato l’ingresso a seguito di un interrogatorio in cui gli era stato contestato di avere scritto cose sgradite al governo israeliano.

Palestinesi nella Gerusalemme Est occupata

Anche se Israele, in dispregio della comunità internazionale, ha annesso Gerusalemme Est dopo averla occupata nel 1967, circa 300.000 residenti palestinesi della città non hanno la cittadinanza israeliana e subiscono una sistematica discriminazione nell’assegnazione dei finanziamenti statali e di altre risorse educative. Nel settembre 2013, il rapporto dell’Associazione per i Diritti Civili in Israele (ACRI)[20] e l’ONG Ir Amim[21] intitolato “Il fallimentare sistema di istruzione Gerusalemme Est”[22] mostrava che:

  • In risposta a una sentenza della Corte Suprema israeliana del 2011 che richiedeva la costruzione di 2.200 nuove aule a Gerusalemme Est entro il 2016 per far fronte alla grave carenza di aule per i palestinesi, il comune di Gerusalemme e il Ministero dell’Istruzione israeliano ne hanno completato solo 150 .
  • Esiste un’enorme disparità nella ripartizione di consiglieri all’orientamento scolastico, con solo ventinove assegnati a Gerusalemme Est rispetto ai 250 nella parte occidentale della città per lo più ebrea.

Secondo Ronit Sela, direttore di Progetto Gerusalemme Est di ACRI[23], “L’enorme carenza di aule, budget, personale e programmazione educativa costituisce una grave violazione del diritto all’istruzione di decine di migliaia di scolari palestinesi a Gerusalemme.” I palestinesi di Gerusalemme Est che vanno a studiare all’estero rischiano di perdere il diritto di residenza se rimangono assenti troppo a lungo o non sono in grado di dimostrare che Gerusalemme continua a essere il loro “centro di vita”[24], secondo una formulazione israeliana che però non si applica ai residenti ebrei. Da quando Israele ha iniziato l’occupazione di Gerusalemme Est durante la guerra del giugno 1967, le autorità israeliane hanno revocato i diritti di residenza a più di 14.000 palestinesi.

Palestinesi cittadini di Israele

I palestinesi di Israele, circa 1,5 milioni di persone, costituiscono circa il 20% della popolazione. Anche se sono cittadini dello Stato, subiscono una diffusa e sistematica discriminazione in quasi tutti gli aspetti della vita pubblica tra cui l’istruzione[25]. Ciò si manifesta in finanziamenti statali inferiori alle scuole arabe e una discriminazione nei confronti di studenti e docenti arabi nelle istituzioni israeliane di istruzione superiore[26]. Nel luglio 2013, il quotidiano israeliano Haaretz riferiva delle disparità nei finanziamenti tra i diversi settori del sistema educativo israeliano, il quale è segregato in tre settori: arabo, ebreo religioso ed ebreo laico. Il rapporto ha rivelato che nella più grande città araba in Israele, Nazareth, alle scuole superiori è stata assegnata una media di circa 5.400 dollari per studente l’anno, mentre nella confinante città ebraica di Upper Nazareth il Ministero dell’Istruzione israeliano ha speso una media annuale di circa 7.400 dollari per studente. A livello nazionale, il rapporto ha mostrato che nel 2012 a ciascuno studente di scuola araba in Israele è stata assegnata una media di circa 6.000 dollari, sotto la media nazionale complessiva di circa 7.200 dollari. In cima alla scala dei finanziamenti stanno le scuole ebraiche religiose che hanno ricevuto circa 7.700 dollari all’anno per studente.

L’accesso a un aiuto finanziario del governo per la maggior parte studenti universitari dipende dall’assolvere il servizio militare. Poiché la maggior parte dei cittadini palestinesi di Israele sceglie di non servire nell’esercito dello Stato che li reprime, li discrimina, occupa e colonizza i loro fratelli palestinesi a Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza, il requisito del servizio militare per accedere all’istruzione superiore finisce per favorire gli studenti ebrei rispetto a quelli non-ebrei. Nel giugno 2013, il ‘Centro per la promozione dell’istruzione superiore nella società araba’ ha elencato 14 barriere[27] che i giovani cittadini palestinesi di Israele devono superare per ottenere una istruzione universitaria, tra cui:

  1. Discriminazione nell’assegnazione di borse di studio attraverso la concessione di crediti extra per il servizio militare o di residenza nelle cosiddette “aree di priorità nazionale”, dove vivono alcuni arabi.
  2. Mancanza di accesso agli alloggi del campus a causa della preferenza data ai candidati che hanno svolto servizio militare e del crescente razzismo nella società israeliana che rende difficile per gli studenti palestinesi trovare alloggi dentro e fuori il campus.
  3. Mancanza di libertà di parola per gli studenti palestinesi, cui è negato il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni politiche nel campus[28].
  4. Tutti i corsi presso le università israeliane sono tenuti in ebraico e i libri in arabo sono molto rari. Nonostante la maggior parte dei cittadini palestinesi di Israele conosca bene l’ebraico, la mancanza di accesso all’istruzione superiore offerta nella loro lingua nativa illustra l’esclusione e la discriminazione che devono affrontare.
  5. Nel settembre 2013 il quotidiano Haaretz segnalava che la Israel Academy of Sciences and Humanities, composta da 108 degli studiosi più illustri di Israele, non ha un solo membro arabo[29]. L’articolo riportava anche che solo il 2% dei 174 alti membri del personale degli enti finanziati dallo Stato sono arabi.

Complicità delle università israeliane

Se da una parte il governo israeliano nega ai palestinesi la libertà di educazione e di ricerca accademica, dall’altra le università israeliane e gli altri istituti di istruzione superiore sono complici nel sostenere il sistema politico discriminatorio di Israele, l’occupazione illegale e la colonizzazione delle terre palestinesi[30]. Think tank semi-governative e militari, come l’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale (INSS) associata alla Università di Tel Aviv, assistono alla formulazione della strategia militare, delle scelte politiche e della propaganda globale. Un Ricercatore senior dell’INSS ha contribuito a sviluppare la cosiddetta “dottrina Dahiya”[31], adottata dai militari israeliani, che prevede l’uso massiccio e volutamente sproporzionato della forza – un crimine di guerra – allo scopo di eliminare i nemici e creare “deterrenza”. La dottrina prende il nome dal quartiere densamente popolato di Beirut che fu letteralmente raso al suolo durante l’attacco israeliano in Libano nell’estate del 2006. La dottrina fu applicata a Gaza durante l’Operazione Piombo Fuso nel 2008-2009 che uccise circa 1400 palestinesi, la maggior parte civili, tra cui più di 300 bambini[32].

Le università collaborano alla ricerca militare e allo sviluppo delle armi usate dall’esercito israeliano contro i palestinesi e altri. Un primo esempio è il caso del Technion – Israel Institute of Technology. Secondo un articolo del marzo 2013 della rivista The Nation[33]:

Technion svolge attività di ricerca e sviluppo tecnologico militare su cui Israele si basa per sostenere l’occupazione della terra palestinese. Ad esempio, Technion ha sviluppato per l’esercito israeliano il bulldozer telecomandato D-9, che ha utilizzato nell’Operazione Piombo Fuso… Technion è in partnership con aziende di armi israeliane, come la Elbit e Rafael. Elbit fornisce apparecchiature di sorveglianza per il muro di separazione, come telecamere e droni, mentre Rafael produce missili e droni che fanno parte di un sistema di armatura di protezione del carro armato da battaglia Mk4 delle Forze armate israeliane (IDF)… Technion è anche leader nello sviluppo della tecnologia dei droni, che Israele ha dispiegato nei territori occupati.”

È molto difficile per i palestinesi nei territori occupati accedere alle università israeliane. Nel corso delle proteste delle organizzazioni per i diritti umani e di alcuni accademici israeliani nel 2009, la Corte Suprema Israeliana[34] ha approvato i criteri di “non sicurezza” proposti dall’esercito israeliano per i palestinesi dei territori occupati che intendono studiare nelle università israeliane. Tali criteri comprendono di accordare il permesso soltanto a studenti di dottorato o di master, e soltanto in caso non esista “un’alternativa pratica” per studiare in Israele. È inoltre concesso all’esercito il diritto di veto anche se i candidati soddisfano tutti i criteri richiesti. Altre restrizioni includono un divieto allo studio di soggetti che potrebbero potenzialmente essere “usati contro Israele.”

Chi boicotta chi?

Sotto l’occupazione israeliana, tutte le 11 università palestinesi sono state prima o poi chiuse, quella di Birzeit per 4 anni dal 1988 al 1992, quella di Hebron per 8 mesi nel 2003. L’università di Tel Aviv è situata su quello che era un villaggio palestinese, Sheikh Muwannis, i cui abitanti furono espulsi dalle milizie ebree nel marzo 1948 e a cui è negato il diritto di ritornare alle loro case. L’Università Ebraica in Gerusalemme occupa oltre tre ettari di terreno illegalmente espropriato a privati cittadini palestinesi dopo la guerra del 1967. L’università di Bar Ilan ha un campus in un insediamento colonico illegale nella Cisgiordania. Lo stesso vale per l’università di Ariel che la barriera di separazione costruita da Israele separa dal territorio palestinese situandola a ovest del muro, decretandone quindi la prossima incorporazione nel territorio di Israele. Questa università accetta soltanto studenti internazionali che siano ebrei. Dal 2000, 185 scuole palestinesi sono state bombardate e dozzine di professori e studenti feriti, uccisi o arrestati[35].

L’ostruzione sistematica del sistema educativo palestinese non viola soltanto i diritti umani dei soggetti coinvolti ma mina anche alle radici la possibilità di sviluppo della società palestinese nel suo insieme. E così, mentre gli accademici e i politici israeliani sono impegnati nel mobilitare il mondo intero per proteggere la libertà di parola dei loro intellettuali (magari accusando di anti-semitismo chi sostiene la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni – BDS[36]- contro Israele), altri accademici, istituzioni accademiche, ricercatori e studenti palestinesi che cercano di esercitare la loro libertà di studio e di parola sono, in effetti, boicottati e impediti di farlo.

Bibliografia

  1. Appello per il boicottaggio accademico e culturale di Israele 
  2. Institute for Middle East Understanding (IMEU)
  3. Fact Sheet: Israeli Violations of Palestinian Academic Freedom & Access to Education.
  4. Israel, Gaza & International Law.
  5. Matthew Kalman. Foreign Academics Protest Denial of Visas to Attend Health Conference in Gaza.  Chronicle.com,27.10.2008
  6. Amira Hass. High Court rejects Gaza students’ petition to study in West Bank. Haaretz.com, 21.09.2012
  7. Amnesty International. Stand up for #GazaStudents! [PDF: 1,2 Mb] July 29th Week of Action.
  8. Yarden Skop. Israel bars Gaza student from travel to U.S. for coexistence program. Haaretz.com, 23.01.14
  9. Bohn LE. US drops Gaza scholarships after Israel travel ban. 15.10.2012
  10. Bronner E. U.S. Withdraws Fulbright Grants to Gaza. NYTimes.com, 30.05.2008
  11. Israel bombs Gaza university. BBC, 28.10.2008
  12. McGreal C. Gaza’s day of carnage – 40 dead as Israelis bomb two UN schools. The Guardian, 0
  13. Under Israeli blockade of Gaza, books are a rare, cherished commodity.
  14. What goods does Israel bar from the Gaza Strip? TheEconomist.com, 01.06.2010
  15. McGregor-Wood S. Junk Food for Gaza: Israel Easing Blockade. ABCNews, 10.06.2010
  16. International Court of Justice. Legal Consequences of the Construction of a Wall in the Occupied Palestinian Territory (Request for advisory opinion) [PDF: 216 Kb]. Summary of the Advisory Opinion of 9 July 2004
  17. Israeli forces raid Abu Dis campus, clash with students. Maannews.net, 22.01.2014
  18. Stefanini A. Educazione in Palestina: chi boicotta chi? Nena News Agency, 22.05.2013
  19. Amira Hass. After denied entry to West Bank, Chomsky likens Israel to ‘Stalinist regime’. Haaretz.com, 17.05.2010
  20. The Association of Civil Right in Isreal
  21. Acri.org: New Report – Failing East Jerusalem Education System.
  22. Acri.org: Just a fraction of 2,200 court-mandated east Jerusalem classrooms have been completed.
  23. Jefferis DC. The “Center of Life” Policy: Institutionalizing Statelessness in East Jerusalem. Jerusalemquarterly.org, Summer 2012, 50
  24. Adalah.org: Discriminatory Laws in Israel.
  25. Dattel L. Israel’s funding for high schools favors state religious stream over Arabs, Haredim. Haaretz.com, 19.07.2013
  26. Skop Y. Israeli Arabs face extensive barriers to getting college education, report says.  Haaretz.com, 19.06.2013
  27. Solomon AB. University bans Arab students from waving Palestinian flag during protests. Jpost.com, 11.28.2013
  28. Skop Y. Israel’s highest academic society: 108 professors, but not a single Arab.  Haaretz.com, 12.09.2013
  29. Stefanini A. Israele e la Ricerca europea: partner o complice? Saluteinternazionale.info, 31.01.2013
  30. FACT SHEET: The Dahiya Doctrine and Israel’s Use of Disproportionate Force.  The Institute for Middle East Understanding, 18.11.2012
  31. 27 Dec. ’09: One and a Half Million People Imprisoned. Btselem.org, 27.12.2009
  32. Hudson A. Cornell NYC Tech’s Alarming Ties to the Israeli Occupation. Thenation.com, 01.03.2013
  33. Izemberg D. High Court accepts IDF criteria for Palestinian study in Israel. Jpost.com, 05.25.2009
  34. Cook C. Impact of the Conflict on Children. Ifamericansknew.org
  35. The global movement for a campaign of Boycott, Divestment and Sanctions (BDS) 

Un commento

  1. Si tratta di una storia assolutamente vergognosa. Anche se mi piacciono molto ho deciso di non comprare più pompelmi Jaffa. Mi rendo conto che è una cosa piccolissima. Ma non so cosa altro fare.

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