La sanità toscana commissariata (e vice-commissariata)

direttore_toscanaGavino Maciocco

Cose mai viste. Un Consiglio Regionale – a pochi giorni dal suo naturale scioglimento – si appresta a radere al suolo le direzioni delle ASL e ad aprire la strada a un disegno centralista e autoritario. Mentre il SSN si impoverisce sempre di più e rischia di affondare.


“Al fine di avviare il processo di fusione e di elaborare il progetto di riorganizzazione dei servizi sanitari a livello di area vasta, si dispone la decadenza dei direttori generali, dei direttori amministrativi, dei direttori sanitari e dei direttori dei servizi sociali delle aziende unità sanitarie locali a far data dal 1° marzo 2015 e, contestualmente, si prevede la loro sostituzione con un commissario per tutte le aziende USL afferenti la stessa area vasta”.

Quest’annuncio è uno dei punti centrali della proposta di riforma della sanità toscana approvata dalla Giunta regionale il 22.12.2014 e in discussione presso il Consiglio Regionale (in via di scioglimento, dato che il prossimo maggio di svolgeranno le elezioni per il suo rinnovo).

A regime, a partire dal 1° gennaio 2016, il sistema sanitario toscano si comporrà di 3 aziende USL di area vasta attraverso la fusione delle attuali aziende USL:

  • a) azienda USL Toscana centro, istituita mediante la fusione delle aziende USL 10 di Firenze, USL 4 di Prato, USL 3 Pistoia e USL 11 Empoli;
  • b) azienda USL Toscana nord-ovest, istituita mediante la fusione delle aziende USL 2 di Lucca, USL 1 di Massa e Carrara, USL 12 Versilia, USL 5 di Pisa e USL 6 Livorno;
  • c) azienda USL Toscana sud-est, istituita mediante la fusione delle aziende USL 7 di Siena, USL 8 di Arezzo, e USL 9 di Grosseto.

Nel periodo che intercorrerà tra la decadenza dei dirigenti delle aziende USL e l’istituzione delle aziende USL di area vasta, nelle ex-aziende USL entreranno in funzione dei vicecommissari.

Rimarranno in vita, a differenza di quanto previsto inizialmente (ma in contrasto con la normativa vigente), le aziende ospedaliero-universitarie di Firenze, Pisa e Siena.

Viene per questo motivo introdotta una nuova e inedita figura: il direttore di area vasta, nominato dal Presidente della Giunta regionale, a cui vengono attribuiti vasti poteri, tra cui l’elaborazione della programmazione di area vasta con la proposta di attribuzione delle risorse necessarie e il monitoraggio, la verifica e la valutazione dei piani operativi dell’ azienda ospedaliero-universitaria e dell’azienda unità sanitaria locale.

Questi, in estrema sintesi, i punti essenziali della proposta di riforma, il cui testo completo è disponibile in Risorse.

Di seguito alcuni commenti.

  1. Con la riforma, si dissesta la struttura del “migliore” sistema sanitario regionale in vista di fusioni che – alla luce delle evidenze disponibili – produrranno più danni che vantaggi, sia in termini di costi che di efficienza e qualità dei servizi. Un danno è invece certamente assicurato con il commissariamento e del vice-commissariamento delle aziende USL, le cui attività saranno paralizzate, se non sconvolte, per un lungo periodo di tempo. Si propone una radicale riforma, in maniera frettolosa e superficiale, senza alcun effettivo coinvolgimento degli attori interessati, dai sindaci ai professionisti, alle autorità accademiche. Di qui la dura opposizione dei rettori delle tre università toscane e di quasi tutti i sindacati medici. Di qui lo sconcerto e la demotivazione degli operatori sanitari. Eppure si procede spediti verso l’approvazione approfittando di un Consiglio regionale passivo, afasico e ormai al termine del suo mandato.
  1. L’obiettivo strategico della riforma è quello di “evitare duplicazioni, sprechi di risorse, volumi di attività inadeguati, insufficiente utilizzo delle tecnologie”. A ben vedere si tratta di una clamorosa, seppur involontaria, ammissione di inerzia e di impotenza del governo della sanità regionale degli ultimi dieci anni (con Rossi, prima assessore alla sanità, poi presidente) dato che dal 2005 (legge regionale n. 40) erano stati istituiti i Comitati di area vasta – nelle già citate aree vaste: centro, nord-ovest e sud-est – che avevano il compito di attuare la programmazione interaziendale di area vasta con lo scopo, appunto, di eliminare duplicazioni, inefficienze e sprechi.  La programmazione di area vasta non è mai decollata perché è mancato un robusto sistema di programmazione regionale, un monitoraggio assiduo e puntuale dei processi produttivi, la capacità d’intervenire tempestivamente nei momenti di crisi e nelle aree di debolezza. Funzioni e operazioni che richiedono all’interno dell’assessorato alla sanità la presenza di una struttura tecnica solida, competente e autorevole, di cui da anni si sono perse le tracce. Come abbiamo scritto in un precedente post, nella sanità toscana il governo tecnico è stato interamente rimpiazzato dal governo politico, esercitato direttamente dal Governatore. La proposta di legge in discussione presso il Consiglio Regionale porta alle estreme conseguenze questa tendenza perché i tre direttori di area vasta, sovrastando i direttori generali delle aziende ospedaliero-universitarie e delle tre aziende USL e riducendone l’autonomia, dipenderanno direttamente dal potere politico, dal presidente della Giunta regionale che li ha nominati.
  2. Osserva al riguardo Ivan Cavicchi: “È come se la regione Toscana si articolasse in tre  “cantoni” cioè tre sub regioni delegando alle loro direzioni l’amministrazione della sanità quindi  passando da un governo della sanità unico regionale con un assessorato,   ad un governo della sanità federato attraverso  tre sub-assessorati. (…) Quello di Rossi è un riordino al buio, senza alcun dato previsionale, che appare come una operazione poco meditata, ideologica, con l’obiettivo principale di garantire in modo autoritario controllo e uniformità”. La prospettiva che i direttori di area vasta divengano di fatto dei sub-assessori (sotto il diretto controllo del Governatore) – rendendo superflua la presenza di una tecnostruttura regionale e anche di un assessore alla sanità – potrebbe essere l’hidden agenda, il vero obiettivo della riforma.

 

Risorse

Disposizioni urgenti per il riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale [PDF: 411 Kb]

5 commenti

  1. Come non essere d’accordo con questo articolo. Bisognava partire dal basso andare a lavorare sui percorsi assistenziali, cioè dai luoghi della salute, sull’uso delle risorse, degli uomini. Non c’è riforma che migliori il sistema senza la partecipazione attiva dei professionisti, della loro motivazione al cambiamento. Senza i professionisti non si migliora il sistema. Il controllo politico che si potrebbe produrre è allarmante. Tra l’altro il Consiglio regionale proprio perché a scadenza voterà la legge , chi è chi si mette a rischiare la mancata ricandidatura, avanzando riserve ?
    L’idea di assemblare la formazione, la ricerca e l’assistenza la condivido.

  2. Nemmeno io credo al mantra “il cambiamento è sempre per il meglio”. E’ una sonora stupidaggine. Si può cambiare in meglio o in peggio: questa riforma è un salto nel buio, non è chiara nè definita, non è sostenuta da nessuna evidenza organizzativa e scientifica.

    In pratica dà per scontato che un accorpamento di tale entità comporti un miglioramento dell’efficienza e della qualità dei servizi. Be’ questo è effettivamente un approccio ideologico. Il XX secolo ci ha portato in dote lo stato sociale: credo sia una delle migliori conquiste civili dell’umanità. L’assalto ai sistemi universalistici è uno dei tratti di questo inizio secolo, assalto che le ulteriori proposte bislacche (del Rossi) di compartecipazione in funzione del reddito (già operato in un sistema fiscale progressivo) o dello sviluppo di forme assicurative su specialistica e diagnostica, rendono sempre più evidente (come i lettori di saluteinternazionale.info hanno avuto modo di leggere in molti articoli).

    Inutile ragionare sugli esiti e le reali conseguenze: forse è discussione troppo complessa per chi non si occupa di programmazione sanitaria. Però, se si analizza il tutto sotto la questione della razionalità politica (con la p minuscola si intende) allora tutto assume effettivamente il senso che emerge nell’articolo di Maciocco e di Cavicchi.

    Concludendo. Direi che la sanità toscana in questi ultimi 15 anni è stata governata da Enrico Rossi con l’ormai evidente fatto che tutte le sue idee sono miseramente fallite: estav, aree vaste, sds. Quanto abbiamo sprecato in termini di risorse e anni per queste idee?

    Se porta queste responsabilità politiche e amministrative allora diciamoci la verità: è l’ultima persona che dovrebbe mettere mano al sistema.

  3. Magari l’obiettivo della riforma fosse quello di trasferire alle aree vaste la gestione politico-organizzativa delle aziende. Almeno ci toglieremmo di torno la burocrazia regionale. Ma conoscendo Rossi (se sarà rieletto) metterà a dirigere le aree vaste tre yes-men e continuerà a fare il bello e il cattivo tempo. Così avremo contemporaneamente il solito modello autoritario e una formula organizzativa assurda. Il risultato sarà la totale paralisi.

  4. Trovo l’articolo ed i commenti pertinenti e puntuali.
    Credo sia necessario oggi avere il coraggio di guardarsi indietro e rivalutare tutto quello che è successo negli ultimi 15 anni in Toscana (e non solo).
    Rivedere la riforma costituzionale che reso i Cittadini di questo Paese diversi nei diritti a seconda di dive vivono.Bisogna anche che tutti si abbia il coraggio di indicare gli yesman che hanno reso la Sanità in Toscana quella che è: non delle peggiori, ma sicuramente inferiore a quello che potrebbe essere a parità di spesa. Non ci si può nascondere dietro risultati misurati con parametri scelti ad hoc affinché il giudizio sia “ottimo!” e non per dare una vera valutazione della qualità dei Servizi offerti e della soddisfazione reale dei Cittadini che vi accedono (se vi riescono!).

  5. Caro Gavino,
    sono pienamente d’accordo con quello che scrivi.
    Ti sostengo in questa “battaglia” che già in partenza richiede sforzi titanici: come sconfiggere questa cultura del decisionismo, supportata da analisi frettolose (quando esistono) e senza nessuna valutazione indipendente?
    Nessuna di queste riforme, che ritengono in principio di fare il bene della comunità (ciò che viene “declarato” nell’art. 2 del PDL 77 del 2014 è diventata cantilena, ripetuta in tante altre leggi di riordino che circolano nel nostro Paese – Vedi quel che succede in Piemonte o in Friuli), parla ai cittadini (o ai pazienti). Nessuna fa i conti con chi subirà, in termini di salute e benessere, l’effetto del rimettere in nuovo “ordine” le caselle (di professionisti).
    Certo, chi commenta che è solo manovra per comandare meglio una volta rieletti, guarda al proprio livello regionale con stupore e rabbia. Penso accada lo stesso in altre realtà. Dichiarazioni di principio senza costrutto!
    Cosa fare allora per avere voce e provare a fermare questa deriva?
    In altre realtà si possono osservare tentativi di colonizzazione, un’ostinata abitudini ad abbassare i livelli di pensiero “critico” e di proposta. Si impone l’innovazione gestionale senza capire che questa deve avere una responsabilità locale, impossibile da immaginare centralizzata.
    Un ultima opinione sui rischi di manovre che sono in contrasto con la normativa nazionale: stai tranquillo, caro Gavino, che l’attuale governo del “non so da che parte vado” (o forse lo si può capire bene…) e con “chi ci vado” (anche qui, si potrebbe fare un piccolo sforzo e capire…) tra breve deciderà e cambierà la norma. Le pressioni locali sono già al lavoro…

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.