“Salute di ferro nel 2015 per chi ha Saturno in Capricorno”. Stato di salute ed alfabetizzazione scientifica: a che punto siamo in Italia?

alfabetizzazionePier Luigi Lopalco

Non credo di sbagliare affermando che – durante le vacanze natalizie – lo spazio televisivo destinato agli oroscopi in pochi giorni abbia superato quello della programmazione di intrattenimento scientifico di un anno intero. La forte correlazione fra bassa alfabetizzazione nel campo della salute e alto uso di servizi di emergenza, bassa aderenza a programmi di screening senologico, bassa accettazione di vaccinazione anti-influenzale.


Per stare bene in salute, quanto è importante l’alfabetizzazione scientifica? Secondo il sistema di valutazione PISA (programma di valutazione internazionale dello studente, promosso dall’OCSE – PDF: 2,7 Mb) per alfabetizzazione scientifica (scientific literacy) di un individuo si intende il complesso delle sue conoscenze in ambito scientifico che lo rendano capace di comprendere e spiegare fenomeni scientifici, di trarre conclusioni basate sui fatti, nonché la sua abilità a confrontarsi con temi e problemi legati alle scienze. Una revisione sistematica delle evidenze pubblicata nel 2011 su Annals of Internal Medicine mostrava una forte correlazione fra bassa alfabetizzazione nel campo della salute e alto uso di servizi di emergenza, bassa aderenza a programmi di screening senologico, bassa accettazione di vaccinazione anti-influenzale; fra gli anziani risultava evidente anche una associazione con basso stato di salute e tassi di mortalita piú elevati[1]. È facile intuire come l’alfabetizzazione scientifica, che è strettamente correlata alla alfabetizzazione nel campo della salute, sia un forte determinante di salute.

Avere gli strumenti per interpretare problemi scientifici e, di conseguenza, problematiche connesse a prevenzione e cura, è dunque importante per stare meglio in salute. A questo proposito, i risultati delle indagini PISA non sono confortanti per il nostro Paese. Secondo le ultime indagini, infatti, la alfabetizzazione scientifica dei nostri studenti si pone al di sotto della media europea, con un punteggio medio di 494 punti, e con solo il 6,1% degli studenti che si colloca nella posizione alta della scala PISA, quelli cioè in grado di “identificare, spiegare e applicare la conoscenza scientifica e la conoscenza sulla scienza in un insieme di situazioni complesse della vita reale”[2]. Ed il problema non si riferisce ad una situazione recente, del tipo “la scuola di oggi non è più quella di una volta”, anzi i dati della rilevazione 2012 mostravano un miglioramento rispetto alla situazione fotografata nel 2006 che risultava ancora più sconfortante. Identificare le cause di tale fallimento è certamente complesso ed esula dagli obiettivi di questo breve articolo. Sembra importante invece partire da questo dato per ragionare sulle connessioni fra istruzione e stato di salute e identificare eventuali azioni da parte della classe medica che possano mitigare il problema.

In effetti, un’altra faccia della medaglia e stata messa in luce da un recente editoriale sul Lancet[3] dove si discute la necessità per i medici di leggere letteratura non scientifica in modo da aumentare le proprie capacità di empatia e, di conseguenza, migliorare il rapporto terapeutico con il paziente. “I libri offrono l’opportunità di guardare al mondo da una differente prospettiva, attraverso le esperienze vicarie di altre persone, tempi e luoghi”. La letteratura, in sostanza, amplificherebbe le esperienze del medico fornendogli nuove chiavi di lettura per comprendere l’universo del paziente.

Come dicevo, due facce della stessa medaglia: una popolazione di pazienti che avrebbero bisogno di migliorare le loro conoscenze scientifiche per poter aumentare le proprie possibilità di prevenzione e cura offerte dal sistema ed una popolazione di medici (che diamo per scontato abbiano una buona alfabetizzazione scientifica, ma ciò potrebbe essere oggetto di un’altra discussione) che leggono più letteratura – nel Paese in Europa dove si legge di meno – per comprendere meglio i propri pazienti.

A fronte di queste riflessioni, riporto il fatto che – avendo felicemente trascorso il periodo delle vacanze natalizie in Italia – sono rimasto particolarmente colpito dallo spazio enorme che la televisione (pubblica e privata) insieme a tante testate giornalistiche blasonate abbiano dato nel periodo intorno a Capodanno agli oroscopi. Non credo di sbagliare affermando che lo spazio televisivo destinato agli oroscopi in pochi giorni abbia superato quello della programmazione di intrattenimento scientifico di un anno intero. Ecco, forse dovremmo partire da qui. Alfabetizzazione scientifica e amore per la buona letteratura non possono convivere con la superstizione. Le istituzioni – annoverando i media finanziati con denaro pubblico fra queste – dovrebbero avviare una seria riflessione su questo. Va bene presentare un oroscopo cosí come va bene presentare un quiz, per puro intrattenimento, ma – in una paese dove maghi e fattucchiere proliferano – forse sarebbe bene utilizzare un avviso, del tipo di quelli usati sui pacchetti delle sigarette: “Nuoce gravemente alla salute”.

Pier Luigi Lopalco, Professore Associato di Igiene, Universitá di Bari. Head of Scientific Assessment Section, ECDC, Stoccolma

Bibliografia

  1. Berkman ND, Sheridan SL, Donahue KE, Halpern DJ, Crotty K. Low health literacy and health outcomes: an updated systematic review. Ann Intern Med 2011; 155(2):97-107.
  2. Sintesi del rapporto PISA-OCSE [PDF: 2,7 Mb]
  3. Literature and medicine: why do we care? The Lancet 2014; 385(9963): 90.

 

 

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