La migrazione è vita

migranti

Gavino Maciocco

Non serve affondare i barconi o innalzare i muri per fermare le migrazioni. Basta vedere quello che è successo nel corridoio tra Messico e USA: nonostante il muro eretto nel 2006 questo rimane il varco migratorio più transitato al mondo. È inutile cercare argomenti razionali per discutere con chi trasforma i migranti in nemici e se ne serve per raccogliere consensi intorno a un progetto che appare sempre più chiaramente reazionario e a tratti autoritario. Bisognerebbe trovare la forza per chiedere due cose semplici: l’apertura di tutte le frontiere e la libertà di movimento per ogni abitante della Terra.


Tra il 1990 e il 2013 nel mondo sono migrati 77 milioni di persone. Il periodo di maggiore migrazione è stato tra il 2000 e il 2010 quando il movimento migratorio ha interessato 4,6 milioni di persone l’anno. In seguito dal 2010 al 2013 i flussi migratori – a causa della crisi economica che ha colpito Europa e USA – hanno subito un rallentamento portando il numero annuale di migranti nel mondo a 3,6 milioni.

Nel periodo 1990-2013 è il Nord America l’area che ha attratto il più alto numero di migranti: 25 milioni, pari a una media di più di 1 milione l’anno. Il 57% proveniente dall’America Latina, 35% dall’Asia e 6% dall’Africa.

L’Europa nello stesso periodo ha registrato flussi per 23 milioni di persone: nel 43% dei casi di tratta di migrazioni interne al continente (es: dalla Polonia al Regno Unito, dalla Romania all’Italia), nel 22% di migranti provenienti dall’Asia, nel 18% dall’Africa e nel 14% dall’America latina.

L’Asia segue con 21 milioni di migranti, l’87% dei quali si sono mossi all’interno dello stesso continente (es: dall’India agli Emirati Arabi, dalla Cina alla Corea del sud)[1].

I numeri danno, meglio di ogni altra considerazione, l’idea della dimensione imponente del fenomeno, che è esistito da sempre, come espressione della vitalità e del desiderio di progresso del genere umano. E non serve affondare i barconi o innalzare i muri per fermare le migrazioni. Basta vedere quello che è successo nel corridoio tra Messico e USA: nonostante il muro eretto nel 2006 questo rimane il varco migratorio più transitato al mondo.

Gli USA sono il paese che ospita il più alto numero di migranti: 50 milioni (su una popolazione di 300 milioni) – vedi Figura 1, ed anche per questo sono la nazione più ricca e dinamica del mondo.

Figura 1. I dieci paesi con il più alto numero di migranti internazionali (1990-2013)

migrazioni_Figura1
Cliccare sull’immagine per ingrandirla

Fa veramente impressione il confronto con l’Unione Europea (500 milioni di abitanti) dove ci si azzuffa – senza alla fine decidere – su come distribuire (in 24 mesi) 40 mila migranti tra i 28 paesi membri. Ci si azzuffa e non si decide perché il tema dei migranti è diventato uno strumento di lotta politica ed elettorale, un modo sbrigativo e efficace di raccolta di consenso perché fa leva su emozioni potenti come la paura, l’insicurezza, la rabbia.

Questo avviene in varia misura in tutti i paesi europei, ma soprattutto in Italia, che si scopre essere il paese più razzista del continente (vedi ricerca del Pew Research Center di Washington). Grande la responsabilità della politica, ma anche dei mezzi d’informazione, per i messaggi distorti, per le trasmissioni urlate e la mancanza di un dibattito serio e approfondito su questi temi (vedi post Migrazioni e salute, la cattiva informazione).

Enorme la responsabilità del governo italiano che, in tutto questo tempo, non è riuscito a predisporre un piano d’azione credibile, come ha denunciato monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della fondazione Migrantes, della Conferenza episcopale italiana: “Il sistema di accoglienza italiano per richiedenti asilo, improvvisato, insufficiente, politicamente non condiviso, segnato da malaffare e da una burocrazia impagliata, ha portato a una mancanza di credibilità dell’Italia in Europa, e ha giustificato in qualche modo un mancato accordo europeo sul l’agenda delle migrazioni” (vedi post Un paese serio non può che fare così).

Ma poiché il governo non perde occasione per assecondare gli orientamenti della destra sta emergendo un piano basato sulla separazione geografica dei migranti: clandestini al Sud, rifugiati al Nord . Una soluzione bislacca e una suddivisione del tutto arbitraria tra persone meritevoli di accoglienza e no, e tra regioni del nord e del sud. E per non farsi mancare niente nell’inseguimento dell’elettorato leghista ecco l’incredibile dichiarazione del ministro Alfano: “Faremo tutto ciò che è possibile per impedire che gli italiani non trovino lavoro per colpa di immigrati che non hanno diritto di stare qui – ha concluso -. Faremo di tutto per rimpatriare il più alto numero di persone che si possono rimpatriare” (Corriere della Sera del 28 giugno 2015).

“Abbiamo sbagliato – scrive Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale. È inutile cercare argomenti razionali per discutere con chi trasforma i migranti in nemici e se ne serve per raccogliere consensi intorno a un progetto che appare sempre più chiaramente reazionario e a tratti autoritario. La logica non farà cambiare idea a chi usa i migranti come capro espiatorio della crisi economica, sfruttandoli per spostare l’attenzione dai veri responsabili. Siamo caduti in una trappola, cercando di spiegare numeri alla mano che i migranti non sono così tanti da rappresentare un pericolo per un continente come l’Europa”.

Di qui l’appello (che sentiamo di condividere):

“Ci vorrebbero allora donne e uomini capaci di dare vita a un movimento collettivo che faccia leva invece su sentimenti come la solidarietà, la giustizia, l’uguaglianza (“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”, diceva don Milani). Bisognerebbe poi che questi uomini e queste donne si organizzassero e che insieme trovassero la forza per chiedere due cose semplici: l’apertura di tutte le frontiere e la libertà di movimento per ogni abitante della Terra”.

 

Risorse

  1. United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population Division. International Migration Report 2013 [PDF: 943 Kb]. New York, 2013.

3 commenti

  1. Grazie Gavino.Affascina quanto scrivi:abolire le frontiere e liberta’di spostamento per ogni abitante del pianeta.Lo dicesse anche il Papa! Voglio pero’ capire meglio:come evitare lo spostamento di cattivi soggetti?che so:gente attirata dalle ricchezze naturali di un Paese da sfruttare male e illegalmente. Oppure degli stessi (cattivi soggetti) che entrano in un Paese povero e con pochi controlli per farci la guerra o per sottometterli addirittura.
    Grazie.
    Max
    Dodoma

    1. Abbattere le frontiere, ma che scemenza! Allora a cosa serve lo stato? Abbattiamo anche quello no? Anarchia totale e siamo tutti felici, tanto il mondo è un bel posto dove c’è solo gente perbene…
      Le sue velate allusioni a Salvini fanno solo ridere, la situazione allucinante che si sta creando, a cominciare dalle periferie, con orde di disperati che si stanziano nella totale assenza di disponibilità di possibilità di lavoro fa molto ma molto meno ridere. Lasci perdere, dia retta!
      P.S. Per curiosità: lei la porta di casa sua la chiude a chiave o la lascia aperta?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.