Covid-19 e Canada. America cosi vicina, America cosi lontana

Gino Bucchino

Sebbene il Canada sia felice di non essere “negli” Stati Uniti, è ben lontano dal potersi definire “isola felice”.

Il Canada è in Nord America, separato dagli Stati Uniti da un lunghissimo confine di terra di oltre 8 mila chilometri, ma anche cosi vicino e attaccato agli Stati Uniti che non sono pochi, ancora, nel mondo quelli che non riescono a localizzare bene la sua posizione o che pensano che alla fin fine Canada e Stati Uniti siano la stessa cosa.

Insomma un paese un po’ dimenticato, ricordato, anche a livello ufficiale, quando qualche delegazione fa sosta in Canada in occasione di una visita negli Stati Uniti. Forse l’unica cosa che avvicina Canada agli Stati Uniti è un lontano sottile legame di parentela, dato che il Canada è diventato soprattutto “inglese-americano” solo a partire dal 1780 circa quando quasi 100 mila “loyalists” sconfitti dagli insorti americani nella guerra contro l’Inghilterra si trasferirono in Canada.

Inutile andare a cercare altre similitudini. Canada e Stati Uniti, nonostante il confine di terra, è come se fossero separati da un oceano. Il Canada è più grande degli Stati Uniti (è il secondo Stato più esteso del mondo dopo la Russia). È una monarchia parlamentare federale (strano ma è proprio così, “appartiene” alla Regina Elisabetta). Ha un ben organizzato sistema di accoglienza di immigrati e richiedenti asilo (nel 2018-2019 ha ammesso 313.580 immigrati). Manifesta dignità di attenzione ai suoi “indiani” (“the first nations”), i nativi del Canada, ai quali a partire dal 1995, il Governo del Canada riconosce il diritto all’autogoverno, agli Inuit (uno dei gruppi principali di eschimesi) e ai Metis (i meticci direttamente discendenti dalle unioni fra nativi e franco-canadesi, inglesi e scozzesi.

Nessuna meraviglia se fra le non similitudini fra Canada e Stati Uniti inseriamo anche il diverso comportamento dei due paesi nel combattere la pandemia del Covid-19.

Il modo di affrontare e combattere il coronavirus da parte del Canada è forse lontano dall’essere perfetto ma è di gran lunga migliore della gestione degli Stati Uniti (Vedi anche Covid-19 in Canada). I numeri non lasciano nessun dubbio (Tabella 1). Alla data dell’11 ottobre 2020 il Canada registra 178mila casi (4.719 casi per milione di abitanti) e 9.585 decessi (254 decessi per milione di abitanti) contro gli oltre 7milioni e mezzo di casi degli Stati Uniti (circa 23mila per milione di abitanti) con 212mila morti (641 per milione di abitanti).

Tabella 1

Popolazione Speranza di vita Totale casi Casi x milione Totale morti Morti per milione Morti per milione periodo 2/10 -14/10
Canada

 

38.000.000 82,2 178,117 4.719 9,585 254 9,4
Stati Uniti

 

328.000.000 70,3 7.583.748 23.121 212.229 641 26,8
Italia

 

60.300.000 82,7 349.494 5.795 36.040 598 5,8
Svezia 10.230.000 82,4 98.451 9.623 5,894 584 1,5

Fonti

Coronavirus disease (COVID-19). Data as received by WHO from national authorities, as of 11 October 2020
European Centre for Disease Prevention and Control .COVID-19 Situation Dashboard

Percorsi molti diversi dovuti a diversi fattori

I messaggi immediati alla nazione da parte del Governo delle Province – “go home and stay home”, e il perentorio “i canadesi devono capire che è loro dovere ascoltare e seguire queste direttive, e stare in casa è il modo di servire il paese” – del Premier Trudeau hanno fatto capire quasi subito che il problema era veramente serio. Pochi giorni dopo, il 16 marzo, in modo veloce, coordinato e condiviso sono state chiuse le scuole e il 20 marzo è stata chiusa anche la frontiera terrestre con gli Stati Uniti, a tutt’oggi ancora chiusa. I leaders delle varie province hanno messo da parte le differenze regionali. Persino il leader di destra Ford attualmente al Governo dell’Ontario non ha esitato a condannare le proteste dei negazionisti sull’uso delle mascherine e del distanziamento sociale.

Due aspetti importanti, infine, forse i più importanti, il fatto che il Canada abbia un sistema universale di assistenza medica e il fatto che le varie province, sottostanti ad un unico governo di sanità pubblica, siano state ben coordinate nel come rispondere alla pandemia. A differenza di quanto invece avviene negli Stati Uniti dove per la mancanza di un sistema universale di assistenza medica sono molti i cittadini che non hanno accesso alle cure mediche e dove i diversi Stati, intraprendendo loro strade,  finiscono spesso per scontrarsi con il Governo Federale. Infine, cosa altrettanto importante, i politici canadesi non hanno mai esitato a cedere agli scienziati il posto alla luce dei riflettori guardandosi bene dall’esprimere opinioni divergenti, almeno in pubblico.

Negli USA, un “fai da te” generalizzato, certamente colpevole di un altrettanto generalizzato dilagare dei casi e, purtroppo, dei morti che ha anche creato un diffuso stato di confusione, incertezza  e crollo di credibilità fra e verso le varie istituzioni, politiche e non. Fino a vedere il manifestarsi di forti prese di distanza anche da parte di istituzioni che mai avevano manifestato una posizione politica. È avvenuto con il prestigioso New England Journal of Medicine che l’8 ottobre ha condannato in un suo “storico” editoriale[1] l’amministrazione Trump per come ha affrontato la pandemia da coronavirus fino a spingersi a “chiedere agli elettori che l’attuale leadership degli Stati Uniti venga rimossa dal suo mandato”. Incertezza e sgomento che comincia a manifestarsi anche nelle stanze dell’amministrazione Trump con le dimissioni dell’epidemiologo Rick Bright fortemente critico per la “caotica e politicizzata risposta dell’amministrazione Trump alla crisi del coronavirus”.

Tutto bene invece in Canada? Sicuramente meglio dei vicini “americani” che si chiedono come mai il numero dei morti per milione di abitanti, negli Stati sia quasi 4 volte più alto. E sebbene il Canada è ben felice di non essere “negli” Stati Uniti, è ben lontano dal potersi definire “isola felice”. Non è chiaro se, quanto e come potremo resistere al perdurare della pandemia e agli scossoni di una seconda, terza, ondata, e alle incertezze del vaccino.

Anche grazie all’esperienza dell’evenienza SARS del  2002 gli ospedali sono ben attrezzati e preparati, forse più di ogni altro paese al mondo. Il “nuovo” però desta qualche preoccupazione. Anche in Canada, soprattutto nelle grandi città si cominciano a vedere lunghe code per sottoporsi al test dei tamponi e l’avvicinarsi dell’inverno ne rende difficile la gestione.

Lo stato di attenzione sociale del  Canada è certamente uno dei migliori del mondo, ma fino a quando può resistere? Alcuni inquietanti segnali si cominciano a vedere nei parchi cittadini con un numero ogni giorno crescente di canadesi, anche giovani e giovani coppie, che montano una tenda e ci vanno a vivere. Hanno perso il lavoro e l’assegno che ricevono in aiuto dal governo fin dall’inizio della pandemia, non sempre è sufficiente a pagare l’affitto.

Gino Bucchino, medico, vive e lavora a Toronto (Canada).

Bibliografia
The Editors. Dying in a Leadership Vacuum. N Engl J Med 2020; 383;15:1479-80

 

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