La posta in gioco

Gavino Maciocco

Nelle imminenti elezioni presidenziali è in gioco non solo il destino degli Stati Uniti, ma anche quello del resto del mondo. A partire dalla sanità.

 

Negli USA dall’inizio della pandemia sono più di 9 milioni le persone contagiate e 230 mila quelle decedute. Nell’ultima settimana il virus si diffonde nel paese con numeri giornalieri di 100 mila casi e 1000 morti, con una potente tendenza alla crescita (Figura 1). Preoccupano i numeri ma anche il tipo di diffusione. Nelle prime fasi l’epidemia esplodeva in aree circoscritte: il nord-est (in particolare New York), poi California e Florida. Ora l’intero Paese è coinvolto: anche negli Stati più interni, risparmiati nella scorsa primavera – come North e South Dakota e Wisconsin – si registrano elevati picchi di diffusione (Figura 2).

Alla catastrofe sanitaria si aggiunge anche quella sociale. Accanto ai dati dei contagiati e dei morti si devono infatti aggiungere quelli di coloro che hanno perso il lavoro (23 milioni ) e di quelli che in conseguenza di ciò si sono ritrovati privi di assicurazione sanitari (14 milioni).   La pandemia ha inoltre amplificato le già profonde diseguaglianze socio-economico e razziali: le persone di colore negli USA hanno un tasso di mortalità 2,1 volte superiore rispetto alla popolazione bianca; anche i nativi americani e le popolazioni indigene dell’Alaska sono duramente colpite, con una mortalità tre volte superiore. Secondo una recente indagine condotta congiuntamente dalla radio pubblica NPR e dalla Scuola di Salute Pubblica di Harvard il 60% degli afro-americani, il 72% degli ispanici e il 55% dei nativi americani – a causa della pandemia – stanno affrontando serie difficoltà economiche rispetto al 36% dei bianchi (vedi Il virus nelle elezioni americane 2020).

Non era mai accaduto che una rivista scientifica, una delle più prestigiose, il New England Journal of Medicine (NEJM), arrivasse a mettere sul banco degli imputati un Presidente degli USA per aver procurato un enorme danno alla salute della popolazione americana, accusandolo di essere un “pericoloso incompetente”. Cosa non ha funzionato nella gestione della pandemia? Si chiede l’editoriale non firmato[1] (quindi diretta espressione della direzione della rivista). È andato storto quasi tutto, è la risposta. C’è stata una generale sottovalutazione della gravità della situazione, non solo nelle prime fasi della pandemia, ma anche successivamente quando erano note le misure efficaci per contenere la diffusione del virus, come il distanziamento fisico e l’uso delle mascherine. Tali fondamentali precauzioni sono state ignorate, perfino sbeffeggiate, dal Presidente Trump e dai suoi sodali.

Il governo centrale ha inoltre rinunciato a svolgere un ruolo di indirizzo e di coordinamento degli interventi, lasciando ai singoli Stati la responsabilità delle scelte, come l’attuazione di lockdown,  adottate il più delle volte sulla base dell’appartenenza politica dei Governatori. Ma il danno più grave è stato inflitto alle istituzioni scientifiche che avrebbero dovuto orientare le politiche di contrasto alla pandemia. Donald Trump, accusa il NEJM, ha deliberatamente depotenziato e delegittimato autorità sanitarie – il cui valore è riconosciuto a livello mondiale – come i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e i National Institutes oh Health (NIH), ignorando le loro raccomandazioni e mettendo nelle mani di ciarlatani la salute del popolo americano, provocando con ciò un numero imprecisabile, ma elevatissimo, di morti evitabili. “Chiunque avesse causato una tale mole di perdita di vite andrebbe incontro a conseguenze legali. Ma i nostri leader pretendono l’immunità per le loro azioni. Questa elezione – conclude l’editoriale – ci dà il potere di fare giustizia”.

Donald Trump, nella campagna elettorale del 2016, aveva promesso che lo stesso giorno del suo eventuale insediamento alla Casa Bianca avrebbe abolito la riforma sanitaria di Obama (Affordable Care Act – ACAObamacare). Al termine del suo mandato presidenziale, dopo 4 anni, Obamacare è ancora lì: Trump non ha avuto la forza, né il coraggio, di cancellarla in via legislativa (mossa ritenuta troppo impopolare).  Con la scomparsa della giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg e la sua fulminea sostituzione con Amy Coney Barrett, la giudice voluta da Trump per le sue posizioni ultraconservatrici, gli equilibri all’interno della Corte si sono spostati ancora di più a favore dei conservatori. A seguito di ciò si apre la concreta possibilità che sia la Corte Suprema a decretare la cancellazione della riforma sanitaria, circostanza che sarebbe decisamente favorita dalla rielezione di Trump.  E meno male che Obamacare è ancora in vigore in presenza della pandemia, rappresentando una vera rete di protezione per coloro che perdono il lavoro e di conseguenza anche l’assicurazione sanitaria, ma che possono – ricadendo nella fascia di popolazione più povera – usufruire di Medicaid, l’assicurazione pubblica per le famiglie con basso reddito[2].  Purtroppo ciò non avviene in tutto il territorio USA: infatti la Corte suprema nel 2012 stabilì era facoltà dei singoli Stati stabilire la platea dei beneficiari. Così è avvenuto che tendenzialmente gli Stati governati dai Democratici applicano la legge in maniera integrale, mentre quelli governati dai Repubblicani tendono a restringere la platea, riducendo i criteri di accesso a Medicaid (vedi Sono pazzi questi americani).

Salute e assistenza sanitaria sono tra le questioni più divisive della politica americana, con l’opinione pubblica generalmente spaccata a metà tra chi è favorevole all’intervento del governo per garantire con assicurazioni pubbliche la più ampia possibile copertura sanitaria possibile e chi è fermamente contrario a tutto ciò che viene definito spregevolmente medicina “socializzata” o, ancora peggio, “socialista”. Tendenzialmente la prima metà fa riferimento al partito Democratico, la seconda al partito Repubblicano. Ma l’irruzione della pandemia Covid-19 nella società americana è riuscita a spostare gli umori e le preferenze dell’opinione pubblica come dimostra lo Special Report pubblicato il 29 ottobre sul NEJM[3].

Il Rapporto rivela che la percentuale favorevole all’intervento del governo federale nel campo dell’assistenza sanitaria arriva al 61% (81% tra i Democratici e 39% tra i Repubblicani). Più sorprendente è la risposta alla domanda “È favorevole all’implementazione di un’assicurazione sanitaria nazionale che garantisca la copertura sanitaria a tutti i cittadini con una sola assicurazione (Medicare for All)?” Il 57% è per il sì (78% Democratici e 24% Repubblicani).

Questo tipo di umori si riflettono anche sul giudizio degli Americani sulle performance di Donald Trump nei quattro temi su cui è incentrata la rovente campagna elettorale: economia, assistenza sanitaria, Covid 19, questione razziale. Il dato generale è a sfavore di Trump: 54% disapprova, 43% approva. Dei quattro temi citati Trump si salva solo nell’economia, mentre negli altri tre viene severamente bocciato, come si può vedere nella tabella sottostante.

“Con lo slogan di rendere di nuovo grande l’America (“Making America great again”), l’amministrazione Trump ha perseguito politiche nazionaliste regressive, ha annullato le protezioni per gli individui, il lavoro e l’ambiente e si è ritirata dagli accordi internazionali e dalle organizzazioni multilaterali, come l’OMS – si legge nell’editoriale di Lancet dedicato alle elezioni USA[4]. Guidata da un’inarrestabile agenda basata su deregolamentazione e disregolazione, l’America ha abbandonato la sua posizione di leadership un tempo preminente e ha rinunciato ai suoi benefici. Con le elezioni gli Americani hanno il potere di affrontare questi problemi, sia in patria che in tutto il mondo, rifuggendo dall’inganno della nostalgia del tempo passato”.

Bibliografia

  1. The Editors. Dying in a Leadership Vacuum. N Engl J Med 2020, 383: 1479-80.
  2. Agarwal SA, Sommers BD. Insurance Coverage after Job Loss – The importance of the ACA during the Covid-Associated Recession. N Engl J Med 2020; 383:1603-06.
  3. Blendon JR, Benson JM. Implication of the 2020 Election for U.S. Health Policy. N Engl J Med 2020; 383:e105.
  4. Editorial. The US elections 2020. Lancet 2020; 396: 1373.

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