Appello: “Quando passerà la tempesta”

QUANDO PASSERÀ LA TEMPESTA
E SI ANIMANO LE STRADE
E SIAMO SOPRAVVISSUTI
DI UN RELITTO COLLETTIVO,
CON IL CUORE PIANGENTE
E IL DESTINO BENEDETTO,
CI SENTIREMO FELICI,
SOLO PER ESSERE VIVI.
E GLI DAREMO UN ABBRACCIO
AL PRIMO SCONOSCIUTO
E LODEREMO LA FORTUNA,
DI CONSERVARE UN AMICO.
CAPIREMO IL FRAGILE
COSA SIGNIFICA ESSERE VIVI,
SUDEREMO EMPATIA
PER CHI C’È E CHI SE N’È ANDATO!

O’ MEARA: EPIDEMIA DI PESTE 1800

 

Come si legge nel testo, siamo persone con disabilità grave e complessa. Qualsiasi manovra funzionale, sul nostro corpo è ad alto rischio per la nostra salute psico-fisica. Solo chi ha una conoscenza minuziosa del nostro corpo, può aiutarci ed evitare dei danni, irreparabili. In genere queste persone sono i familiari e gli assistenti personali. Questa è la ragione, sine qua non, per cui risulta essenziale, programmare servizi h24 permanenti (a maggior ragione in tempo di pandemia) di personale preparato ad hoc per intervenire, quando i nostri assistenti e caregiver sono impossibilitati a farlo.

Alla luce di quanto stiamo vivendo in conseguenza della pandemia di Covid-19 abbiamo ritenuto necessario lanciare questa appello.

Chiediamo che vengano creati dei servizi territoriali, sia sanitari che di assistenza personale, in modo che le persone con disabilità gravissima non autosufficienti (anziane e non), in una situazione di emergenza, come durante la pandemia di Covid-19, possano trovare risposta sul territorio senza necessariamente lasciare la propria abitazione ed ingolfare inutilmente pronto soccorso e reparti ospedalieri, se non in caso di rischio grave per la propria vita.

È necessario garantire un team a reperibilità h 24 per tutte le persone che hanno problematiche gravi croniche legate alla loro disabilità, in modo tale che il territorio possa attutire le conseguenze di questa pandemia, lasciando agli ospedali solamente la gestione delle situazioni di estrema gravità.

Questa struttura organizzativa potrà, anche nel futuro, avere questa funzione importante di cuscinetto. Intervenendo con tempestività  permetterà di evitare situazioni di affollamento insostenibile delle strutture ospedaliere e solleverà le persone gravemente non autosufficienti o malate croniche dall’ansia di non sapere a chi rivolgersi, in caso di imprevisti o emergenze.

Il sistema sanitario e assistenziale italiano, già in difficoltà, è crollato nell’impatto con la crisi pandemica, mettendo a nudo le proprie debolezze e limiti.

Questo è un momento di svolta da utilizzare per creare una rete territoriale efficiente che sia funzionale ANCHE per i periodi di normalità.

Un esempio banale è stato l’abbandono totale delle persone non autosufficienti al primo lockdown. Queste ultime non sono state contattate da nessuno e non hanno ricevuto nessuna informazione su come gestire l’eventuale positività loro o di un loro convivente.

L’ARCI con il supporto dell’Agenzia ONU per i rifugiati ha creato un sito bellissimo in tutte le lingue in loro aiuto durante l’emergenza Covid-19. Grave è la totale mancanza delle persone con disabilità tra le aree tematiche del sito. Siamo invisibili!

Come minimo avrebbero dovuto ricevere dei dispositivi di protezione individuale per i propri caregiver dato che il contatto ravvicinato è inevitabile.

Dal Recovery Plan arriveranno alla Sanità 18 mld che sono destinati anche al territorio ed alla tecnologia, questa opportunità non va sprecata. Dovrà essere creata un’organizzazione territoriale di supporto alle persone non autosufficienti, che non serva solo per questa pandemia, ma che rimanga come risposta stabile a tutte quelle persone che vivono presso la loro abitazione e non vogliono essere assolutamente istituzionalizzate.

LE RSA E LE RSD SI SONO DIMOSTRATE INADEGUTE A DARE RISPOSTE ALLA CRISI PANDEMICA. LA STESSA AMNESTY INTERNATIONAL HA FATTO PARTIRE UN’INDAGINE PER SOSPETTE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI IN QUESTE STRUTTURE.

Emblematico il titolo del primo rapporto di Amnesty sulle RSA: “Abbandonati”. Lo stesso titolo andrebbe bene per le famiglie con all’interno del proprio nucleo una o più persone non autosufficienti.

Chiediamo che la pandemia Covid 19 sia di stimolo per una svolta epocale sul tema della non autosufficienza e la disabilità in generale, ma secondo il principio fondamentale “Nulla su di noi, senza di noi”.

La carenza di programmazione ha già fatto abbastanza danni, lo dimostrano i dati sugli ospedali sotto organico e la mancanza di medici specialisti.

Quindi questa rete di assistenza sanitaria territoriale dovrà essere pianificata entro breve CON E NON PER le persone disabili ed i loro caregiver, che con grande coraggio cercano, ad oggi senza nessun supporto esterno, di sopravvivere a questa tragedia mondiale.

 

Vincenza Zagaria                                Nevio Minici                              Costanza Loni 

Per contatti o adesioni scrivere a :                 invisibiliCovid@gmail.com

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