Contro la Superliga in Sanità

Marco Geddes

Facciamo come i tifosi del Liverpool. Ribelliamoci contro la tendenza di privatizzare la sanità italiana. Contro il tentativo di utilizzare la crisi della pandemia per smantellare il nostro SSN.

“Meno Stato, più Mercato”! Sento avvicinarsi questo ululato e penso e temo che, spesso, ritornano come gli Zombi nei film horror di seconda scelta.  Ma qui non siamo al cinematografo, ma in un paese martoriato nelle vite, nella salute, nell’economia, negli affetti da una pandemia destinata a non scomparire in breve tempo. Un fenomeno che dovrebbe averci insegnato pure qualche cosa; che dovrebbe averci disvelato le debolezze strutturali del nostro Paese, l’incuria di questi anni per una fondamentale conquista civile quale il Servizio sanitario nazionale; negligenza paragonabile solo alla mancata manutenzione del  ponte Morandi.

Eppure no, non è così, questa esperienza – temo – non ci è bastata. Quali sono queste “voci” che si avvicinano? Ne cito due, palesi seppure non denunciate con forza, non disvelate adeguatamente, ma gravi e provenienti da fonti “autorevoli” dell’apparato statale e prossime al Governo.

La prima è l’incredibile, ai miei occhi e alla mia coscienza, dichiarazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che si rivolge al Presidente del Consiglio dei Ministri con la sua annuale Segnalazione di Proposte di riforma concorrenziale[1]. Io, sfogliando queste pagine, avevo avuto una flebile speranza: che tale Autorità rivolgesse un sentito appello – o monito – al Presidente del Consiglio, affinché prendesse posizione, come un vero liberale, contro l’abuso dei brevetti che, diventando di fatto un cartello  monopolistico, si sono trasformati, da stimolo all’innovazione, a un mezzo per bloccarla o rallentarla[2].

Il documento non dà risposta a questa mia speranza: il rafforzamento del sistema sanitario non si attua pertanto con adeguati finanziamenti opportunamente orientati, con la formazione e assunzione di personale, con un potenziamento della ricerca, con una profonda riforma della sanità territoriale ma – afferma questo testo – con un “efficientamento” che si ottiene con “… una maggiore apertura all’accesso delle strutture private all’esercizio di attività sanitarie non convenzionate”. Ciò comporterà, credono (o fingono di credere) gli estensori di tali indicazioni: “… una più intensa integrazione fra pubblico e privato” capace di rispondere alle crescenti richieste dei cittadini.

Penso onestamente che gli estensori di tali affermazioni, certo non ingenui e impreparati, non credano affatto che ciò comporti alcuna integrazione, poiché propongono esplicitamente che non vi sia alcuna forma di programmazione nazionale o regionale. Per quanto concerne le strutture sanitarie non convenzionate infatti indicano (e sollecitano) il Presidente del Consiglio dei Ministri  a eliminare “… il vincolo della verifica del fabbisogno regionale di servizi sanitari… modificando l’artt. 8-ter, comma 3, del d.legs. 30 dicembre 1992 n. 502 prevedendo che l’accesso dei privati all’esercizio di attività sanitarie non convenzionate con il SSN sia svincolato dalla verifica del fabbisogno regionale di servizi sanitari.”

La sopradetta Autorità è  preoccupata dell’invadenza dello Stato tuttofare che, con i suoi tentacoli, i suoi “lacci e lacciuoli”, ha assorbito ogni pertugio del nostro sistema salute! Ha, con ogni evidenza, assistito a un altro film rispetto a quello che è stato proiettato in questi anni. Era in altra sala cinematografica o in un altro paese?

Pensa forse che la ospedalità privata sia in fase di annientamento, che ha invece incrementato il proprio peso in termini di posti letto (dal 14,7% nel 1981 al 20,4% attuale). Ritiene che il Servizio sanitario operi con i propri dipendenti in ogni ambito, mentre invece ha esternalizzato larga parte delle attività e dei servizi, e non solo di quelli accessori, come dimostra il crollo della spesa sanitaria pubblica per il personale e la parallela crescita di quella per acquisire dai privati  beni e servizi. Il pubblico ha inoltre lasciato ai privati una parte rilevante di attività specialistica, della diagnostica, della riabilitazione… Si è ritirato anche dalla gestione di molte RSA e ha infine rinunciato a una partecipazione e indirizzo nella ricerca e produzione di farmaci e vaccini.  Stia pertanto serena l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: la produzione sanitaria privata ha un peso rilevante in Italia, pari a 108 miliardi di euro[3]!

Vi è ignoranza o rimozione di quanto è stato studiato, ricercato, pubblicato, in questi decenni ad evidenziare come il mercato sanitario abbia particolari caratteristiche, poiché le conoscenze e conseguentemente il rapporto fra “consumatore” e “offerente” è totalmente asimmetrico e “oscurato” dall’esistenza di un terzo pagante, sia esso finanza pubblica o sistema assicurativo-mutualistico. Non hanno presenti, gli autori di queste indicazioni, i molti studi che evidenziano l’effetto incrementale dei sistemi “misti” sulla spesa sanitaria complessiva,  ma anche su quella pubblica, incentivando i consumi sanitari inappropriati e il conseguente completamento – in ambito pubblico – di percorsi diagnostici. Ma queste riflessioni, queste conoscenze non formano la cultura e il substrato mentale degli estensori interessati a “… incentivare la libera scelta di medici, assistiti e terzo pagante”.

A questo “ululato” che invoca l’azione cieca e risolutiva del Dio Mercato, si è aggiunta la preliminare informazione sul DEF 2021. Dopo che abbiamo assistito nell’ultimo quadriennio, come si desume dai Bilanci consuntivi, a un appiattimento della spesa sanitaria pubblica sul PIL, con la conseguente riduzione della spesa sanitaria pro capite corretta per l’incremento dei prezzi, si prevede ora, nel nuovo DEF, un taglio dei finanziamenti destinati al SSN sia rispetto al PIL che in termini di finanziamento effettivo.

Spesa sanitaria 2017 2018 2019 2020
Miliardi 113.611 115.410 118.061 119.953
% sul PIL 6,6 6,6 6,6 6,6

 

Spesa sanitaria 2021 2022 2023 2024
Miliardi 127.138 123.622 126.231 124.410
% sul PIL 7,3 6,7 6,6 6,3

Questo documento ci avverte quindi che “La festa è finita!”. Basta assunzioni di personale (tanto più che sono state prevalentemente a termine); non più risorse per la pandemia! Non ci sarà bisogno di nuovi farmaci e dei vaccini? Non avremo più da organizzare una vaccinazione di massa? Non ci sarà necessità di acquisti di mezzi di protezione individuali e i consumi di ossigeno ritorneranno all’epoca pre-covid? Le apparecchiature per la rianimazione, acquisite con fondi pubblici o donazioni, resteranno inutilizzate per assenza di anestesisti? I progetti del Recovery Fund, quali Case della Salute e potenziamento dell’assistenza domiciliare sono utili solo per raccogliere finanziamenti e poi non realizzarli o ci si propone di creare gusci vuoti?

Cari amici, cari colleghi, cari lettori. Noi facciamo il tifo per il nostro Servizio sanitario nazionale ma dovremmo essere altrettanto decisi e capaci, come i tifosi dell’Arsenal, del Chelsea, del Liverpool, del Manchester City, del Manchester United, del Tottenham, nel far desistere i nostri governati da questo scempio. Indigniamoci e comportiamoci conseguentemente, con pacifica durezza, poiché dietro a questi ululati temo non ci sia improvvisazione o disattenzione. Vi è l’effetto della trasformazione attuata dal neoliberismo non solo sull’economia, ma anche sulla cultura, sull’immaginazione, sulla soggettività[4]. Vi è l’intendimento di relegare la politica ed esaltare l’economia, affermando la primazia della proprietà privata su tutto e circoscrivere i beni collettivi trascurando il ruolo dello Stato. Vi è l’obiettivo di considerare merce ogni cosa: il DNA, le foreste, le canzoni, l’acqua, i fondi marini, la salute!

 

Bibliografia

  1. Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Segnalazione ai sensi degli artt. 21 e 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287 in merito a: Proposte di riforma concorrenziale, ai fini della Legge Annuale per il Mercato e la Concorrenza, anno 2021. Inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri.
  2. Vincenzo Visco. Perché i veri liberali dovrebbero ribellarsi all’abuso dei brevetti. Il Sole 24 Ore, 9/4/2021.
  3. The European House. Ambrosetti, Meridiano Sanità Sicilia, 2019, p.20.
  4. Laura Pennacchi. Democrazia economica. Dalla pandemia a un nuovo umanesimo: Roma: Castelvecchi, 2021.

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