Covid-19 in Germania. Il rigore confuso

Dagmar Rinnenburger

Difficile immaginare un quadro più confuso di quello che regna attualmente in Germania. Ognuno dei 16 Laender fa per conto suo.  Le regole anticoronavirus sono spesso così complicate che si preferisce rimanere a casa. I tedeschi sono consapevoli e ne soffrono.

“È arrivata la terza ondata”, così disse il Presidente del Robert Koch Institut l’11 marzo 2021.  Prendiamo un giorno di riferimento preciso: il 4 aprile scorso. Assistiamo a uno spettacolo bizzarro. La Germania con la curva di contagiati dalla pandemia in lenta ma costante crescita e l’Italia in lenta discesa. Ambedue i paesi si trovano con un’incidenza intorno 160/100.000 abitanti. La Germania fa una cerimonia per i morti di Covid nel Parlamento, con 80.000 morti su 84 milioni di abitanti e 3.417.000 casi; l’Italia ha superato i 120.000 morti con circa 60 milioni di abitanti e più di 4 milioni di casi totali al momento.

Tabella 1. Covid-19. Dati di mortalità per 5 paesi

N. di morti per milione di abitanti dall’inizio della pandemia al 4 maggio 20211 N. di morti per 100 mila abitanti nel periodo dal 12.4.2021 al 25.4.20212
Germania 1.003 3,82
Italia 2.016 8,26
Regno Unito 1.871 0,49
Francia 1.612 6,13
Spagna 1.676 2,58

1 Worldometers.info: coronavirus

Qap.ecdc.europa.eu: COVID-19

La cancelliera Angela Merkel, scienziata e fisica di formazione, affermava all’inizio di aprile in un talk show che doveva succedere qualcosa e subito. Non è successo nulla nelle tre settimane seguenti, tranne la preparazione per l’approvazione della quarta legge per la protezione dalle infezioni (Infektionsschutzgesetz), con grandi dibattiti e litigi come non si erano mai visiti negli anni precedenti nel Parlamento. Alla fine una legge molto restrittiva è stata approvata ed è entrata in vigore dal 24 aprile.

L’Italia invece, che al momento ha la stessa incidenza di casi ma in lenta decrescita, con un tasso molto più alto di morti, proclama che dal 26 aprile si torna quasi tutti in zona gialla e che si riapre con cautela ma si riapre anche i ristoranti la sera all’aperto, le palestre, i musei e rimangono aperte le scuole.

Le regole di una volta non sembrano valere più. Anche se si cerca di controbilanciare con il numero crescente di persone vaccinate, rimane molto difficile comunicare le scelte che una volta erano dettate da necessità sanitarie pandemiche, mentre adesso sono sempre più scelte politiche.

Difficile immaginare un quadro più confuso di quello che regna attualmente in Germania. I tedeschi sono consapevoli e ne soffrono. Il rigore, l’aderenza alle regole e l’organizzazione erano sempre le grandi virtù delle quali si andava fieri; adesso il vaccino avanza a passo di lumaca nel paese, anche se sta migliorando negli ultimi giorni, come in tutta Europa. Ognuno dei 16 Laender fa per conto suo.  Le regole anticoronavirus sono spesso così complicate che si preferisce stare a casa, come diceva una barzelletta. La Germania è entrata in un duro lockdown prima di Natale, poi gradualmente ha riaperto, in modalità diversa in ogni Land. La Cancelliera avrebbe voluto un’altra chiusura drastica, ma lei – come Conte e adesso Draghi –  ha dovuto fare i patti con la “Realpolitik “. Si è dovuta scusare di aver voluto la chiusura per Pasqua, seminando incertezza. Era la fine della Merkel scienziata e prudente, le pressioni politiche erano troppe. Il suo rigore morale è stato ammirevole: “Ogni morto è troppo, non possiamo accettare 300 morti al giorno, dobbiamo sostenere gli infermieri e i medici”, sono state le sue parole appassionate nel Bundestag, consapevole che tra chiusuristi e aperturisti in mezzo ci sono i malati e i cadaveri. Ha perso la battaglia politica; il suo successore di partito è diventato Armin Laschet. Lui che ha governato male il suo Land, la Renania settentrionale-Westfalia, durante la pandemia senza una linea ed è stato duramente criticato da lei per questo.

La cancelliera ha fortemente voluto la legge che dà l’autorità al Bund, cioè al governo federale quando l’incidenza supera i 100/100.000 abitanti. Semplificando: ha voluto mettere ordine nell’individualismo dei Laender, almeno quando il pericolo è imminente. Un duro colpo per il federalismo tedesco.  Per questo la legge viene chiamata “Notbremse” cioè freno d’emergenza. A partire da un’incidenza sopra i 100/100.000 stabilmente per 7 giorni c’è il coprifuoco dalle 22.00 alle 5.00, i negozi possono aprire solo a persone con un  tampone rapido negativo e un appuntamento, la gastronomia chiude completamente anche all’esterno, si può incontrare solo una persona fuori dal proprio nucleo, l’home office è obbligatorio, le lezioni a scuola si svolgono alternando lezioni a distanza e in presenza, a scuola si fa il test due volte la settimana e con un’incidenza sopra 165 chiudono le scuole e si fa solo didattica a distanza. Questa regola è in vigore fino al 30 giugno 2021.  La destra e i liberali sono contrari e i verdi, che hanno stravinto le ultime elezioni regionali, dicono che è troppo poco. È un compromesso e non sappiamo se può bastare per far scendere durevolmente i contagi in Germania. Questo fa sì che anche quelle iniziative locali creative che sembravano aver funzionato devono essere abolite. Un esempio è la cittadina universitaria di Tubinga e il suo modello noto come la “Via di Tubinga” (der Tuebinger Weg). Tubinga è la cittadina dove hanno studiato Hegel e Hoelderlin, ma anche Alois Alzheimer, Kueng e Ratzinger. Il modello si basava soprattutto su un testing molto intenso. Venivano distribuiti test per l’autosomministrazione, usati solo nel naso e non nel rinofaringe, con la raccomandazione di usarli due volte la settimana. Lo scopo era di proteggere i fragili e di mantenere la normalità nelle categorie “cultura, shopping e gastronomia”. All’inizio sono riusciti a mantenere l’incidenza nella cittadina di Tubinga a 80/100.000, ma poi si è arrivati a 200/100.000 ed è stato messo il “freno d’emergenza“.

Come ovunque, il punto limite nell’accettazione di un’incidenza sono i morti e la scarsità delle risorse nella terapia intensiva. I reparti si sono riempiti sempre di più nella terza ondata. Tra poco i posti letti occupati nelle rianimazioni potrebbero superare quelli della seconda ondata (circa 5600); il 23 aprile i posti occupati erano già 5049. È vero: i letti delle terapie intensive abbondano in Germania, ma non altrettanto i medici e gli infermieri che dovrebbero gestirli. I rianimatori e anestesisti fanno appelli urgenti alla politica, la implorano. Il personale infermieristico dà le dimissioni in massa, sembra che si siano dimessi in 9000 nell’ultimo anno. Era stato previsto un “Coronabonus”, ma solo per chi lavora in residenze per anziani e servizi ambulatoriali, non per il personale delle terapie intensive. La mancanza di personale infermieristico è un tema in Germania da tantissimi anni, sono pochi gli infermieri e ormai spesso anche anziani. Si è cercato di reclutare infermieri e medici da ogni parte. Chi si reca oggi in un ospedale tedesco può incontrare un primario greco, l’assistente medico dell’Africa centrale o dell’Iran, infermieri e medici dalla Romania, ecc… Gli accenti sono tanti e spesso anche le incomprensioni, se le persone sono entrate da poco in Germania.

Malgrado questo, si è cercato di comunicare alla popolazione che cosa vuol dire vivere Covid in ospedale dal punto di vista del paziente, ma anche dal punto di vista infermieristico. Sono stati prodotti dei film di 40 minuti destinati alla televisione, che davano la possibilità di entrare nelle terapie intensive della Charité di Berlino o nella clinica universitaria di Hannover, Amburgo o Dresda, una zona dove Covid ha colpito molto duramente. Si può vedere come è difficile girare un paziente, spesso obeso, in posizione prona: per farlo bene, ci vogliono quattro infermieri e un medico che controlla gli accessi. Si è spiegato che cosa è l’ECMO, il polmone artificiale; in alcuni filmati è stato descritto il percorso di una persona che ha potuto essere staccata dall’ECMO solo dopo tre mesi (un’eccezione) e ha potuto andare in riabilitazione. Rimane impressa una infermiera che dice: “Ogni persona che non si vaccina è come se ci schiaffeggiasse”.

La Germania con tutti i suoi problemi di personale dispone, come già detto, di una notevole quantità di posti letto in terapia intensiva, divisi in tre categorie: low care (che utilizza l’ossigeno ad alto flusso e la ventilazione meccanica non invasiva, il “casco”, e fa il ”weaning” (“svezzamento”) della ventilazione dei paziente tracheostomizzati), la high care  (che si occupa dei pazienti intubati)  e il posto letto ECMO , il grado più alto di intensità. Al momento, ci sono 13.545 posto letto low care, 10233 high care e 800 posti  ECMO in Germania; di questi attualmente più di 5000 sono occupati da pazienti COVID.

L’ampia disponibilità di posti letto ben attrezzati è senz’altro una delle cause della mortalità e letalità leggermente minore nel confronto dell’Italia. L’altro motivo è il territorio funzionante. I medici di famiglia in tante parti del paese hanno creato degli ambulatori Covid . Il Robert Koch Institut ha consigliato dall’inizio della pandemia che chi soffre di sintomi sospetti per un’infezione con il Coronavirus dovrebbe evitare lo studio “normale” del medico di famiglia. Sono nati gli ambulatori specializzati Covid, dove i medici dei diversi studi associati lavorano a turno. Una volta fatta la diagnosi, i pazienti vengono seguiti dal medico di famiglia a casa o per via telematica. In caso di peggioramento, il medico di famiglia ha un contatto diretto con l’ospedale, al quale può chiedere un posto letto senza una lunga attesa in un Pronto Soccorso. Si risparmiano ore preziose: si sa quanto spesso può essere veloce il peggioramento dell’insufficienza respiratoria da polmonite di Sars Cov.2. I medici dicono che l’organizzazione del lavoro con i pazienti Covid attualmente non è più un problema; si lamentano delle confusioni organizzative che riguardano la vaccinazione e dei loro pazienti che, come in Italia, vorrebbero tutti fare Pfizer o Moderna, dopo le comunicazioni più che infelici su Astrazeneca. In questo senso tutto il mondo è paese.

Ma perché la curva sale di nuovo in Germania? A causa solo della variante B117, cosiddetta inglese, dell’ordine sparso con i quali i Laender procedono o anche della indisciplina e stanchezza delle persone dopo più di un anno di regole covid spesso confuse?

Si racconta che a Roma i ristoranti sono chiusi davanti e da dietro i clienti entrano e si mangia: “business as usual”. A Berlino ci sono feste e parties nelle foreste e nelle case private. La legge per la protezione contro le infezioni già prima dell’ultimo cambiamento viene vista da alcuni come legge della dittatura del Coronavirus . La AfD (= Alternative fuer Deutschland, partito di estrema destra) sostiene anche i “Querdenker” (“pensare di traverso”), che sono contro ogni lockdown e contro l’obbligo di portare le mascherine.  Adesso alcuni di loro sono sotto sorveglianza del “Verfassungsschutz”, l’ufficio Federale per la tutela della costituzione.

I tedeschi sono stanchi di divieti complicati, del coprifuoco e dell’incertezza sanitaria e del futuro lavorativo. Al momento si stima che circa 9 milioni di tedeschi sono pienamente vaccinati e/o hanno avuto il Covid. Possono ancora essere derubati dei loro diritti? Se la politica non cambia, saranno i tribunali a intervenire. Il settimanale “Der Spiegel” il 29 aprile titolava: “È giusto che i vaccinati possano fare tutto?”.

Alla fine di aprile 53 attori e attrici tedeschi hanno lanciato un hashtag: #allesdichtmachen, nel quale i volti più famosi della televisione tedesca ironizzavano in modo artistico sulle regole del governo per la limitazione della diffusione del virus.  Non tutti sono stati rispettosi.   Tanti attori e attrici hanno chiesto scusa: non avrebbero voluto offendere. Era facile mettere il loro punto di vista sullo stesso piano dell’estrema destra.  Anche questo non giusto, perché senz’altro la maggior parte di loro non sono simpatizzanti dell’AfD. Con una tragedia pandemica di queste dimensioni ancora in atto, i tempi non sono maturi per il sarcasmo e nemmeno per tanta ironia. Certo come ovunque il mondo dello spettacolo è fortemente colpito e va salvato, ma la loro azione è stata presa male da chi di Covid ha sofferto.

È compito della politica conciliare la necessità di proteggere la popolazione, evitare i morti, proteggere  il sistema sanitario, continuare a garantire l’accesso alle cure anche ai malati non Covid riducendo il meno possibile i diritti fondamentali  di tutti.

La nuova legge per la protezione delle malattie infettive fa sì che in questo momento grandi parti della Germania sono in un lockdown parziale; solo poche zone, soprattutto nell’estremo nord del paese, sono sotto i 100/100.000 abitanti e le regole sono di nuovo di responsabilità del Land (regione).

Il primo maggio 2021 la Germania ha registrato un’incidenza di 148,6/100.000 è scesa da più di 162 dopo una settimana con la legge chiamata “freno d’emergenza”; l’Italia il 30 aprile comunica una incidenza di 146 casi. A Roma nel Lazio l’incidenza è intorno a 139 ampiamente sopra i valori della legge tedesca e dal 26 aprile è di nuovo in zona gialla, con ristoranti fuori aperti a pranzo e cena, musei aperti i primi cinema aperti: sembra che l’incidenza scenda. Chi ha ragione?

Una pandemia è un evento caotico. Quello che possiamo fare è cercare di limitare il caos. Peggio hanno fatto quelli che l’hanno negato: Trump negli Stati Uniti, Bolsonaro in Brasile, Modi in India, che vive una catastrofe inimmaginabile e ci insegna quanto sarà importante vaccinare il mondo, perché per esempio i Sikh dell’India si occupano della nostra agricoltura nel Lazio e ormai dopo più di un anno sappiamo benissimo quanto velocemente viaggia un virus.

L’influenza spagnola a un certo punto è finita; il perché veramente non lo sappiamo. Potrebbe anche essere che dovremo convivere con il coronavirus e le sue varianti per i prossimi anni o decenni come con l’influenza. Perciò dobbiamo limitarlo, mettendo insieme tutte le nostre conoscenze.

Dagmar Rinnenburger, pneumologa.

 

 

 

 

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