Diseguaglianze globali al tempo della pandemia

Benedetto Saraceno

La striscia di Gaza e i territori palestinesi sono stati abbandonati nella lotta contro Covid-19.  Mancano farmaci, mascherine, strumentazioni sanitarie essenziali e vaccini.

A metà aprile le persone che avevano ricevuto la vaccinazione Covid completa nei territori palestinesi occupati e a Gaza rappresentavano lo 0,3% della popolazione. Non c’è da sorprendersi: è la continuazione di una vergognosa violazione dei diritti umani che viene da lontano. Ogni anno l’Organizzazione Mondiale della Salute presenta all’Assemblea degli Stati membri un rapporto sullo stato di salute dei palestinesi nei territori occupati e nella striscia di Gaza. Il piccolo territorio di Gaza, una vera e propria prigione a cielo aperto, è particolarmente esposto al blocco di Israele che quotidianamente permette o arresta il flusso di generi di prima necessità e il movimento delle persone che richiedono assistenza sanitaria. Gaza è da anni sottoposta a tale blocco e il sistema sanitario del territorio soffre di ogni sorta di carenza, dai farmaci alle strumentazioni essenziali. Inoltre, gli abitanti di Gaza hanno enormi difficoltà a uscire dal territorio e accedere a soluzioni di cura alternative.

Nel gennaio 2021[1], 950 richieste di assistenza sanitaria sono state inoltrate alle autorità israeliane (23% bambini, 19% anziani). Tre quinti delle domande erano per assistenza in ospedali di Gerusalemme Est, 25% erano per ospedali palestinesi situati nella West Bank (territorio palestinese separato dalla striscia di Gaza) e solo il 12% erano richieste a ospedali israeliani. Il 24% di queste richieste, spesso urgenti, sono state rinviate senza che i pazienti ricevessero ulteriori appuntamenti (un terzo di questi rinvii sine die era per malattie oncologiche). Il 51% delle richieste di autorizzare la presenza di un famigliare accompagnatore (soprattutto quando i pazienti sono bambini) sono state rinviate sine die. Questo stato di cose, inescusabile secondo l’editor di Lancet, Richard Horton[2], dura da decenni con alti e bassi ma inevitabilmente le condizioni di vita degli abitanti di Gaza si sono venute deteriorando. Dunque, come è ovvio, la epidemia del virus SARS-CoV-2 non ha fatto che aggravare la salute fisica e mentale dei cittadini di Gaza.

Il ministro della salute palestinese ha dichiarato che il sistema sanitario non è in condizioni di limitare la epidemia e di offrire trattamento adeguato ai malati, a causa della penuria di farmaci, mascherine, e strumentazioni sanitarie essenziali[3]. Il blocco di Gaza, che ormai si protrae da 13 anni, ha messo in ginocchio la sanità. Le insufficienti unità di terapia intensive spesso mancano di ventilatori e di protezioni per il personale sanitario. Il contesto ambientale caratterizzato da inquinamento dell’acqua, continue interruzioni della energia elettrica (controllata da Israele), alimentazione insufficiente e di pessima qualità e l’altissima densità della popolazione, rendono l’intero territorio un pericoloso pabulum di infezioni.

Malgrado le preoccupazioni di Israele rispetto a possibili atti contro la sicurezza del paese, le restrizioni che vengono imposte a Gaza costituiscono una violazione del diritto internazionale. La Convenzione di Ginevra obbliga le potenze occupanti un territorio a provvedere alle necessarie misure di profilassi e prevenzione allo scopo di combattere la diffusione di malattie contagiose ed epidemiche. Israele ha l’obbligo legale e morale di sospendere la chiusura di Gaza così da consentire al sistema sanitario palestinese di funzionare, ricevere farmaci e dispositivi sanitari essenziali. Magda Dahir, vicedirettore dei servizi di medicina di base di Gaza, ha dichiarato che la situazione sta diventando pericolosa e ingestibile: i ricoveri in ospedale aumentano e 65.000 persone sono state già infettate con un saldo di 610 morti.

La Lancet Palestinian Health Alliance – LPHA[4], un network di professionisti della salute nato nel 2009 allo scopo di promuovere la salute dei palestinesi, ha lanciato un appello per la prevenzione del Covid 19 nei territori palestinesi occupati inclusa la striscia di Gaza. Israele rifiuta le proprie responsabilità di potenza occupante ignorando che l’Autorità palestinese controlla solo il 38% del territorio della West Bank in quanto il 62% di tale territorio è sotto controllo militare israeliano e include 125 insediamenti israeliani in territorio palestinese che fruiscono di strade riservate ai soli israeliani e una gestione delle risorse d’acqua altamente sfavorevole alla popolazione palestinese. Per Ghada Majadle, direttore del Dipartimento per i Territori Palestinesi Occupati della organizzazione Physicians for Human Rights Israel, e per Jenny Higgins, coordinatrice di Médecins du Monde in Palestina, la situazione della epidemia da Covid 19 in Palestina, inclusa la striscia di Gaza, ha messo in evidenza la stretta correlazione fra assistenza sanitaria e politica: non è più possibile continuare a parlare di salute dei palestinesi senza affrontare la questione della occupazione israeliana.

Israele ha una grande disponibilità di dosi di vaccini ma non mostra alcuna intenzione di contribuire al miglioramento dei tassi di vaccinazione della popolazione palestinese. L’opportunità di permettere l’accesso al vaccino della popolazione di Gaza è materia di dibattito politico in Israele e fino ad ora soltanto 5.000 dosi sono state trasferite nel territorio di Gaza che ha 2 milioni di abitanti. Lo statuto di organizzazione terrorista attribuito ad Hamas, che tuttavia rappresenta il governo legittimamente eletto nella striscia di Gaza, non facilita certo la collaborazione fra Israele e palestinesi. La Russia, gli Emirati Arabi Uniti e il programma COVAX hanno donato 83.300 dosi.

Questa drammatica e dolorosa vicenda della pandemia a Gaza e dell’abbandono della popolazione della “striscia” a combattere Covid-19 senza vaccini, senza risorse mediche e senza strutture ospedaliere adeguate, non è soltanto la conferma delle responsabilità politiche e morali del governo di Benyamin Netanyahu ma rappresenta anche un esempio che ha implicazioni “globali”.

Infatti,

  • la gestione della pandemia Covid 19
  • le risorse sanitarie messe in campo dai governi
  • la competizione fra paesi nella acquisizione delle necessarie dosi dei vaccini
  • il chiaro predominio dei paesi ricchi nel sequestrare la risorsa vaccinale escludendo l’accesso ad essa dei paesi poveri
  • la scandalosa passività della Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) rispetto alla prevista possibilità di sospensione del brevetto di modo da consentire la libera produzione dei vaccini
  • il colpevole silenzio degli stati membri dell’OMC (inclusa l’Italia)

dimostrano che la politica dei vaccini in caso di pandemie è un potente indicatore di “health inequalities”, che viene ad aggiungersi ai molti altri noti da tempo.

La retorica dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile[5], approvati alla unanimità dalla assemblea delle Nazioni Unite, mostra in questa occasione la propria vacuità. L’Obiettivo numero 3 che si riferisce alla Salute per Tutti, recita nel suo “traguardo” 3.8: “raggiungere una copertura sanitaria universale… e un accesso ai farmaci essenziali sicuro, efficace, di qualità e a prezzi accessibili e ai vaccini per tutti”
E, nel “traguardo” 3.9 b: “sostenere la ricerca e lo sviluppo di vaccini e farmaci per le malattie trasmissibili e non trasmissibili che colpiscono soprattutto i paesi in via di sviluppo, fornire l’accesso ai farmaci essenziali a prezzi accessibili e ai vaccini, in conformità con la Dichiarazione di Doha sull’Accordo TRIPS e della salute pubblica, che afferma il diritto dei paesi in via di sviluppo ad utilizzare appieno le disposizioni dell’accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale in materia di flessibilità per proteggere la salute pubblica e, in particolare, di fornire l’accesso ai farmaci per tutti”.

Ebbene, tutto questo non è successo: l’obiettivo di sviluppo sostenibile 3.9 b è stato ignorato e smentito.

Benedetto Saraceno. Segretario Generale Lisbon Institute of Global Mental Health

Bibliografia

  1. World Health Organization. Monthly Report. Occupied Palestinian territories, Jerusalem office, January 2021.
  2. Horton R. The health of Palestinians is a global responsibility. Lancet 2018; 392, 10158, 1612, November 03.
  3. Moss D, Majadle G. Battling COVID-19 in the occupied Palestinian territory. Lancet 2020; 8, 9,1127-1128, September 01.
  4. Watt G, Giacaman R, Zuravk H, et al. COVID-19 vaccines for Palestinians. Lancet 2021; 397, 10274, 579, February 13.
  5. Obiettivi di sviluppo sostenibile. New York: Nazioni Unite, 2015.

 

 

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