In queste settimane abbiamo seguito con apprensione e preoccupazione lo svolgersi degli avvenimenti in Ucraina, che dal 24 febbraio 2022 è invasa dalle forze armate russe. Come Associazioni di Medici in Formazione Specialistica, riteniamo sia doveroso unirci agli appelli lanciati da altre Associazioni Italiane, Europee e Internazionali di categoria, al fine di fermare il prima possibile questa guerra, condannando duramente l’attacco di Putin all’Ucraina.

Il numero di Civili caduti sotto le bombe sale di ora in ora, così come il numero di persone che lasciano la loro terra in cerca di salvezza: secondo l’UNHCR i rifugiati sono già 2,5 milioni, un numero probabilmente sottostimato. La crisi che si sta verificando è prima di tutto umanitaria, ma anche sanitaria, economica e ambientale. Le immagini e le storie diffuse lasciano sconcertati: non possiamo immaginare cosa significhi vedere bombardare ospedali e punti di primo soccorso, laddove colleghe e colleghi cercano di prestare cure, pur con pochi mezzi, in uno scenario estremamente pericoloso, ed inoltre gravato dalla pandemia da COVID-19.

Riteniamo, in questi difficili momenti, di appellarci al Governo italiano, affinché sia compiuto ogni sforzo possibile, di concerto con le Istituzioni Europee e Internazionali, per fermare questo conflitto, coadiuvando una soluzione che preveda la cessazione immediata delle ostilità.

È necessario, inoltre che sia posta estrema attenzione alla crisi umanitaria che si sta aprendo davanti ai nostri occhi: non meno di 800.000 rifugiati arriveranno in Italia, e il numero potrebbe essere anche più alto.  In questo scenario, auspichiamo che venga garantito un trattamento rispettoso della dignità umana ad ogni uomo, donna e minore in fuga dalla guerra, indipendentemente dalla cittadinanza, siano essi Ucraini o residenti lí per altre ragioni. Chiediamo che per tutti i rifugiati venga favorita l’integrazione nel nostro Paese, provvedendo a dare garanzia di un’educazione a chiunque sia nell’età dell’obbligo e a chi desiderasse svolgere o continuare studi superiori, aprendo la strada, laddove possibile, al ricollocamento lavorativo. Chiediamo che venga data la possibilità agli studenti di Medicina, ai Medici e agli altri professionisti sanitari in formazione che lo desiderino di proseguire il proprio percorso qui in Italia.

Riteniamo inoltre fondamentale che le misure messe in atto finora nella prima accoglienza, si rafforzino e proseguano, prestando cure necessarie alle persone affette da condizioni acute e croniche, ai fragili, agli anziani con demenza, alle donne in stato di gravidanza, ai malati oncologici, siano essi adulti o bambini, alle persone con disabilità. L’attenzione deve essere mantenuta alta anche per quanto riguarda la vaccinazione anti-SARS-CoV-2 e le altre vaccinazioni necessarie (morbillo, poliomielite, difterite), fornendo aiuti e alloggi adeguati in caso di necessità di isolamento. Altrettanto urgente è il supporto psicologico, che non può e non deve passare in secondo piano.

Riteniamo inoltre che debba continuare l’invio di aiuti economici e sanitari in Ucraina, fornendo medicinali e altri dispositivi medicali, lavorando a livello diplomatico affinché le strutture sanitarie siano mantenute accessibili, funzionanti e funzionali, e soprattutto sicure. Attualmente in Ucraina mancano farmaci, antibiotici, ossigeno, l’accesso ai basilari servizi di assistenza primaria: è necessario che il Governo Italiano supporti le istituzioni sia governative che non governative che operano in quella terra e ai suoi confini per portare aiuto.

Ai colleghi e alle colleghe italiani chiediamo che l’attenzione sia sempre mantenuta alta sugli aspetti umanitari e sanitari, anche se quella mediatica dovesse diminuire, e che si continui a chiedere la tutela dei servizi sanitari in Ucraina e delle persone che arriveranno in Italiain uno sforzo che deve essere unanime e collettivo. Supportiamo le colleghe ed i colleghi ucraini e ci impegniamo a sostenere associazioni e progetti che consentano l’aiuto in loco e qui in Italia. Non meno scontato, supportiamo i 15.000 colleghi e colleghe di nazionalità Russa che hanno espresso la loro contrarietà a questo conflitto dimostrando che la tutela della Salute e della dignità umana non indossano casacche.

Siamo consapevoli che ogni guerra, ogni catastrofe umanitaria e ambientale merita la stessa attenzione, qualsiasi sia la parte del globo in cui avviene. Ogni situazione che impedisce il mantenimento di uno stato di benessere fisico, psichico e sociale deve riguardarci, in particolare come professionisti della Salute: non possiamo voltarci dall’altra parte.

Siamo chiamati ad alleviare le sofferenze e a curare le malattie, ma anche ad agire sui determinanti che le causano, sforzandoci di essere sempre e comunque da una sola parte: quella che garantisce un equo accesso alle cure, un’educazione, un’abitazione, una vita in pace e senza conflitto per ogni persona.