Marketing farmaceutico immorale

Adriano Cattaneo

Norme e codici di autoregolamentazione non riescono a frenare la collusione tra industria farmaceutica e professionisti.  Non resta, probabilmente, che fare appello agli operatori sanitari affinché prendano coscienza dei danni alla salute e al sistema sanitario, oltre che alla loro reputazione, causati dalle attuali regole sulle sponsorizzazioni e, più in generale, dal marketing farmaceutico.

I miei 25 lettori (di manzoniana memoria) saranno ormai stanchi di leggere sempre le stesse cose. Di dipendenza da interessi commerciali avevo scritto nel gennaio del 2020.[1] Non che fosse una novità, se ne parlava da decenni, ma in quell’articolo riprendevo alcuni possibili rimedi proposti da una serie di articoli del British Medical Journal (BMJ) in diversi settori: ricerca, formazione e pratica clinica. Né i rimedi proposti dal BMJ, né i miei tentativi di diffonderli sembrano aver avuto effetti. Big Pharma, ma anche Big Food, Big Drink, Big Alcohol e altri conglomerati di imprese transnazionali continuano a interagire, spesso elargendo denaro, con i professionisti della salute e le loro associazioni, oltre che con la politica, per influenzare i consumi, aumentare i profitti e, come conseguenza non secondaria, causare danni alla salute di individui e popolazioni.[2] Meno di tre mesi fa ho ripreso un articolo del BMJ che riportava pagamenti di Big Pharma ai Royal Colleges britannici. Finivo così il mio articolo: “Sta a noi, operatori sanitari informati, essere coscienti di ciò, rifiutare i pagamenti e informare i cittadini, affinché queste pressioni economiche non creino danni.”[3] Conclusione dovuta forse a perdute speranze di un rimedio politico, dall’alto, con leggi e regolamenti che proibiscano le interazioni finanziarie tra attori commerciali e professionisti della salute, con le loro associazioni.

A una soluzione simile, dal basso, con l’invito a costruire una massa critica di operatori sanitari che facciano pressione per un approccio regolatorio nei confronti delle ditte che mettono in atto comportamenti eticamente discutibili, sembrano pensare anche i due autori di un altro articolo del BMJ.[4] L’articolo parte da una premessa già nota: i codici di autoregolazione, di Big Pharma in questo caso, ma anche di qualsiasi altro gruppo di attori commerciali, non servono a nulla.[5] L’esempio citato è quello di ABPI, l’Associazione delle ditte farmaceutiche britanniche, corrispondente alla nostrana Farmindustria. L’ABPI è dotata di un codice di autoregolazione dal 1993, ma questo, tanto per citare l’ultimo caso, non ha impedito a una sua importante associata, la Novo Nordisk, di pagare milioni di sterline a enti di beneficenza per l’obesità, a trust del Servizio Sanitario Nazionale (NHS), a Royal Colleges, ad ambulatori di medicina generale, a fornitori di Educazione Continua in Medicina (ECM), a università, a consulenti del NICE (National Institute for Health and Care Excellence) e a un gruppo di parlamentari per favorire la registrazione e l’immissione sul mercato di un discutibile farmaco per dimagrire.[3] È vero che l’ABPI ha poi inflitto una sospensione di 24 mesi a Novo Nordisk, ma nel frattempo il danno era stato fatto.

Inoltre, il codice di autoregolazione dell’ABPI è accettato volontariamente dalle 70 ditte associate e da 60 non associate. Ma in Gran Bretagna ci sono 770 ditte farmaceutiche registrate: cosa fanno le 650 ditte non associate all’ABPI? E a cosa servono le multe? Alle ditte che violano le regole sono imposte multe da 3.500 a 12.000 sterline: deterrenza nulla. In caso di misfatti più gravi, ci può essere una reprimenda pubblicata sul BMJ e altre riviste: idem. L’ABPI può anche richiamare la ditta per ricevere spiegazioni, con costi di istruzione dell’audit che vanno da 15.000 a 20.000 sterline: bazzecole. Per una cattiva condotta più grave, come quella di Novo Nordisk, si può arrivare alla sospensione, ma non far parte di ABPI per 6, 12 o 24 mesi non vuol dire sospendere marketing e vendite, non ci si perde nulla. Le ditte associate all’ABPI sembrano essere malfattrici seriali. Dal 2004 al 2020 vi sono stati 1057 casi di infrazione del codice di autoregolazione, più di una alla settimana. Il 20% riguardava misfatti particolarmente importanti, pratiche scorrette che hanno messo a rischio la salute dei pazienti. Ce ne sarebbero ben di più se l’ABPI avesse un ruolo attivo nelle indagini e non dovesse basarsi solo su notificazioni da soggetti terzi.

Purtroppo, medici, operatori sanitari, pazienti e cittadini, per non parlare dei politici, non sembrano coscienti del problema e, quando lo sono, accordano comunque un tacito consenso. Molti medici accettano tranquillamente compensi, come quei 599 pagati da NovoNordisk per prescrivere il suo nuovo farmaco; nessuno di loro si è autodenunciato o è stato denunciato da colleghi e/o pazienti. Quasi tutte le associazioni professionali accettano di organizzare corsi e congressi sponsorizzati che altro non sono se non marketing camuffato da aggiornamento. Novo Nordisk ha riportato all’ABPI pagamenti per 94 milioni di sterline a medici e istituzioni scientifiche, con 1280 pagamenti a queste ultime a scopo di ricerca.[6] Il Royal College of Physicians e il Royal College of General Practitioners hanno ammesso la partnership con Novo Nordisk e hanno dovuto restituire o bloccare finanziamenti per 126.000 e 585.000 sterline, rispettivamente.[7] Le associazioni professionali che accettano finanziamenti, oltre che andare contro gli interessi dei pazienti, corrono il rischio di perdere credibilità, anche se li dichiarano in maniera trasparente.

Pare non esserci dubbio sulla necessità di aumentare la capacità critica dei medici e quindi la loro possibilità di reagire di fronte a ogni forma di marketing mascherato da aggiornamento scientifico. A questo proposito, gli autori dell’articolo del BMJ citano un manualetto di 33 pagine redatto dal NHS contenente linee guida per conoscere, riconoscere, saper evitare e denunciare i conflitti di interessi degli addetti alla sanità. [8] Qualcuno ha pensato a qualcosa di simile per il nostro Sistema Sanitario Nazionale? Non mi risulta, mentre mi risulta che nessuno batta ciglio quando la Pfizer propone progetti in scuole e università per “portare strumenti per una migliore alfabetizzazione medico-scientifica di studenti e professori”.[9] Come affidare alla volpe la guardia del pollaio. È vero, come scrive Nerina Dirindin, che “L’integrità è un valore troppo importante per essere lasciata solo alle norme, alla magistratura o ai responsabili dell’anticorruzione delle aziende sanitarie”.[10] D’altra parte, è impensabile contare solo sull’autoregolazione di ditte che hanno il fiato sul collo degli azionisti e che devono comunque fare profitti.

In Svezia, dove vige un sistema di autoregolazione simile a quello britannico, le ditte farmaceutiche hanno sospeso i finanziamenti ai congressi medici, ma solo perché i professionisti della salute hanno fatto massa critica, con una pressione montante e prolungata.[11] In Italia, Farmindustria ha un codice deontologico aggiornato al 5 aprile 2022.[12] Esso prevede la possibilità di sponsorizzare manifestazioni congressuali ECM (art. 3.1 bis), con alcune limitazioni. Per esempio, è vietata “la sponsorizzazione di eventi congressuali che si tengano o che prevedano l’ospitalità dei partecipanti in … resort, navi, castelli che si trovino al di fuori del contesto cittadino, masserie, agriturismo, golf club, musei, stadi, acquari, strutture termali o che abbiano come attività prevalente servizi dedicati al benessere o SPA” (art. 3.5). È anche vietato “sponsorizzare iniziative di tipo sociale, culturale o turistico e cene di gala”, ma sono “consentite le cene sociali organizzate dal Congresso per la collegialità dei partecipanti e comprese nella quota di iscrizione al Congresso stesso” (art. 3.14), quota di iscrizione che spesso è a carico di qualche sponsor.  Sostituire l’autoregolazione con norme più stringenti non sembra fattibile al momento in Italia. L’attuale governo, ma anche quelli che l’hanno preceduto, non sembra interessato a regolare per legge le interazioni finanziarie tra Big Pharma e professionisti della salute, comprese le loro associazioni.

Non resta, probabilmente, che fare appello agli operatori sanitari affinché prendano coscienza dei danni alla salute e al sistema sanitario, oltre che alla loro reputazione, causati dalle attuali regole sulle sponsorizzazioni e, più in generale, dal marketing farmaceutico. Se una massa critica di operatori coscientizzati iniziasse a far pressione su governi e Farmindustria, si potrebbe forse ottenere, almeno, di vietare i finanziamenti ai congressi medici, come in Svezia.

Adriano Cattaneo, epidemiologo, Trieste

 

Riferimenti bibliografici

  1. https://www.saluteinternazionale.info/2020/01/la-dipendenza-da-interessi-commerciali/
  2. https://www.saluteinternazionale.info/2023/07/i-determinanti-commerciali-della-salute-ii/
  3. https://www.saluteinternazionale.info/2023/09/i-soldi-di-big-pharma-ai-royal-colleges/
  4. Mulinari S, Ozieranski P. Unethical pharmaceutical marketing: a common problem requiring collective responsibility. BMJ 2023;382:e076173
  5. European Public Health Alliance. Self-regulation: a false promise for public health? EPHA, 2016 https://epha.org/wp-content/uploads/2016/12/Self-Regulation-a-False-Promise-for-Public-Health_EPHA_12.2016.pdf
  6. ABPI. Disclosure UK: Novo Nordisk Limited https://search.disclosureuk.org.uk
  7. Royal College of Physicians. Novo Nordisk ABPI suspension. 2023 https://www.rcplondon.ac.uk/news/novo-nordisk-abpi-suspension
  8. Managing conflicts of interest in the NHS: guidance for staff and organisations. 2017 https://www.england.nhs.uk/publication/managing-conflicts-of-interest-in-the-nhs-guidance- for-staff-and-organisations/
  9. https://www.lindipendente.online/2023/09/29/pfizer-italia-entra-nelle-scuole-e-nelle-universita-con-progetti-contro-la-disinformazione/
  10. https://ilpunto.it/come-affrontare-il-conflitto-di-interesse-in-sanita/
  11. Mulinari S, Martinon L, Jachiet PA, Ozieranski P. Pharmaceutical industry self-regulation and non-transparency: country and company level analysis of payments to healthcare professionals in seven European countries. Health Policy 2021;125:915-22
  12. https://www.farmindustria.it/app/uploads/2018/06/2022-APRILE-5.pdf

 

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