Nella testa e nelle mani dei loro genitori

Giorgio Tamburlini

I bambini hanno tutto il diritto di essere rimessi “in testa” alle priorità di una società che si voglia bene e guardi avanti. Il primo, fondamentale, passo per ottenere questo è che “in testa” ai genitori vi sia, accanto alla preoccupazione di proteggere l’integrità fisica e la salute dei loro figli, il desiderio di nutrire la loro mente e di dare spazio al loro grande potenziale di sviluppo. Il libro di Giorgio Tamburlini.

 Una larghissima mole di evidenze derivate dalle neuroscienze, dalla psicologia dello sviluppo e da studi longitudinali di coorte documenta come benessere, salute e sviluppo dei bambini siano, soprattutto, nella testa e nelle mani dei loro genitori. È quindi compito delle comunità e della società intera operare per mettere i genitori nella condizione di utilizzare al meglio le loro risorse e capacità, iniziando precocemente, ben prima della nascita, con particolare attenzione per i primissimi anni di vita, quando si pongono le fondamenta neurobiologiche delle competenze motorie, cognitive e socio-relazionali, influenzando gli itinerari di vita successivi e quindi gli esiti di salute, educativi e sociali.  In questo primo periodo della vita si stabiliscono infatti, proprio in ragione delle influenze dell’ambiente in cui i bambini nascono e crescono, le radici delle diseguaglianze nelle diverse dimensioni dello sviluppo che, già documentabili nei primi anni di vita dei bambini, tendono poi ad accrescersi (1-2).  In queste ultime decadi si sono inoltre raccolte evidenze da studi di intervento condotti in diversi contesti che dimostrano come sia possibile lavorare con i genitori per rafforzare le loro conoscenze sullo sviluppo del bambino e soprattutto la loro capacità di rispondere ai bisogni del bambino di attenzione, affetto e guida, con risultati che perdurano nel tempo.

I servizi che si occupano di infanzia e famiglie, tutti, a partire dai servizi di salute che costituiscono un punto di contatto universale, precoce e continuo con le famiglie, possono e devono operare per integrare quelli che sono i tradizionali interventi volti a promuovere e preservare la salute, assicurare una nutrizione adeguata, proteggere da incidenti e violenze, e offrire opportunità di apprendimento con servizi educativi, con interventi volti a promuovere la responsività genitoriale. Questo nuovo campo di conoscenze ha portato al consolidarsi di una nuova linea di pensiero, ricerca e azione: l’Early Child Development e, nel 2018, a un documento ad opera delle maggiori agenzie internazionali, OMS e Unicef in testa, noto come Nurturing Care Framework (3). Questo documento di fatto, chiama a una rivoluzione, non solo delle politiche per l’infanzia, ma delle politiche economiche e sociali, dell’educazione e della salute.

Il volume, ispirato a questa visione strategica, presenta, nella sua prima parte, una sintesi di taglio divulgativo, delle conoscenze sullo sviluppo del bambino nei primi anni di vita e sui fattori che lo determinano a partire da quello che, appropriatamente, viene definito ambiente di apprendimento familiare. Nella  seconda parte del libro viene proposta, ancora sulla base di una revisione di esperienze condotte sia globalmente che in Italia,  una serie di politiche e interventi integrati in un  “sistema 0-6” di cui possono essere interpreti sia il governo centrale che, soprattutto, i governi locali, e che vede il coinvolgimento di più settori (della salute, dell’educazione, delle politiche e degli interventi sociali, e della cultura per citare i più importanti), nel far sì che tutte le famiglie possano disporre delle risorse sia materiali che personali per dare a tutte le bambine e i bambini le migliori opportunità per partire bene nella vita. Questa combinazione di supporto sia materiale che personale è essenziale per ottenere risultati sul piano dello sviluppo cognitivo e socio-relazionale e per prevenire l’insorgere precoce di diseguaglianze nello stesso sviluppo e quindi nei percorsi scolastici e nelle opportunità sociali.

“Si tratta di distinguere, nell’ambito dei fattori che influenzano lo sviluppo, tra quelli che definiscono le risorse materiali e i servizi disponibili per il nucleo familiare e quelli riconducibili alle competenze genitoriali, riconoscendo sia l’interdipendenza di questi due ordini di fattori che la loro autonomia nel determinare gli esiti di sviluppo a medio e lungo termine” (4).

Se il sostegno alle famiglie deve innanzitutto prevedere una solida base di politiche e servizi che mettano le famiglie in condizione di poter dare la luce e crescere dei figli, le evidenze indicano, ad esempio, che i trasferimenti monetari, necessari per consentire alle famiglie di soddisfare bisogni essenziali, sono utilizzati appropriatamente quando sono combinati con interventi di supporto individuale. I benefici della frequenza di servizi educativi per la prima infanzia sono maggiori e si estendono anche ai genitori nella misura in cui i servizi sono attivi nel coinvolgimento delle famiglie.  Allo stesso modo che un supporto olistico al bambino e alla sua famiglia è necessario anche per ottenere buoni risultati sul piano della cura di condizioni croniche e disabilità.   In questo quadro i servizi sanitari, proprio perché costituiscono una porta di accesso universale e opportunità frequenti di contatto possono giocare un ruolo molto importante per assicurare pratiche che favoriscono l’interazione positiva e responsiva tra genitori e figli e quindi il loro sviluppo.

Lo scopo del volume è di contribuire a creare consapevolezza sulla necessità di investire, molto più di quanto si faccia attualmente, sui primissimi – e così importanti – periodi della vita e sull’esigenza che i primi destinatari di questo impegno siano i genitori, le loro risorse materiali e le loro conoscenze e competenze.  E di fornire indicazioni pratiche al legislatore, agli amministratori, ai dirigenti e agli operatori di servizi su come operare in questa direzione. I bambini hanno infatti tutto il diritto di essere rimessi “in testa” alle priorità di una società che si voglia bene e guardi avanti. Il primo, fondamentale, passo per ottenere questo è che “in testa” ai genitori vi sia, accanto alla preoccupazione di proteggere l’integrità fisica e la salute dei loro figli, il desiderio di nutrire la loro mente e di dare spazio al loro grande potenziale di sviluppo.

Per ottenere questo c’è bisogno dell’impegno di molti: legislatori, amministratori, operatori dei servizi che si prendono cura dei bambini e delle loro famiglie, docenti a cui è affidata la loro formazione, enti del terzo settore impegnati sui temi dell’infanzia, aziende che hanno a cuore le comunità e i loro giovani dipendenti.

“Se i genitori, tutti, sapessero quanto potrebbero contribuire, con alcune semplici attenzioni, allo sviluppo mentale, sia cognitivo che socio-relazionale, dei loro figli, ne trarrebbero giovamento la qualità delle loro stesse giornate, il benessere presente e gli itinerari di vita futuri dei loro bambini. Se tutti coloro che lavorano con i bambini nei loro primi anni e le loro famiglie – operatori sanitari, sociali e dei servizi culturali, educatori – sapessero quanta differenza potrebbero fare promuovendo le buone pratiche che favoriscono la relazione tra genitori e bambini, arricchirebbero di nuovi contenuti la loro professione e ne accrescerebbero l’efficacia.   Se chi ha in mano la cosa pubblica – politici, amministratori, dirigenti dei servizi – sapesse che, attuando interventi a sostegno delle risorse, delle conoscenze e delle competenze dei nuovi genitori, molti dei tanti problemi – di salute fisica e mentale, di coesione sociale, di sviluppo – delle comunità che sono loro affidate potrebbero essere prevenuti o trovare più facile soluzione (dalla prefazione del libro). 

 

Giorgio Tamburlini, Centro per la Salute del Bambino.

 

  1. Black MM, Walker SP, Fernald LCH, et al. Early childhood coming of age. science through the life-course. Lancet 2017; 389 (10064):77-90.
  2. Save the Children, 2019, Il miglior inizio. Disuguaglianze ed opportunità nei primi anni di vita, Roma.
  3. World Health Organization, United Nations Children’s Fund, World Bank Group. Nurturing care for early childhood development: a framework for helping children survive and thrive to transform health and human potential. Geneva: World Health Organization, 2018.. Versione italiana disponibile su csbonlus.org.
  4. Black MM, Behrman JR, Daelmans B, et al. The principles of Nurturing Care promote human capital and mitigate adversities from preconception through adolescence. BMJ Global Health 2021;6:

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.