Clima. La corsa contro il tempo.

Michele Innocenzio

Nel 2023 il mondo ha vissuto le temperature globali più alte degli ultimi 100.000 anni e abbiamo potuto registrare in ogni continente nuovi record di temperatura. Le fasce della popolazione più sensibili alle temperature estreme (anziani over 65 e bambini di meno di 1 anno) sono oggi esposte mediamente a due volte il numero di heatwaves rispetto al ventennio 1986-2006. La mortalità negli over 65 per cause correlate alla temperatura è aumentata dell’85% rispetto alla decade 1990-2000.

Il 16 novembre è uscito il “2023 report of the Lancet Countdown on health and climate change”, ormai alla sua ottava edizione 1. Ma che cosa ci aveva lasciato il report dell’anno passato? Un serio monito riguardo alla dipendenza globale dall’industria dei combustibili fossili e un auspicio a sfruttare l’opportunità trasformativa di affrontare congiuntamente il cambiamento climatico, la crisi energetica, il caro vita e la crisi sanitaria per raggiungere un livello più alto di salute e benessere.  L’edizione 2023 mostra che abbiamo fatto pochissimi passi verso questo obiettivo.

Nel 2023 il mondo ha vissuto le temperature globali più alte degli ultimi 100.000 anni e abbiamo potuto registrare in ogni continente nuovi record di temperatura. Le fasce della popolazione più sensibili alle temperature estreme (anziani over 65 e bambini di meno di 1 anno) sono oggi esposte mediamente a due volte il numero di heatwaves rispetto al ventennio 1986-2006. La mortalità negli over 65 per cause correlate alla temperatura è aumentata dell’85% rispetto alla decade 1990-2000.

Il cambiamento climatico sta danneggiando gli ambienti naturali e antropici cui gli uomini fanno affidamento per il raggiungimento di un buono stato di salute. Il cambiamento climatico sta minacciando gravemente la salute della popolazione mondiale e la rapidità dei suoi danni ne sono una chiara dimostrazione. Ogni secondo emettiamo 1337 tonnellate di CO₂. Ogni secondo in cui ritardiamo un intervento di mitigamento o risoluzione, peggioriamo il rischio di salute e sopravvivenza delle persone. Il report di quest’anno ci presenta le proiezioni relative al rischio di ritardare ulteriormente un intervento serio nell’affrontare il cambiamento climatico.

Alle condizioni attuali, le morti correlate a calore aumenteranno del 370% entro il 2050. Le sempre più frequenti heatwaves saranno da sole responsabili di aumentare il rischio globale di malnutrizione per 524.9 milioni di persone che si troveranno in una condizione di insicurezza alimentare entro il 2041-2060. La sicurezza alimentare è anche strettamente legata alla percentuale di aree di terra colpite da estrema siccità che è passata dal 18% del 1951-1960 al 47% del 2013-2022.

Il sistema alimentare contribuisce inoltre al 30% delle emissioni di gas serra, dimostrando forte incompatibilità con i target di mitigamento (figura 1). Tali emissioni sono aumentate del 27% nel ventennio 2000-2020. La produzione di carne rossa e derivati caseari è responsabile del 57% di queste emissioni. Ecco che qui si presenta una duplice opportunità di intervento: potremmo diminuire la produzione di tale prodotti incentivando una dieta più salutare e meno impattante a livello ambientale. È un modello che determinerebbe anche una diminuzione delle disuguaglianze nel sistema alimentare mondiale che al momento vede un enorme divario tra le emissioni legate al consumo di prodotti alimentari tra i paesi a HDI (Human Development Index) molto alto e paesi a HDI basso.  A tali indicatori si affiancano anche quelli relativi alla compatibilità di aree per la trasmissione di specie come Dengue, Zika e Vibrio – tutte in aumento – e il numero di incendi boschivi (anch’essi in aumento) si può sottolineare una migliore capacità d’intervento e preparedness soprattutto nei paesi ad alto HDI.

Un altro punto fortemente sottolineato dal report riguarda il costante gradiente di disuguaglianza riguardo ai danni e alle minacce mediate dal cambiamento climatico. Tale gradiente sembra ricalcare perfettamente le differenze tra paesi demarcate da indici come lo HDI. I paesi a HDI molto alto stanno dimostrando maggiore capacità di adattamento, resilienza e propensione alla transizione energetica. Tale attitudine è legata ad una maggiore disponibilità di risorse. I paesi a basso ma soprattutto a medio e alto HDI presentano tutti indicatori di adattamento e mitigamento allarmanti tra cui possiamo sottolineare una dipendenza energetica da combustibili fossili ma soprattutto da biomasse localmente inquinanti ancora molto alta (figura 1).  In tali paesi l’attuale crisi energetica mondiale sta inoltre spingendo all’utilizzo di fonti energetiche peggiori dei combustibili fossili come il carbone invece di incentivare una transizione a energie rinnovabili moderne.

Figura 1. Intensità di carbonio (tonnellate di CO2 equivalenti) del sistema energetico sia a livello globale che per gruppo di paesi HDI

 

Le disuguaglianze tra indicatori di adattamento e mitigazioni tra paesi ad alto e basso HDI si concretizzeranno direttamente nella distribuzione a livello globale dei danni mediati dal cambiamento climatico. Saranno proprio i paesi più in difficoltà a subire maggiormente l’impatto in termine di mortalità, profughi climatici e rallentamento dei processi produttivi con le sue conseguenze socioeconomiche. Tale fenomeno avverrà nonostante sia già stata dimostrata la maggiore responsabilità storica delle emissioni da parte dei paesi ad alto HDI. La ricchezza e lo sviluppo industriale dei paesi più ricchi determinerà conseguenze catastrofiche sui paesi più in difficoltà, un concetto che è stato chiamato carbon inequality: i 3.5 miliardi di persone più povere del mondo contribuiscono poco alle emissioni di carbonio ma sono le più colpite da fenomeni climatici estremi come inondazioni, tempeste e siccità. 2

Viene presentata dal report anche l’evidenza che all’aumentare dei rischi e dei danni legati al cambiamento climatico, aumenterà anche il costo dell’adattamento e del mitigamento. Ma ci stiamo almeno muovendo nella direzione giusta? Ci sono dei segnali positivi? Nonostante i vari accordi degli ultimi anni riguardo all’impegno di non superare l’aumento di 2°C di temperatura globale, gli avvertimenti da parte della comunità scientifica sono stati accolti con insufficiente determinazione da parte delle istituzioni. Lancet nel 2022 aveva sottolineato con veemenza la necessità di velocizzare la transizione dal fossile ad una fonte energetica rinnovabile, affrontando contemporaneamente crisi energetica mondiale e cambiamento climatico. I dati di quest’anno ci presentano una triste prospettiva in merito a tale obiettivo. Le emissioni di CO₂ legate a consumi energetici sono aumentate dello 0.9% e abbiamo raggiunto il record di 36.8 Gt di CO₂ nel 2022. Meno del 10% dell’energia elettrica globale deriva da fonti rinnovabili nonostante il loro costo sia ormai al di sotto di quello derivante da combustibili fossili. L’industria del fossile, mentre accumula profitti record, si allontana ancora di più dagli accordi di Parigi: secondo le strategie attuali nel 2040 supereranno del 173% i livelli di emissioni previsti dall’accordo di Parigi. Risulterebbe inoltre che solo il 4% del capitale delle grandi aziende del fossile sia stato investito in energie rinnovabili. Gli investimenti globali sul fossile sono aumentati invece del 10% nel 2022 raggiungendo 1 trilione di dollari. Ogni anno, in media, 40 tra le principali banche mondiali investono collettivamente 489 miliardi di dollari nel fossile, un aumento del 52% rispetto al 2010-2016 (figura 2). Ancora più interessante e preoccupante il fatto che il 78% dei paesi valutati, responsabili del 93% delle emissioni globali di CO₂, hanno erogato sussidi alle industrie del fossile per un totale di 305 miliardi di dollari. Sembra che tutte le intimazioni ad allontanarsi dal fossile, nonostante le evidenze del danno che sta creando, non abbiano sortito alcun effetto.

Figura 2. Investimenti totali (in miliardi di dollari) nel carburante fossile (sinistra) e nel settore green (destra) tra il 2010 e il 2021

 

Ma è solo un report negativo questo del 2023? Lancet ci mostra una finestra di opportunità, uno spazio di intervento nel quale ci invita a lavorare. Nel report infatti viene sottolineata l’opportunità trasformativa della transizione ad un mondo futuro a zero carbone che porterà benefici sia in termini socioeconomici sia in termini di salute. I benefici in termine di salute seguiranno pari passo l’allontanamento dal fossile e l’utilizzo di fonti energetiche pulite che evitano emissioni massicce di inquinanti con effetti deleteri sulle persone. Possiamo inoltre prevedere di sviluppare nuovi posti di lavoro all’interno di strutture con minore impatto di salute sui lavoratori. Dobbiamo sottolineare che per la prima volta alla Conference of the Parties (COP 28) , tenuta a Dubai lo scorso novembre, la salute ha rivestito un ruolo principale, è stato un core theme dell’evento. Possiamo e dobbiamo affrontare il cambiamento climatico anche in termini di vantaggio sulla salute della popolazione. La salute potrebbe rappresentare la motivazione necessaria a determinare l’intervento finalmente trasformativo delle organizzazioni internazionali, dei governi, delle industrie e degli individui verso un mondo a zero carbone.

Ci appare una strada che possiamo percorrere per raggiungere un futuro più sano. La priorità numero uno è sicuramente quella legata all’abbandono del combustibile fossile: occorre con urgenza reindirizzare investimenti, agevolazioni e flussi fiscali verso fonti energetiche pulite e lontano dall’industria del fossile. Il capitale attualmente investito nel fossile è ampiamente in grado di sostenere la transizione energetica verso fonti pulite. Occorre coinvolgere direttamente le comunità locali promuovendo una transizione energetica che possa minimizzare finalmente le iniquità espresse dalla povertà energetica. Tale punto rappresenta anche la possibilità per molte popolazione di accedere a servizi sanitari di migliore qualità nonché di rafforzare determinanti socioeconomici di salute.

Le azioni per contrastare il cambiamento climatico devono essere declinate in termini di impatto sulla salute. Se pensiamo ad azioni per la salute della popolazione di pari passo possiamo attivare percorsi di adattamento e mitigamento degli effetti del cambiamento climatico. La motivazione a mettere in marcia tali politiche climatiche di promozione della salute deve individuare una leadership forte tra i professionisti della salute che si trovano oggi nella posizione unica di poter guidare azioni di salvaguardia del diritto umano alla salute e ad un ambiente sano. Occorre formare i professionisti sanitari a sviluppare competenze specifiche in termini di salute e cambiamento climatico. Possiamo collettivamente sviluppare un ruolo di advocacy e di promozione di cambiamento nelle nostre società. Rivendichiamo in quanto categoria, in quanto previsto dalla nostra deontologia professionale, il diritto alla salute e il diritto ad un ambiente sano per tutta la popolazione umana.  Non abbiamo però più tempo per azioni che non siano veramente trasformative. Dobbiamo allontanarci adesso dal fossile, dobbiamo accelerare pratiche di mitigamento e adattamento con effetti a breve termine. Non possiamo permettere un fenomeno di healthwashing all’interno delle azioni per contrastare il cambiamento climatico incrementando ulteriormente l’accettabilità di iniziative minimamente trasformative. 3

Lancet calcola l’impatto in termini di salute e in termine di vite perse ogni anno a causa del cambiamento climatico nonché la velocità con cui stanno aumentando le minacce per l’ambiente e la popolazione. Solo l’azione coordinata di professionisti della salute, governi e istituzioni finanziare potrebbe finalmente offrire l’opportunità veramente trasformativa di assicurare un futuro sano e sicuro per l’umanità. Abbiamo responsabilità e capacità in quanto professionisti della salute di essere promotori di cambiamento e trasformazione investiti del mandato di proteggere la salute, il benessere e la sopravvivenza delle persone.

Michele Innocenzio, Medico in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva, Sapienza Università di Roma

 

Riferimenti  

  1. The 2023 report of the Lancet Countdown on health and climate change: the imperative for a health-centred response in a world facing irreversible harms – The Lancet. Accessed November 22, 2023. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(23)01859-7/fulltext
  2. Chancel L. Global carbon inequality over 1990–2019. Nat Sustain. 2022;5(11):931-938. doi:10.1038/s41893-022-00955-z
  3. Fontana C. Greenwashing & Co, 6 facce dell’inganno a consumatori e mercato. Valori. Published January 20, 2022. Accessed November 22, 2023. https://valori.it/dossier-washing-spiegone/

 

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