Salute globale. Misurare le disuguaglianze

Benedetto Saraceno

E’ stata proposta una nuova misura capace di intercettare allo stesso tempo la deprivazione socioeconomica, i livelli educazionali e gli standards di vita materiale. La misura dello status socioeconomico attraverso tale indice composito sarebbe lo strumento più idoneo per monitorare le disuguaglianze in salute.

Le disuguaglianze nella salute sono tutte quelle differenze ingiuste, evitabili e rimediabili, nel raggiungimento di una salute ottimale per tutti. Tuttavia, lo stato del pianeta è drammaticamente malato a causa dei mutamenti climatici, dello sfruttamento irresponsabile e rapace delle risorse, delle crescenti tensioni geopolitiche, delle carneficine mediatizzate e di quelle ignorate e dell’aumento del numero di esseri umani costretti a fuggire e migrare. E tutti questi fattori di sofferenza fisica, psicologica e sociale sono in aumento e ormai più che potenziali fattori di rischio andrebbero considerati come rischi potenti e certi. In tale contesto, una questione che da sempre è al centro del dibattito sulla Salute Globale è ovviamente quella della misura delle disuguaglianze: ossia, come si possano misurare differenze tanto eterogenee, di cui è spesso difficile una definizione operazionale e dunque una misurazione quantitativa.

Le statistiche nazionali sono risultate inadeguate a misurare le disuguaglianze dello stato di salute sia per la genericità degli indici utilizzati sia perché spesso non riescono (e talvolta non vogliono) intercettare le disuguaglianze nei gruppi più emarginati e vulnerabili come, ad esempio, le popolazioni che vivono in aree rurali remote, le minoranze indigene e gli immigrati. È inoltre interessante notare che qualche autore include fra le disuguaglianze nella salute globale anche il sistematico reclutamento di personale sanitario dai paesi a basso e medio reddito verso quelli ad alto (1).  A partire dal Multidimensional Poverty Index proposto dalle Nazioni Unite (2) è stata proposta una nuova misura capace di intercettare allo stesso tempo la deprivazione socioeconomica, i livelli educazionali e gli standards di vita materiale (3). La misura dello status socioeconomico attraverso tale indice composito sarebbe lo strumento più idoneo per monitorare le disuguaglianze in salute.

L’Indice proposto (Socioeconomic deprivation Index) utilizza otto indicatori relativi a due dimensioni, l’Educazione e gli Standards di vita.

DIMENSIONE 1DIMENSIONE 2
EDUCAZIONESTANDARDS DI VITA
INDICATORIINDICATORI
Anni di scolaritàDisponibilità di combustibile per cucinare
Effettiva frequenza della scuolaDisponibilità di servizi igienici
Disponibilità di acqua potabile
Disponibilità di elettricità
Adeguatezza abitativa (pavimento, tetto, pareti)
Risorse (frigorifero, radio, TV, computer, bicicletta, motocicletta, carretto trainato da animale)

Gli autori hanno utilizzato questo indice complessivo di deprivazione sociale ed economica correlandolo ai livelli di copertura e accessibilità degli interventi per la salute materna e riproduttiva e hanno potuto dimostrare eccellenti livelli di consistenza fra stato di deprivazione socioeconomica e salute. Il primo numero del 2024 del Bullettin of the World Health Organization (4) è interamente dedicato alle disuguaglianze nella salute globale, alla possibilità di misurarne l’impatto e all’urgenza di sviluppare una agenda finalizza alla decolonizzazione della salute globale.

Malgrado la decolonizzazione risalga a parecchi decenni fa, infatti, si è venuto sviluppando un nuovo tipo di colonialismo, fondamentalmente basato su pesanti interferenze e influenze politiche ed economiche che riescono a sottrarre risorse materiali e umane dai paesi a basso reddito.  Già a partire dalle classiche e fondamentali analisi di Michael  Marmot sui determinanti della salute (5) si è ampiamente dimostrato come le politiche di deregolazione finanziaria, l’inasprimento della difesa dei diritti sulla proprietà intellettuale (farmaci e vaccini) e gli interventi nei paesi poveri delle agenzie internazionali della finanza (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale) finalizzati alla privatizzazione dei sistemi sanitari sostituiti da rapaci sistemi assicurativi, hanno progressivamente creato un impressionante gap degli indicatori di salute: in miglioramento quelli dei paesi ricchi e in peggioramento quelli dei paesi poveri.  Inoltre, poiché ogni Nord ha il proprio Sud “interno”, anche le fasce di popolazione più deprivate e vulnerabili nei paesi ricchi sono esposte ad analoghi fenomeni di neocolonialismo interno.

Le drammatiche asimmetrie nella salute globale sono riflesse a tre livelli:

  • le disuguaglianze nella formazione del personale sanitario fanno sì che le università dei paesi ricchi dominano nella formulazione della agenda globale della ricerca, utilizzano i paesi poveri come terreno di ricerca e spesso si finanziano con i contributi degli studenti che provengono dai paesi poveri e che frequentano le accademie dei paesi ricchi.
  • il dominio di politiche sanitarie e commerciali globali che penalizzano i paesi poveri. Basti pensare alla promozione dell’allattamento artificiale in alternativa a quello naturale, al sistematico sabotaggio delle politiche dei farmaci essenziali e dei farmaci generici in favore di farmaci sottoposti ancora a patente e, last but not least, all’ambiguo intervento nei paesi poveri da parte di potenti organizzazioni private caritative che spesso sono guidate dall’interesse alla protezione dei paesi ricchi dalle infezioni provenienti dai paesi poveri piuttosto che a interventi strutturali che modifichino le condizioni di povertà assoluta.
  • le politiche di “estrazione” della ricchezza dei paesi poveri che spesso consistono sia nell’abuso della difesa dei diritti di proprietà intellettuale sia nella promozione di sistemi sanitari fortemente dipendenti dall’intervento finanziario e tecnico delle multinazionali private del settore sanitario.

Non è facile indicare soluzioni a fronte di questo insieme di fattori che convergono all’aumento delle disuguaglianze in salute. Soltanto il rafforzamento delle istanze multilaterali del sistema delle Nazioni Unite, sia nel senso di un aumento della sua capacità di spesa (sempre più erosa dagli investimenti bilaterali degli stati e dalle fondazioni private) sia nel senso di una maggiore indipendenza politica economica e tecnica dal settore privato (non c’è dubbio che sia aumentata l’influenza sulle agenzie specializzate delle Nazioni Unite di BigPharma, delle Fondazioni filantropiche, dell’Industria dei settori alimentare e agricolo). Dunque, l’allarme che viene lanciato dalla OMS è soprattutto diretto a combattere il fenomeno del cosiddetto Forum Shifting ossia quell’insieme di strategie che tendono a influenzare e manipolare le negoziazioni internazionali nel campo della salute.  Attualmente sono in corso importanti negoziazioni per aggiornare le International Health Regulations e creare un Pandemic Agreement.  Si tratta di migliorare strumenti del diritto internazionale che vincolano gli stati a regolare diritti e obbligazioni nel campo della salute (ad esempio, nelle emergenze sanitarie, nelle pandemie, nei disastri naturali o provocati dall’uomo, nella regolazione dei prodotti sanitari, dei brevetti e delle clausole di sospensione dei medesimi).

La “invincibile armada” delle multinazionali della sanità è ormai pronta a sferrare un attacco mortale al diritto universale alla salute e all’accesso universale e gratuito al sistema sanitario.  Difendersi è un obbligo etico, politico e tecnico che riguarda tutti i ministeri della salute del mondo ma anche tutti i professionisti della sanità.

Benedetto Saraceno, Lisbon Institute of Global Mental Health

 

Referenze

  1. Walton-Roberts M, Bourgeault I. (2024). Health workforce data needed to minimize inequities associated with health-worker migration. World Health Organ. 2024 Feb 1; 102(2): 117–122. Published online 2023 Nov 21. doi: 10.2471/BLT.23.290028.
  2. Global multidimensional poverty Index 2023. Unstacking global poverty: data for high impact action. New York, Oxford: United Nations Development Programme & Oxford Poverty and Human Development Initiative; 2023.
  3. Ferreira L.Z, Wehrmeister F.C, Dirksen J, Vidaletti L.P, Pinilla -Roncancio M, Kirkby K, Ricardo L, Barros A, Hosseinpoor A.R (2024). A composite index; socioeconomic deprivation and coverage of reproductive and maternal health interventions. Bull World Health Organ. 2024 Feb 1; 102(2): 105–116. Published online 2023 Dec 8. doi: 10.2471/BLT.23.290866.
  4. Tangcharoensathien V, Lekagul A, Teo Y-Y. (2024). Global health inequities: more challenges, some solutions. Bull World Health Organ. 2024 Feb 1; 102(2): 86–86A. Published online 2024 Feb 1. doi: 10.2471/BLT.24.291326.
  5. Wilkinson R & Marmot M. (edts). Social determinants of health: the solid facts. 2nd edition. World Health Organization, Copenhagen, 2023.

 

 

 

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