Embargo militare a Israele

Angelo Stefanini

Lo scorso febbraio una corte d’appello olandese ha ordinato ai Paesi Bassi di interrompere l’esportazione di parti di jet da combattimento F-35 in Israele poiché “ci sono molte indicazioni che Israele abbia violato il diritto umanitario di guerra, citando come esempi le numerosissime vittime civili, tra cui migliaia di bambini; la distruzione del 60% delle abitazioni civili e ingenti danni agli ospedali, alle forniture idriche e alimentari, alle scuole e agli edifici religiosi; fame grave diffusa; e lo sfollamento dell’85% dei palestinesi a Gaza”.

È uscito il volume “La catena dell’impunità. Inchiesta sulla storia degli armamenti israeliani e sulle complicità dell’Occidente e dell’Italia nella guerra condotta ai danni della popolazione civile in Palestina[1], secondo dossier di BDS Italia[2] su armi e guerre di Israele e sulle responsabilità dell’Italia e del mondo Occidentale nel rendere possibile l’occupazione militare della Palestina e la progressiva espulsione dei suoi abitanti. Già nel primo dossier,[3] uscito nel 2020, venivano affrontate e discusse le tre ragioni principali che giustificano ampiamente la richiesta di embargo militare nei confronti di Israele. In primo luogo, Israele pratica l’apartheid contro il popolo palestinese in modo quasi scientifico grazie alla sua forza e tecnologia militare. Tale crimine si accompagna con una pulizia etnica continua e costante che perdura da oltre cento anni al fine di realizzare uno stato ebraico “puro”. Una seconda ragione risiede nel ruolo centrale svolto da Israele nella proliferazione di armamenti e sistemi securitari grazie alle sue pratiche e strategie aggressive e sofisticate, applicate e testate sulla popolazione palestinese, e proprio in virtù di ciò è riconosciuto come modello da imitare. Lo Stato Ebraico, infine, gode della più totale impunità e dell’appoggio della comunità internazionale, nonostante i suoi crimini siano ben documentati.[4]

I tragici fatti di questi mesi a Gaza costituiscono un ulteriore elemento per comprovare la necessità di un immediato e totale embargo militare contro Israele. Fatti che rappresentano la continuazione di una storia di guerre e massacri compiuti da Israele contro la popolazione palestinese che non inizia il 7 ottobre 2023 ma persiste da almeno 75 anni dalla nascita di quello stato, ultima impresa del morente colonialismo, che ha sollevato la coscienza degli europei, responsabili degli orrori della Guerra Mondiale e delle persecuzioni contro le minoranze. Nel 1948 si parlò di Nakba, di Catastrofe, con la distruzione di 450 città e villaggi palestinesi e l’espulsione di oltre 750.000 palestinesi, profughi nella loro terra, molti trasferiti di forza a Gaza. Oggi assistiamo ad un nuovo capitolo della storia, a un orribile massacro, il primo in diretta streaming mondiale, ma censurato dai media italiani ed occidentali, della popolazione della Striscia di Gaza, attualmente in corso.

Dopo la rabbiosa azione armata dei gruppi della resistenza palestinese il 7 ottobre 2023, la brutale ritorsione israeliana ha assunto i contorni di una delle peggiori crisi umanitarie e sanitarie della storia moderna, con ormai sei mesi di bombardamenti implacabili che hanno provocato livelli di sofferenza senza precedenti in tutta la Striscia di Gaza. Rivendicando un inesistente diritto alla difesa dell’occupante nei confronti dell’occupato, il governo israeliano ha scatenato una micidiale vendetta contro la popolazione palestinese, attraverso una campagna di distruzione sistematica di tutte le infrastrutture sociali e civili. Tutto questo è reso possibile dal sostegno e dall’assistenza che USA, UE e Italia continuano a fornire alla “guerra” di Israele contro il popolo palestinese, inclusi la Cisgiordania e Gerusalemme Est: massacri di civili oltre a violenze fisiche e psichiche che lasceranno ferite indelebili.

Molti analisti politici indipendenti concordano con il giudizio che la raccapricciante rappresaglia di Israele ha un obiettivo ormai evidente: la soluzione finale per il popolo palestinese, una seconda Nakba che li forzi ad abbandonare la terra dove abitano, e in molti casi dove sono già profughi, cancellandoli.[5]

La stessa Corte internazionale di giustizia nella sua ordinanza del 26 gennaio 2024 ha ritenuto plausibile che gli atti di Israele possano equivalere a un genocidio e ha emesso misure provvisorie affinché Israele adotti tutte le azioni in suo potere per prevenire atti genocidari.[6]  Successivamente, lunedì 25 marzo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato con 14 voti favorevoli, nessun veto contrario e l’astensione degli Stati Uniti, una risoluzione che chiede il cessate il fuoco a Gaza per il resto del Ramadan.[7] Questa importante decisione, l’azione più dura finora di Washington alle Nazioni unite contro il suo alleato storico, impegna ora il Consiglio di Sicurezza al suo rispetto. Giovedì 28 marzo, inoltre, la Corte internazionale di giustizia ha di nuovo emesso ulteriori misure provvisorie nei confronti di Israele, ordinandogli di aumentare la fornitura di beni umanitari di base alla Striscia di Gaza, a causa del peggioramento delle condizioni di vita dei palestinesi.[8] Sarà interessante osservare la risposta di Israele a questo inasprimento delle posizioni americane e ulteriore pressione del maggiore organo di giustizia delle Nazioni Unite, vista la totale indifferenza sempre mostrata nei confronti di condanne di istituzioni globali e dei finora soltanto amichevoli richiami del potente alleato.

Israele è uno dei maggiori produttori di armi al mondo e dipende fortemente dalle esportazioni che coprono il 70% della sua produzione militare, principalmente nel Sud del mondo e in particolare verso regimi canaglia e autoritari che la utilizzano per commettere genocidi, pulizia etnica e altre gravi violazioni dei diritti umani.[9] L’industria bellica israeliana sfrutta gli attacchi contro i palestinesi per collaudare nuove armi e tecnologia militare che vengono poi commercializzate come “testate sul campo”. Israele provoca danni esportando le sue tattiche e tecnologie repressive: le sue esportazioni vengono infatti utilizzate per costruire muri, promuovere la sorveglianza, consentire la profilazione razziale e la repressione razzista della polizia e per violare i diritti delle popolazioni indigene, dei migranti e dei difensori dei diritti umani.[10]

Un recente comunicato stampa dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani[11] riporta il parere di autorevoli esperti delle Nazioni Unite che affermano che “Tutti gli Stati devono ‘garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte delle parti in conflitto armato, come richiesto dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 e dal diritto internazionale consuetudinario. Di conseguenza, gli Stati devono[12] astenersi dal trasferire armi o munizioni – o parti di esse – se si prevede, dati i fatti o i modelli di comportamento passati, che possano essere utilizzate per violare il diritto internazionale”. Gli esperti delle Nazioni Unite hanno accolto con favore la decisione di una corte d’appello olandese del 12 febbraio 2024 che ordinava ai Paesi Bassi di interrompere l’esportazione di parti di jet da combattimento F-35 in Israele poiché “ci sono molte indicazioni che Israele abbia violato il diritto umanitario di guerra in un numero non insignificante di casi”, citando come esempi “le numerosissime vittime civili, tra cui migliaia di bambini; la distruzione del 60% delle abitazioni civili e ingenti danni agli ospedali, alle forniture idriche e alimentari, alle scuole e agli edifici religiosi; fame grave diffusa; e lo sfollamento dell’85% dei palestinesi a Gaza.”[13]

Gli esperti hanno anche osservato che gli Stati parti del Trattato sul commercio delle armi hanno ulteriori obblighi di bloccare le esportazioni di armi se “sanno” che “saranno” utilizzate per commettere crimini internazionali; o se c’è un “rischio prioritario” che le armi trasferite “potrebbero” essere utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Gli Stati membri dell’Unione europea sono inoltre vincolati[14] dalla legge dell’UE sul controllo delle esportazioni di armi. Eppure, la stessa Italia, tra i primi partner nella collaborazione militare, continua tuttora in piena guerra in corso ad esportare armi a Israele, nonostante le smentite del nostro ministero della difesa.[15]

In questo libro, elaborato all’interno del gruppo di lavoro su embargo e disarmo di BDS Italia, con il sostegno di PeaceLink e la collaborazione della Campagna Ponti non Muri di Pax Christi, alcuni dei maggiori esperti della realtà militare israeliana e italiana descrivono e documentano lo stretto legame e le complicità che intercorrono fra la politica e gli interessi economici legati agli armamenti: una vera e propria catena dell’impunità che, partendo da Israele, arriva fino ai governi europei e ai principali istituti di ricerca del vecchio continente. I promotori e gli autori di questo dossier si augurano che la sua attenta lettura possa rendere palese l’urgente necessità di un’azione internazionale di embargo militare contro Israele. Come hanno affermato gli esperti citati dall’Alto Commissario UNHR,[16] “La necessità di un embargo sulle armi nei confronti di Israele è accentuata dalla sentenza della Corte internazionale di giustizia secondo cui esiste un rischio plausibile di genocidio a Gaza e dai continui gravi danni che i civili continuano a subire”.

Non è mai stato così imperioso fermare il genocidio a Gaza da parte di Israele ponendo fine a tutte le relazioni militari con esso. Blocchiamo il traffico di armi verso e da Israele: SE NON ORA QUANDO?

Angelo Stefanini. Medico, volontario del PCRF (Palestinian Children’s Relief Fund), ex-direttore OMS nella Palestina occupata.

Nella foto di copertina la sede della Corte internazionale di giustizia dell’Aia

Referenze

[1] https://bdsitalia.org/index.php/notizie-embargo/2826-embargo-militare

[2] https://bdsitalia.org/index.php/la-campagna-bds/campagna-bds

[3] https://bdsitalia.org/index.php/risorse-embargo/2614-dossier-embargo-militare

[4] https://www.ipsc.ie/israels-violations-of-international-law-a-brief-introduction

[5] https://jewishcurrents.org/a-textbook-case-of-genocide

[6] https://www.icj-cij.org/sites/default/files/case-related/186/186-20240226-pre-01-00-en.pdf

[7] https://euractiv.it/section/mondo/news/il-consiglio-di-sicurezza-onu-approva-per-la-prima-volta-una-risoluzione-che-chiede-un-cessate-il-fuoco-a-gaza/

[8] https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2024/03/29/israele-palestina-gaza-cig-aiuti

[9] https://www.972mag.com/israel-masked-arms-deals/

[10] https://roarmag.org/essays/exporting-oppression-israels-profitable-arms-industry/

[11] https://www.ohchr.org/en/press-releases/2024/02/arms-exports-israel-must-stop-immediately-un-experts

[12] https://ihl-databases.icrc.org/en/ihl-treaties/gciii-1949/article-1/commentary/2020?activeTab=undefined#_Toc42428173

[13] https://www.ohchr.org/en/press-releases/2024/02/arms-exports-israel-must-stop-immediately-un-experts

[14] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=celex%3A32008E0944

[15] https://altreconomia.it/litalia-continua-a-esportare-armi-a-israele-il-caso-delle-forniture-per-i-caccia/

[16] https://www.ohchr.org/en/press-releases/2024/02/arms-exports-israel-must-stop-immediately-un-experts

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