Il diritto alla casa

The Lancet

La casa come fondamentale determinante sociale di salute. Rendere l’edilizia abitativa un intervento prioritario di sanità pubblica è un imperativo morale. La salute delle nostre comunità dipende da questo (1).

Il fatto che le nostre case siano indissolubilmente legate alla nostra salute non è una novità. “Si sarebbe potuto immaginare che la scienza e il buon senso avrebbero alla fine apprezzato l’importanza di tali considerazioni” si legge in una lettera su alloggio e salute , pubblicata su The Lancet nel 1922. L’accesso a un alloggio adeguato è riconosciuto come un diritto umano fondamentale previsto dalla legge. Perché allora continuiamo a permettere che così tante persone vivano in condizioni abitative insalubri? La Divisione Statistica delle Nazioni Unite ha stimato che nel 2022 più di 1 miliardo di persone vivevano in baraccopoli urbane o in condizioni simili a slum, e si prevede che questa cifra triplicherà entro il 2050. L’Adequate Housing Index della Banca Mondiale mette in luce forti disparità, con un terzo delle case in paesi delle economie emergenti che non riescono a soddisfare gli standard di adeguatezza. L’urgenza di raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 11.1 – garantire a tutti l’accesso ad alloggi adeguati, sicuri e convenienti entro il 2030 – è chiara, ma siamo ben lontani dall’obiettivo.

Sappiamo che un’abitazione insalubre è correlata a scarsi risultati in termini di salute. Una revisione sistematica ha rilevato che i miglioramenti abitativi, quali: garantire un’adeguata ventilazione, il controllo dell’umidità, riscaldamento-raffreddamento e isolamento per mitigare l’umidità, la muffa, l’inquinamento dell’aria interna e l’esposizione a temperature estreme riducono il rischio di malattie respiratorie, malattie cardiovascolari, cancro e problemi di salute mentale. Le condizioni abitative insalubri non sono una caratteristica esclusiva delle economie emergenti. In Belgio , tra il 1991 e il 2020, gli alloggi inadeguati sono stati associati a quasi un decesso su cinque. I problemi abitativi colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni vulnerabili, perpetuando le disuguaglianze sanitarie tra genere, razza, etnia, esproprio e disabilità. Nel 2021, il 53% degli Inuit che vivevano nel Nunavut, un remoto territorio settentrionale del Canada, viveva in abitazioni affollate, con casi di famiglie di otto persone che condividevano un’unità con due camere da letto. Sebbene le Linee guida dell’OMS su alloggi e salute promuovano alloggi adeguati per migliorare la salute, molti governi sono lenti ad agire.

Nonostante l’evidenza, il miglioramento degli alloggi è raramente una priorità nei ragionamenti  sulla salute pubblica globale. I vincoli finanziari spiegano senza dubbio l’inazione in alcuni contesti: costruire e mantenere alloggi sicuri richiede impegno e investimenti a lungo termine. Inoltre, permangono lacune sostanziali nella disponibilità dei dati, che ostacolano una completa comprensione della portata del problema e impediscono lo sviluppo di adeguate politiche. Una parte dell’inazione deriva da una semplice mancanza di volontà politica. I governi che hanno dato priorità all’edilizia abitativa hanno riscontrato benefici rapidi e profondi. L’approccio finlandese Housing First , ad esempio, fornisce piccoli appartamenti a persone con problemi finanziari, di salute mentale e di dipendenza, e ne garantisce la manutensione. Questo approccio ha ridotto il numero dei senzatetto a lungo termine del 71% tra il 2008 e il 2020 e di conseguenza ha comportato un minor numero di visite di emergenza, ricoveri ospedalieri e degenze ospedaliere più brevi tra i destinatari. Chiaramente, gli investimenti a lungo termine nell’edilizia abitativa rappresentano un efficace intervento di sanità pubblica.

Le filosofie basate sui diritti sono alla base di tali interventi. Per promuovere il rispetto del diritto all’alloggio per tutti, nell’agosto 2023, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto a un alloggio adeguato ha chiesto un’azione urgente per affrontare il problema dei senzatetto e degli alloggi inadeguati in tutto il mondo, sottolineando la necessità di politiche globali, maggiori finanziamenti e un approccio basato sulla tutela dei diritti umani. Sarà essenziale lo sviluppo di un forte coordinamento tra i vari settori – sanità pubblica, assistenza sanitaria, politiche della casa e organizzatori della comunità. I decisori politici devono rendere l’accesso ad alloggi adeguati un determinante chiave della salute e considerare l’alloggio come un intervento fondamentale di sanità pubblica.

Gli operatori sanitari hanno un ruolo fondamentale da svolgere. Sebbene esistano approcci di screening per aiutare a identificare l’instabilità abitativa, mancano strumenti di valutazione delle cattive condizioni abitative. Lo sviluppo di queste strategie consentirebbe agli operatori sanitari di individuare alloggi insalubri insieme alla valutazione di altri determinanti sanitari, come il fumo e l’uso di sostanze, e di collegare i pazienti a sistemi e risorse. L’accesso a un alloggio adeguato e affidabile facilita la continuità delle cure e consente alle persone di salvaguardare e dare priorità alla propria salute e al proprio benessere e a quello delle proprie famiglie.

In quanto diritto umano, l’alloggio richiede una maggiore priorità. Il sostegno, anche da parte del settore medico e della sanità pubblica, deve guidare un cambiamento sistemico. Con la popolazione urbana destinata a più che raddoppiare entro il 2050, unita all’aumento dei costi abitativi, al peggioramento dei cambiamenti climatici, ai conflitti in corso e ai disastri naturali, la necessità di alloggi adeguati continuerà a crescere, ampliando le disuguaglianze sanitarie. Rendere l’edilizia abitativa un intervento prioritario di sanità pubblica non rappresenta solo un’opportunità fondamentale, ma un imperativo morale. La salute delle nostre comunità dipende da questo.

  1. Editorial, Lancet, Vol 403, May 4, 2024, 1723. Traduzione nostra, come titolo e sottotitolo. Housing- an overlooked social determinant of health,

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