Chi ha paura dell’Agenzia?

Marco Geddes da Filicaia e Gavino Maciocco

Dietro l’ipotesi di chiusura dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana c’è  la diffusa insofferenza ad ascoltare e utilizzare studi, osservazioni, contributi di organismi autonomi o indipendenti. Lo si nota fortemente a livello nazionale, ma anche a livello più periferico. La Regione Toscana ha dato segni evidenti in tal senso: la poca attenzione – o scarse indicazioni – al lavoro dell’Agenzia; l’abolizione di fatto della Commissione regionale di bioetica (prevista dalla normativa regionale che evidentemente può essere, a piacimento, disattesa).

Lascia francamente perplessi – per usare un eufemismo – la concreta ipotesi, emersa in questi giorni, della chiusura dell’Agenzia Regionale di Sanità (ARS Toscana), con il trasferimento delle sue risorse all’interno dell’Assessorato alla salute.

Dall’anno della sua istituzione (1998) l’ARS Toscana ha svolto un fondamentale servizio per lo studio e la conoscenza del contesto demografico e sociale della Regione, dello stato di salute della popolazione, dei determinanti e delle diseguaglianze nella salute nei vari territori, del funzionamento del sistema sanitario regionale, con particolare riferimento alla sua capacità di garantire i livelli essenziali di assistenza e di equità di accesso e di esito, nonché dei costi e delle modalità di finanziamento. Basta navigare per qualche minuto nel sito dell’ ARS Toscana e addentrarsi nelle aree d’intervento e nei portali tematici per rendersi conto della vastità dei temi affrontati, studiati e documentati. La vera cassaforte dell’Ars Toscana è rappresentata dalle 15 banche dati che contengono la collezione di dati storici riguardanti vari aspetti della sanità toscana  dagli indicatori delle AUSL e dei Comuni (per tutti i comuni toscani sono riportati di dati demografici, di mortalità, di ospedalizzazione e di prevalenza delle principali malattie croniche – vedi Figura 1, comune di Arezzo),  a quelli dei livelli essenziali di assistenza, della gravidanza e il parto, dell’assistenza ai non-autosufficienti, dell’infortunistica stradale, della salute dei migranti, delle malattie infettive. Da segnalare  anche il Portale PrOTer-MaCro, informazioni sui processi, gli esiti di salute ed i costi sostenuti nella cura delle persone con cronicità. Moltissimi i volumi pubblicati tra cui il rapporto annuale su Salute e Welfare in Toscana.

Figura 1. Indicatori socio-sanitari del comune di Arezzo (in particolare Malati cronici di diabete mellito)

Vi sono, su tale improvvida iniziativa, due questioni: di procedura e di contenuto.

La prima, di procedura, non è da trascurare, poiché le forme e le procedure sono elementi costitutivi  – come ricordava spesso Norberto Bobbio – del processo democratico. Pertanto, se si debbano o si vogliano ridefinire le funzioni della Agenzia regionale di sanità ma, in particolare, potenziare la, non certo rilevante, capacità di programmazione della Regione e del suo più rilevante assessorato, cioè quello sanitario, ci attenderemo una riflessione da parte della Giunta e dei suoi – afoni – componenti. Il tema poi riguarda, principalmente e prioritariamente il Consiglio regionale, considerato che l’Agenzia è organismo di supporto e consulenza tecnico – scientifica del Consiglio regionale (citato, nell’atto istitutivo, prima della Giunta regionale).

L’Agenzia regionale di Sanità fu voluta e istituita, dopo una non breve riflessione, da Vannino Chiti, nel corso del suo secondo mandato presidenziale. Si riteneva, giustamente, che ad una autonoma Agenzia si dovesse affidare una funziona di ricerca, valutazione e sviluppo; un supporto fondamentale alla Regione e al Dipartimento, per svolgere il loro compito di programmazione e controllo sulle attività delle aziende sanitarie, a cui è affidata la produzione e offerta dei servizi. In un primo periodo di avvio fu prevista una configurazione totalmente autonoma dell’Agenzia, con presidente, consiglio di amministrazione e comitato scientifico, per poi riorganizzarla in forma più snella, pur conservandone la autonomia tecnico scientifica. Alla presidenza e poi direzione, si sono alternate, in questi venticinque anni, figure di notevole rilievo sia nazionale che internazionale, fra cui vogliamo ricordare fra gli altri Rodolfo Saracci ed Eva Buiatti.

In una ipotesi di revisione delle funzioni e del rapporto Agenzia – Assessorato, ci si attenderebbe una valutazione a cui far partecipare i molti professionisti che hanno operato nella Agenzia con compiti dirigenziali, nonché una consultazione delle istituzioni che in questi anni hanno collaborato in progetti di ricerca (Aziende sanitarie, Università, Istituti di ricerca).

Dalla forma ai contenuti: cosa nasconde o da cosa è motivata questa volontà di incameramento? Non abbiamo risposte, ma forti preoccupazioni.

Vi è una qualche diffusa insofferenza o disattenzione ad ascoltare e utilizzare studi, osservazioni, contributi di organismi autonomi o indipendenti. Lo si nota fortemente a livelli nazionale, ma anche a livello più periferico. La Regione Toscana ha dato segni evidenti in tal senso: poca attenzione – o scarse indicazioni – al lavoro dell’Agenzia; abolizione di fatto della Commissione regionale di bioetica (prevista dalla normativa regionale che evidentemente può essere, a piacimento, disattesa), segni di insofferenza rispetto a qualche forma di terzietà (dell’Arpat, delle stesse attività del MeS – Management e Sanità, del Sant’Anna).

La concentrazione presidenzialistica dei poteri che si è avuta in questi anni, parallelamente all’indebolimento delle forme di rappresentanza (a livello centrale dello stesso Parlamento) suggerirebbero, proprio in questa fase politica in cui si discute di presidenzialismo tramite modifiche costituzionali, un generale potenziamento di entità autonome di valutazione e di controllo,  che devono essere  di riferimento non solo per chi detiene il governo (nazionale o regionale), ma per gli organismi rappresentativi (Parlamento, Consigli regionali ecc.).

E poi, diciamocelo chiaramente, proprio in una Regione che è, dopo un ininterrotto periodo di governi di stesso orientamento, chiaramente contendibile, si ritiene utile indebolire o abolire strutture e organismi che possano assicurare, dati, informazioni, pareri indipendenti?

 

 

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