Mamdani alla volata finale, la sinistra Usa ci crede: “Conquistiamo New York”

Zohran Kwame Mamdani, nato in Uganda e cresciuto a New York City, è un membro dell’Assemblea dello Stato di New York e un socialista democratico candidato a sindaco, con un largo vantaggio nei sondaggi  per le elezioni che si svolgeranno il prossimo 4 novembre. 

«Mentre i miliardari di Trump pensano di avere i soldi per comprare queste elezioni, noi abbiamo un movimento di massa. Costruiamo un municipio che funzioni per chi fatica ad acquistare i generi alimentari, non per chi si sforza di comprare la nostra democrazia. Quando fondi una coalizione per ogni newyorkese, crei una forza straordinaria. Questo, amici, è il vostro movimento, e lo sarà sempre». Poi molla un calcio al suo avversario ex governatore, accusandolo di essere un pupazzo della Casa Bianca: «Siamo saliti nei sondaggi più velocemente di quanto Andrew Cuomo potesse comporre il numero di Trump». L’ala moderata democratica fa il gioco del presidente, se non è alleata con lui: «Dobbiamo essere ambiziosi, sfidare le idee dei repubblicani. Il mondo sta cambiando, no la questione è chi lo cambierà».

Il suo programma si basa su quattro punti: blocco degli affitti nel milione di appartamenti “rent-stabilized” di New York, ossia a equo canone; assistenza per l’infanzia; bus pubblici veloci e gratuiti; supermercati finanziati dal comune, per contenere i prezzi e garantire cibo economico ma di qualità a tutti. Il costo è 7 miliardi all’anno, a fronte di un bilancio comunale da 116 miliardi. Li coprirà con nuove entrate fiscali da 9 miliardi, ottenute alzando all’11,5% le tasse per le aziende e aumentando del 2% le imposte per chi guadagna oltre un milione all’anno.

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La luce più luminosa del partito democratico è Zohran Mamdani , il trentaquattrenne membro dell’assemblea dello Stato di New York che ha buone probabilità di essere eletto prossimo sindaco di New York City quando i newyorkesi andranno alle urne martedì prossimo. Mamdani parla di ciò che conta per la maggior parte degli elettori: il costo della vita. Sostiene che New York dovrebbe essere accessibile a tutti.

Sta affrontando i problemi di cui i newyorkesi discutono a tavola. Non sta dibattendo di “trumpismo”, “capitalismo” o “socialismo democratico”. Non sta proponendo il tipico “piano in 10 punti” democratico con crediti d’imposta rimborsabili che nessuno capisce.

Propone alcune cose facili da capire: autobus gratuiti, assistenza all’infanzia gratuita, un blocco degli affitti di quattro anni per circa 2 milioni di residenti e un salario minimo di 30 dollari. Il suo obiettivo è fare quello che fece Franklin D. Roosevelt negli anni ’30: risolvere il problema.

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