Il miraggio della copertura sanitaria universale
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- 12 Dicembre 2025
La copertura sanitaria universale (UHC) si basa su un’idea semplice: ogni persona, ovunque, dovrebbe poter accedere ai servizi sanitari di cui ha bisogno senza timore di rovina finanziaria. Nel corso della storia , le società hanno riconosciuto che la salute è una responsabilità collettiva: dai congedi per malattia retribuiti nell’antico Egitto, al modello di assicurazione sociale di Bismarck nella Germania del XIX secolo, fino al fervido appello della Dichiarazione di Alma-Ata del 1978. Nel 2015, questo principio è stato integrato negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) , con i governi che si sono impegnati ad ampliare la copertura dei servizi e a proteggere le famiglie da una spesa sanitaria catastrofica entro il 2030. Oggi, l’UHC rappresenta la visione organizzativa per i sistemi sanitari nazionali: un impegno globale per l’equità, la protezione e l’universalità. Tuttavia, tradurre questa promessa in realtà si è rivelato complesso. I progressi vengono misurati attraverso due indicatori: la copertura dei servizi (SDG 3.8.1) e le difficoltà finanziarie (SDG 3.8.2).
Il Rapporto di Monitoraggio Globale 2025 mostra che 4,6 miliardi di persone non avevano accesso ai servizi sanitari essenziali nel 2023 e 2,1 miliardi hanno dovuto affrontare difficoltà finanziarie nel 2022. Le metriche sono preziose per la responsabilità, ma spesso non raccontano l’intera storia. Dietro ogni statistica c’è una persona che ritarda le cure, un genitore che sceglie tra medicine e affitto, o un bambino che non si vaccina. A soli 5 anni dal 2030, il divario tra aspirazioni e realtà si sta ampliando.
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