Il valore delle parole
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- 20 Maggio 2026
Intervista a Marco Geddes da Filicaia
Il libro di M. Geddes “La salute? E’ una parola” analizza la crisi del Servizio sanitario nazionale e dei sistemi di welfare attraverso l’indagine semantica delle parole che caratterizzano il dibattito sulla sanità.
Ho letto il tuo libro che mi ha – posso dire – anche divertito per le divagazioni culturali, autobiografiche, letterarie. Esamini, se non erro, 53 parole connesse al tema salute e welfare. Mi dici come è nato questo scritto, peraltro assai articolato e documentato?
- Il mio interesse per le parole – e nello specifico del loro uso in sanità – non è del tutto nuovo. Avevo già scritto, più di dieci anni fa, un piccolo testo. Il libro l’ho iniziato nell’estate scorsa e per me scrivere – cosa che faccio lentamente e con fatica – è come costruire un mosaico, oppure, più pleonasticamente, fare un puzzle. Ho una grande ammirazione – e anche invidia – per chi, come Michele Serra, scrive una “Amaca” ogni giorno con un contenuto e stile ammirevole o come Indro Montanelli che si metteva alla macchina da scrivere e buttava di getto un articolo recitandolo!
Il titolo del libro è tuo o dell’Editore?
Mi affido all’editore per i titoli, ma poi, ovviamente dobbiamo concordarlo. Il sottotitolo del libro “La salute? È una parola”, specifica: “Strumenti e divagazioni per capire la crisi del welfare”. In realtà più che divagazioni sono, forse, elucubrazioni. Essendo in parte un puzzle, ho avuto l’accortezza, quasi maniacale, di citare via via ogni riferimento, anche perché, per dirla con Montaigne, come scrivo nella prefazione, “Faccio dire agli altri quello che non so dire bene, talvolta per la debolezza del mio linguaggio, altre volte per la debolezza della mia intelligenza”.Ma quale è la ragione per la quale dai tanto rilievo alle parole? Ovvero affronti e offri strumenti di interpretazione di vari concetti e problematiche – anche scientifiche e politiche – attraverso un’analisi delle parole?
- Penso sia importante un uso corretto e consapevole dei termini, specie in un contesto delicato, quale quello sanitario, con persone che hanno una fragilità fisica o quantomeno emotiva. Tuttavia non si tratta di un libro di linguistica; anche se ho esaminato e citato sinonimi, contrari, e l’etimologia dei vari lemmi esaminati, mi sono posto l’obiettivo, attraverso l’esame di vocaboli fra loro vicini o opposti, di parlare dei grandi temi della Salute e dei suoi fondamenti. Anche ripercorrendo concetti e loro definizione nel corso del tempo: quello di Causa con una rilettura dell’articolo di Sir Austin Breddford Hill o quello di Caso in riferimento a Jacques Monod e al suo fondamentale testo “Il caso e la necessità”. Così ripercorro la “nascita” del concetto di Sostenibilità ai primi del Settecento o un’analisi del rapporto e opposizione fra “Diverso, Simile, Uguale”.
Ci puoi fare un esempio di come la comprensione di certe parole sia importante nella cultura e nella formazione degli operatori sanitari?
- Lo farò utilizzando il primo capitolo su Caso, causa, determinante. Definire, o attribuire al Caso un evento è, in larga parte, un fatto soggettivo. Ad esempio: Filippo non aveva mai fumato e gli è stato diagnosticato un tumore polmonare. Antonio era un forte fumatore e anche a lui è stato diagnosticato un tumore del polmone. Vi sono tre possibili risposte a queste situazioni. Per Antonio la causa è chiara: il fumo. Per Filippo, che non era esposto a tale fattore di rischio, si è trattato invece proprio del caso; di una fatalità. Una seconda opinione, tenendo conto che molti fumatori non sviluppano il tumore al polmone, sosterrà che anche per Antonio si è trattato di un caso. La terza opinione indicherà che si tratta della conferma di una regola statistica poiché Antonio aveva una probabilità più alta circa 24 volte di avere un tumore del polmone rispetto a Filippo, che tuttavia fa parte di un non trascurabile numero, circa 6.000, di non fumatori che in Italia sviluppano un tumore polmonare.
Ma le tre parole che esamini in questo capitolo in che relazione sono fra loro?
- Ti faccio un esempio in merito all’intreccio fra questi tre termini, con riferimento autobiografico. I miei fattori genetici sembrano buoni; sono nato da genitori benestanti e vissuto in un Paese che non ha visto, nel corso della mia esistenza, guerre sul proprio territorio; sono residente nel capoluogo di una regione del Centro Italia; ho un’elevata scolarità e uno status sociale e abitativo anch’esso elevato; mantengo inoltre un’attiva rete di relazioni sociali… Queste condizioni hanno orientato, o quanto meno facilitato, stili di vita sani. Pertanto potrei affermare che queste potenziali cause di salute sono, come dire, positive. Devo più correttamente dichiarare – data la molteplicità di elementi autobiografici sopra elencati – che la causa del mio attuale stato di salute è dovuta a determinanti, prossimali e distali, ottimi. Un osservatore indipendente dichiarerebbe – penso correttamente – che questo insieme di elementi mi sono, nella maggior parte, capitati per caso.
Il capitolo più ampio è quello su Ospedale, Territorio, Comunità, con cinquanta citazioni bibliografiche. Come mai dedichi un ampio spazio a tale tema e, mi sembra, un qualche dubbio sul termine Casa della Comunità?
- Un po’ per competenza sulle questioni ospedaliere e ritenendo che l’ospedale si descriva bene, nella sua essenza, anche storica, con un riferimento alla letteratura utopica e a scrittori, come Georges Simenon con il bel romanzo breve “Le campane di Bicêtre”, che mi aveva segnalato Goffredo Fofi o al racconto “Sette piani”, di Dino Buzzati. Per quanto riguarda invece il termine Comunità, ho qualche perplessità e pongo qualche quesito sul suo significato e sul fatto che le “comunità” non sono di per sé positive, ma talora escludenti i non appartenenti. Poi ne tratto perché è un tema di attualità, legato al PNRR e alla questione della Sanità di iniziativa.
A chi si rivolge questo tuo libro?
- Non è un manuale, anche se intende offrire “strumenti”. Si rivolge non solo a un pubblico di professionisti, che opera in ambito sanitario e sociale; target proprio di Il Pensiero Scientifico, come editore di libri e di riviste, ma anche a un pubblico più generale. Penso che sarebbe utile ai lettori giovani, che intendono intraprendere un percorso universitario in Medicina o Scienze infermieristiche e a specializzandi. Uno sguardo non specialistico, sulle radici – attraverso le parole – della loro futura vita professionale.
Mi affido all’editore per i titoli, ma poi, ovviamente dobbiamo concordarlo. Il sottotitolo del libro “La salute? È una parola”, specifica: “Strumenti e divagazioni per capire la crisi del welfare”. In realtà più che divagazioni sono, forse, elucubrazioni. Essendo in parte un puzzle, ho avuto l’accortezza, quasi maniacale, di citare via via ogni riferimento, anche perché, per dirla con Montaigne, come scrivo nella prefazione, “Faccio dire agli altri quello che non so dire bene, talvolta per la debolezza del mio linguaggio, altre volte per la debolezza della mia intelligenza”.




