Un giudice federale blocca le sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese

Mercoledì un giudice federale ha bloccato temporaneamente le sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese, esperta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi, ritenendo che l’ amministrazione Trump abbia probabilmente violato il suo diritto alla libertà di espressione imponendo tali misure dopo che la Albanese aveva criticato la guerra di Israele, alleato degli Stati Uniti, contro Gaza.

Le sanzioni le impedivano di entrare negli Stati Uniti e di aprire conti bancari lì. Albanese, avvocato italiano e relatore speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati da Israele, ha raccomandato alla Corte penale internazionale di avviare procedimenti penali per crimini di guerra contro cittadini israeliani e statunitensi.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha imposto le sanzioni ad Albanese nel luglio 2025, in seguito a un ordine esecutivo di Trump che autorizzava tale provvedimento contro le persone coinvolte nell’indagine della Corte penale internazionale sulle azioni di Israele a Gaza.

Il marito e la figlia di Albanese, che è cittadina statunitense, hanno fatto causa all’amministrazione Trump a febbraio, sostenendo che le sanzioni statunitensi la stanno “di fatto privando dell’accesso ai servizi bancari e rendendole quasi impossibile far fronte alle esigenze della vita quotidiana”.

Il giudice distrettuale statunitense Richard Leon di Washington DC ha stabilito che la residenza di Albanese al di fuori degli Stati Uniti non compromette le sue tutele ai sensi del Primo Emendamento della Costituzione statunitense e che l’amministrazione Trump ha cercato di regolamentare la sua libertà di parola a causa dell'”idea o del messaggio espresso”.

«Albanese non ha fatto altro che parlare!» ha scritto Leon nel suo parere. «È indiscutibile che le sue raccomandazioni non abbiano alcun effetto vincolante sulle azioni della CPI: non sono altro che una sua opinione.»

Tratto da The Guardian del 13 maggio 2026

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