Report Caritas 2026: «Italiani più poveri ma soprattutto cronici, mai così tanti in difficoltà»

«Nel 2025 la rete Caritas in Italia ha assistito 282.539 persone: il numero più alto mai registrato». Lo dice Caritas Italiana nel suo «Rapporto nazionale 2026 sulla povertà»: aumentati quasi del 200% gli over 65 che hanno chiesto aiuto, con una crescita generale del 48% e del 69% rispetto ai bisogni sanitari. Il problema della casa, della solitudine e dei «working poor».

Una buona notizia c’è: i «nuovi poveri» si sono stabilizzati. Peccato che in compenso siano cresciuti i «poveri per sempre», quelli che non solo lo sono oggi ma tali resteranno. Così come i «poveri malgrado un lavoro», che uno stipendio ce l’hanno ma a fine mese non arrivano: per tutti questi motivi «servono politiche più giuste e lungimiranti».

Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.
«I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano – sottolinea mons. Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana – e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone».
Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. In questa prospettiva la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà.

Il Report evidenzia inoltre il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%). Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori.

Resta molto forte anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone «senza casa» e «senza tetto» incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L’abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro.

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