Il giudice Francesco Caruso ne è convinto: «Se la polizia vuole conservare la fiducia di tutti deve saper riconoscere i propri errori, non negare i fatti. Deve chiudere onorevolmente il processo con una sanzione concordata, risarcire i danni e chiedere scusa. Solo così si educa alla democrazia e si isolano i violenti, privandoli di ogni pretesto. La crociata degli uni contro gli altri non giova alla democrazia e incita gli estremismi». Magistrato di lungo corso Caruso è il giudice della sentenza per la morte di Federico Aldrovandi che portò alla condanna dei poliziotti.

Lei è convinto delle responsabilità dei due agenti.

«Per quanto mi riguarda questo caso è cento volte più chiaro di quanto lo fosse quello di Aldrovandi. Certo bisogna aspettare l’esito ufficiale dell’autopsia, tuttavia alcuni fatti sono fuori discussione».

«Perchè la polizia ammanetta Fakir? Non mi risulta che abbia commesso reati tali da consentire l’arresto, non abbiamo notizie di colluttazioni che precedono l’intervento della polizia e non rappresentava un pericolo per altri o per gli stessi agenti. Era un uomo con problemi psichiatrici e doveva essere trattato dai medici. La polizia doveva solo contenerlo, ma non come ha fatto».

C’erano alternative?

«La Cassazione dice che di fronte ad un soggetto agitato, affetto da manifesta patologia psichiatrica l’intervento degli agenti deve essere di tipo protettivo, in attesa del rapido arrivo del medico. Di fronte al delirante, sia pure violento e distruttivo, l’azione deve essere di contenimento e di protezione, in primo luogo del soggetto in difficoltà. Non ho visto questo nelle immagini».

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