Le gesta dei coloni sono sempre più definite come atti “terroristici”, un termine che ha avuto grandi difficoltà ad essere applicato agli ebrei fino a questo momento. Ora, lo ha usato lo stesso ambasciatore statunitense in Israele, il repubblicano pastore battista Mike Huckabee, in un post del 13 agosto sui social, scrivendo che «le azioni di coloro che hanno compiuto questo orribile atto di terrorismo, volto a intimidire e molestare questa famiglia, sono ripugnanti».

Una dura condanna è anche venuta dall’ex ambasciatore tedesco in Israele, che ha chiesto che gli stretti legami fra Germania e Israele non si applichino ai territori occupati. Reazioni verbali di condanna e promesse di intervento vengono anche dal governo, ma il dato di fatto è che le due famiglie continuano ad essere sotto assedio.

Dobbiamo inoltre ricordare che disposizioni di legge israeliane dello scorso anno hanno consentito l’uso della detenzione amministrativa solo per i “terroristi” palestinesi, non consentendola per i “terroristi” ebrei. Il che rappresenta un grande incentivo all’immunità dei coloni, come dimostrano le vicende detentive di quelli di loro, pochissimi, che sono approdati nelle carceri.

Leggi tutto l’articolo di Anna Foa su La Stampa