Non bastano le sanzioni, scardinare il potere delle piattaforme

Meta patteggia: pagherà 16,7 miliardi nell’accordo con stati Usa per la dipendenza dai social

Cosa ce ne facciamo di questa «sentenza storica»? Certo vedere Meta e Google inchiodate per aver causato dipendenza e non avere implementato misure di sicurezza per l’uso da parte dei minori fa un certo effetto. Ma è una vittoria?

Il punto non è tanto aver riconosciuto che queste piattaforme sono state immaginate per fornire un’esperienza sempre più immersiva e totalizzante, quanto che debbano essere in parte riprogettate. Cosa ne uscirà, ossia se la toppa sarà peggiore del buco è presto per dirlo.

Forse dovrebbero chiedere consiglio ai nostri di Autistici/inventati che da più di vent’anni offrono servizi alternativi e indipendenti e sono uno dei server più importanti a livello europeo che si batte per la libertà di espressione e i diritti digitali. Invece scopriamo che il dipartimento del Tesoro degli Stati uniti ha imposto delle sanzioni al collettivo italiano che ora è accusato di terrorismo per il supporto tecnico che fornisce alle organizzazioni antifasciste e a quelle di sostegno alla Palestina. Anche questo è tecnofascismo.

Insieme ad Autistici/Inventati a molti altri gruppi e collettivi, sin dal 2012 abbiamo indicato nei sistemi di gamificazione di algoritmi e interfacce uno snodo centrale del problema e abbiamo contribuito a disinnescare la narrazione dominante della Silicon Valley sulle nuove tecnologie, creando la cornice teorica necessaria allo sviluppo di riflessioni e tecnologie non egemoniche.

Le sentenze che condannano Meta rendono certamente chiara una posizione di monopolio che impedisce qualsiasi forma di alternativa. Se non viene intaccato questo elemento le big tech continueranno a essere nella posizione di imporre tecnologie tossiche a miliardi di persone senza troppo preoccuparsi delle conseguenze. Finché non metteremo in discussione il software proprietario e le strutture centralizzate il piano di confronto sarà sempre inclinato a loro favore.

Leggi tutto l’articolo di M. Liberatore sul Manifesto

Vedi anche questo post di A. Ubiali https://www.saluteinternazionale.info/2026/04/social-media-e-sorveglianza-sociale/

2 commenti

  1. Aggiungo anche quest’altro articolo, di Alberto di Monte, sempre ospitato sul blog di Wu Ming:

    Il nemico è la rete che non ti spia. Storia dell’attacco USA contro Autistici/Inventati

    https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/09/come-si-e-arrivati-allattacco-usa-contro-autistici-inventati/#more-62272

    “C’è una conferma amara, in tutta questa vicenda. Da venticinque anni a/i sostiene che consegnare parole e relazioni alle piattaforme commerciali significa consegnarle a chi le potrà rivendere o revocare, e per questo ha costruito alternative. Chi liquidava quella critica come paranoia militante ha ora sotto gli occhi la prova sperimentale: quando risoluzione dei nomi, pagamenti e raggiungibilità dipendono da soggetti che rispondono a un solo mercato e a una sola amministrazione, la libertà di parola è una concessione revocabile con un post su X.”

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Sostieni Salute Internazionale

Salute Internazionale è un sito di informazione indipendente. Da 15 anni ci occupiamo di sanità per fare avanzare la causa della buona salute per tutti. Per continuare abbiamo bisogno del tuo aiuto!

Leggi di più