Leone XIV e l’intelligenza artificiale
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- 7 Settembre 2026
Lucia Re e Thomas Casadei[1]
L’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV propone un governo democratico delle tecnologie fondato su dignità, effettività dei diritti, pace e cura. Diritto, ricerca, comunicazione e educazione devono rendere visibile il potere e restituire capacità di decisione a persone e comunità.
Governare la trasformazione antropologica in corso
La Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, Magnifica Humanitas, firmata da Papa Leone XIV il 15 maggio 2026, nel 135° anniversario della Rerum novarum[2], si colloca nel solco della Dottrina sociale della Chiesa. È un documento ecclesiale, radicato nel mistero cristiano dell’Incarnazione, che conferma il modello di Chiesa emerso dal Concilio Vaticano II, in piena continuità con il magistero di Papa Francesco. Esso si rivolge però anche ai laici per governare la trasformazione prodotta da digitalizzazione, intelligenza artificiale e robotica attraverso una rete composta da istituzioni internazionali, Stati, corpi intermedi e cittadinanza attiva. La trasformazione tecnologica è collegata a una trasformazione antropologica. Il problema non è la tecnica in sé, ma il potere che ne orienta sviluppo e impieghi, oggi segnato da opacità e concentrato nelle mani di pochi soggetti privati[3]. Occorre quindi guidarla secondo un “umanesimo Cristiano”, fondato sull’interdipendenza e capace di accogliere le differenze[4]. La questione tecnologica è questione di uguaglianza, democrazia, giustizia sociale, pace, sviluppo ed “ecologia integrale”[5].
Capitalismo, guerra, diritti umani: la questione della salute globale
Magnifica Humanitas denuncia la concentrazione del potere tecnologico, economico e politico, l’estrazione dei dati, le nuove forme di colonialismo, il costo ambientale delle tecnologie e la normalizzazione della guerra. Sullo sfondo vi è un capitalismo oligopolistico che indebolisce il lavoro e il welfare e trasforma persone e relazioni in meri strumenti. Il compromesso novecentesco fra capitale e lavoro è ormai saltato; servono nuovi limiti a un potere alimentato anche dalle ideologie transumaniste e postumaniste[6]. L’ampia genealogia filosofica dell’enciclica può essere ricondotta a un punto essenziale: l’adesione cristiana al paradigma del costituzionalismo[7]. Nato anche dalle lotte sociali e dalla risposta al nazifascismo, alla Shoah e alla guerra mondiale, il costituzionalismo (inter)nazionale[8] ha consolidato Stato di diritto, diritti umani, welfare e integrazione fra ordinamenti nazionali e diritto internazionale. Oggi questo patrimonio deve essere reso effettivo di fronte a ingenti poteri privati transnazionali.
L’Enciclica condanna la politica di potenza, la corsa agli armamenti e la spersonalizzazione della guerra favorita dall’IA[9]. I conflitti compromettono la vita e l’ambiente, distruggono infrastrutture, alimentano fame e malattie, indeboliscono i sistemi sanitari. Come ha mostrato Pirous Fateh-Moghadam (2023), la guerra è un determinante globale di malattia e la pace una precondizione della salute. La riallocazione della spesa pubblica verso il settore militare sottrae inoltre risorse a sanità, istruzione e protezione sociale.
In tema di salute globale[10] l’impostazione dell’enciclica è particolarmente feconda. L’intelligenza artificiale sta modificando la formazione delle conoscenze, l’organizzazione dei servizi sanitari, l’impiego dei dati e l’accesso alle cure[11]. È dunque sempre più necessario un approccio globale a queste questioni. L’enciclica affida agli Stati il compito di cooperare senza immaginare una Cosmopolis accentrata[12], nel rispetto della “sussidiarietà”. Pacifismo etico e pacifismo giuridico[13] convergono in un “realismo autentico”: pace significa istituzioni credibili, garanzie verificabili, negoziati, prevenzione e tutela dei civili. Il diritto deve quindi rendere visibile e limitare il potere tecnologico mediante regole effettive, investimenti pubblici e forme di partecipazione da parte della cittadinanza, dei movimenti e delle associazioni, non attraverso risposte emergenziali. Le immagini bibliche di Babele e delle mura di Gerusalemme, evocate dall’Enciclica, riassumono l’alternativa fra efficienza assolutizzata e responsabilità condivisa[14]. Quest’ultima richiede processi democratici, un’etica della cura[15], attenta al limite e alla vulnerabilità[16], e una strategia di investimenti e interventi pubblici. I diritti umani, “grammatica condivisa” del costituzionalismo e traduzione storica della dignità, devono proteggere vulnerabilità universali e situate[17].
Intelligenza artificiale e non-neutralità delle tecnologie
Se diritto e istituzioni sono gli spazi nei quali il potere diventa visibile e contestabile, occorre governare l’IA come configurazione sociotecnica, non come oggetto isolato. Rapporti proprietari, modelli economici, finalità organizzative e idee di società si incorporano nelle forme tecniche. Le tecnologie digitali sono insieme strumenti e ambienti[18]: aprono possibilità, ne restringono altre e organizzano il contesto nel quale si conosce, si decide e si accede ai servizi. Per questo l’espressione stessa “intelligenza artificiale” va usata criticamente[19]. Il punto politico non è stabilire se una macchina “pensi”[20], ma comprendere il valore conoscitivo e decisionale attribuito ai suoi risultati. Un sistema include dati, architettura, metriche, interfacce, procedure e soggetti che ne fissano le finalità; può sostenere una decisione revocabile o diventare un filtro obbligatorio per ottenere un beneficio, un lavoro o una cura. Classificazioni, previsioni e raccomandazioni incidono quindi sulla vita delle persone[21]. Questo vale anche per l’organizzazione del lavoro sanitario: sistemi di triage, supporto diagnostico, programmazione delle risorse e sorveglianza epidemiologica possono migliorare tempestività e continuità assistenziale, ma anche trasferire decisioni opache su pazienti e professionisti. In sanità, dati incompleti o non rappresentativi possono tradursi in diagnosi, priorità e accessi diseguali; su scala globale, infrastrutture e capacità di calcolo concentrate possono ampliare il divario fra sistemi sanitari[22], mentre andrebbe implementata la condivisione di best practices[23]. La valutazione deve perciò iniziare dalla ricerca e dalla progettazione, a partire da alcune domande decisive: chi definisce il fine, chi trae vantaggio, chi sostiene i costi, chi può contestare la decisione? La giustizia sociale non corregge soltanto gli effetti, ma orienta l’architettura della tecnologia. Servono controllo democratico, ricerca pubblica, tutela dei dati e capacità diffuse, affinché istituzioni del welfare, professionisti e comunità possano partecipare alle scelte. Comunicazione e educazione diventano così condizioni del governo dell’IA.
Educazione e formazione critica negli ambienti digitali
Comunicazione e educazione sono gli ambiti nei quali la trasformazione digitale diventa esperienza quotidiana. Le piattaforme non trasmettono soltanto contenuti: li selezionano e amplificano secondo modelli economici che distribuiscono in modo diseguale visibilità e ascolto. Come si legge nell’Enciclica, l’IA facilita la produzione di materiali falsi (§ 132), ma il problema più profondo è la costruzione dell’immaginario collettivo. L’“ecologia della comunicazione” (§§ 137-138) richiede trasparenza, protezione dei dati, giornalismo indipendente, verifica delle fonti e spazi di confronto non dominati dalla rapidità. L’educazione digitale deve integrare dimensioni tecniche, critiche, giuridiche, relazionali e politico-economiche: comprendere il trattamento dei dati, riconoscere manipolazioni e limiti, esercitare diritti, ricostruire i modelli che orientano la progettazione. Questa formazione riguarda anche la salute: alfabetizzazione sanitaria e digitale sono necessarie per valutare informazioni, servizi e decisioni automatizzate.
L’accesso alle cure e ai sistemi di prevenzione delle malattie resta diseguale per reddito, territorio, lingua, genere e disabilità. Scuola e servizi del welfare devono garantire risorse e accessibilità. Devono inoltre preservare i tempi della comprensione, quella “igiene dell’attenzione” (§ 146) che consente di formulare domande, verificare ipotesi e rivedere giudizi.
La responsabilità individuale non basta. Bambini e adolescenti abitano ambienti progettati per prolungare l’uso e raccogliere dati[24]; limiti di età, progettazione adeguata, protezione dei dati e responsabilità dei fornitori sono compiti pubblici. Educazione e diritto sono complementari: la prima accresce le capacità, il secondo impedisce di trasferire la protezione sui soggetti in condizioni di maggior vulnerabilità. L’alleanza fra famiglie, scuole, università, enti territoriali, servizi sociali e sanitari, e associazioni deve assumere una forma stabile. Sotto questo profilo, i patti educativi digitali[25] possono definire pratiche condivise su uso scolastico dell’IA, dati, disagio, cyberbullismo e violenza digitale, senza sostituire forme di regolazione e investimenti pubblici. La scuola diventa così spazio pubblico di valutazione delle tecnologie e l’educazione digitale parte integrante dell’educazione alla cittadinanza: conoscere i diritti, chiedere spiegazioni, contestare decisioni e partecipare alle regole. L’obiettivo strategico per tutte le istituzioni dovrebbe essere formare persone capaci di governare gli ambienti che incidono sulla loro vita.
Conclusioni
Magnifica Humanitas propone un governo democratico delle tecnologie fondato su dignità, effettività dei diritti, pace e cura. Diritto, ricerca, comunicazione e educazione devono rendere visibile il potere e restituire capacità di decisione a persone e comunità.
In questa prospettiva, salute globale e welfare si collegano alla giustizia degli assetti tecnologici e economici[26]. L’alleanza fra credenti e laici può rinnovare il patrimonio del costituzionalismo (inter)nazionale e orientarlo verso istituzioni capaci di proteggere le persone in condizioni di vulnerabilità, ridurre le disuguaglianze e sottrarre il futuro alla normalizzazione della guerra. Un autentico realismo valuta l’innovazione dalla capacità di sostenere vite dignitose e dunque servizi sociali e sanitari universali. Ciò può avvenire solo nel contesto di una pace duratura.
lucia.re@unifi.it
thomas.casadei@unimore.it
Riferimenti
[1] Il testo è stato condiviso dagli autori. Ai fini dell’attribuzione specifica dei paragrafi, sono stati scritti da Lucia Re i paragrafi 1 e 2 e da Thomas Casadei i paragrafi 3 e 4. Le conclusioni sono state redatte congiuntamente. Questo testo è una versione ridotta e modificata dell’articolo pubblicato dagli stessi autori sulla rivista scientifica “Calumet. Intercultural Law
and Humanities Review” il 21 luglio 2026 con il titolo MAGNIFICA HUMANITAS. Diritto, tecnologie e sfide educative: per un altro realismo: https://calumet-review.com/index.php/it/2026/07/21/magnifica-humanitas-diritto-tecnologie-e-sfide-educative-per-un-altro-realismo-2/
[2] Leone XIII (1891).
[3] Su questo aspetto cruciale: Srnicek (2017); Pietropaoli (2021) Luce (2025).
[4] Francesco (2020: §§ 144-145).
[5] Francesco (2015: § 49).
[6] Cfr. Llano Alonso (2018).
[7] Per uno sguardo d’insieme: Caruso e Valentini (2021).
[8] Cfr. Mazzarese (2017: 109-137).
[9] Per una serrata e convincente critica di queste tendenze cfr. Greco (2025). Sulla guerra a distanza e le sue implicazioni etiche, cfr. Chamayou (2014).
[10] Su questo argomento cruciale si rinvia a Maciocco, Santomauro (2014). Utili spunti sono contenuti anche in Berlinguer (2016); Cammarota, Raffa (2021); Pietropaoli, Pollo (2025).
[11] Cfr. Fioriglio (2025).
[12] Per una critica di questo modello cfr. Zolo (1995).
[13] Per una presentazione delle diverse configurazioni del pacifismo cfr. Salvatore (2011). Per una lettura del pacifismo in connessione alla prospettiva del costituzionalismo cfr. Ferrajoli (2024: 91-102).
[14] Il richiamo a Gerusalemme non può non evocare la guerra e il genocidio in corso in Palestina. Per alcune acute riflessioni in merito: Balibar (2025).
[15] Per una introduzione all’etica della cura cfr. Brotto (2013).
[16] Cfr., in particolare, Tronto (1993; trad. it. 2006) e Tronto (2013). Sia consentito il rinvio anche a Re (2020). Con particolare attenzione alla questione ecologica, cfr. Casalini (2025).
[17] Pastore (2022: 6). Cfr. anche Casadei (a cura di) (2012).
[18] Su questo passaggio: Oliveri (2025: 41-44).
[19] Per una problematizzazione dell’uso stesso dell’espressione si rinvia a Salardi (2023).
[20] Sul punto: Moro (2020: 45-62).
[21] Su questo aspetto: Luce (2025: 63-75). Cfr. anche Benanti (2026).
[22] In quest’ottica, rilevante è il documento strategico Reinforcing global health resilience amidst geopolitical change, che ridefinisce il ruolo dell’UE nella salute globale. Il testo parte da una constatazione chiara: i progressi sanitari degli ultimi decenni sono oggi a rischio. Se, da un lato, l’aspettativa di vita è aumentata e la mortalità infantile si è ridotta, dall’altro, la pandemia da covid 19, l’emergere di nuove epidemie, l’AMR (Antimicrobial Resistance, ossia la capacità di batteri e virus di resistere ai farmaci, rendendo più difficili da curare le infezioni), il cambiamento climatico e le guerre hanno messo in evidenza la fragilità dei sistemi sanitari. A ciò si aggiunge una crescente frammentazione della governance sanitaria internazionale e un drastico calo degli aiuti allo sviluppo destinati alla salute, diminuiti del 21% tra il 2024 e il 2025. I principali fattori di vulnerabilità individuati: sistemi sanitari deboli e dipendenti dagli aiuti esterni, insufficiente capacità di prevenzione e risposta alle pandemie, catene di approvvigionamento fragili, scarso coordinamento tra gli attori globali e crescita della disinformazione sanitaria. La comunicazione di maggio sviluppa queste criticità in una strategia articolata su cinque priorità e nove iniziative, che dovranno essere avviate tra il 2026 e il 2027.
[23] Marino (2025).
[24] Su questo aspetto, con particolare riferimento alle giovani generazioni, sia consentito rinviare a Casadei, Barone, Rossi (a cura di) (2025).
[25] Su questa proposta sia consentito rinviare a Casadei (2025: 179-201).
[26] Cfr. in tema Cammarota, Raffa (a cura di) 2021.
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