L’istruzione pubblica contro la sanità pubblica. A proposito di assicurazione sanitaria.
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- 22 Settembre 2026
L’istruzione pubblica contro la sanità pubblica? Una questione di capitalismo politico
Il 20 settembre si chiude la finestra di adesione all’assicurazione sanitaria privata della scuola. Una partita di mercato a carico della finanza pubblica, inserita l’anno scorso nel dl 25/2025 e rilanciata nel dl 127/2025, che vale 320 mln per il quadriennio 2026-2029 di cui 200 mln tagliati al Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche.
Il gioco è chiaro, lo Stato sta attivando una nuova accelerazione per il take off delle assicurazioni private. Unisalute di Unipol in coassicurazione con Poste e Intesa Sanpaolo si aggiudicano con potere di mercato una nuova rendita da sottrarre alla collettività per drenarla ai grandi gruppi che hanno liquidità da investire in asset.
Il contratto, firmato da Cisl, Snals, Gilda e Anief, definisce criteri di accesso e pacchetto delle prestazioni. La Cgil ne rifiuta la sottoscrizione, la Uil è fuori dal tavolo.
La soluzione individuale di mercato nella corsa alle adesioni stravince su quella politica.
Di cosa parliamo? Il Piano strutturale di bilancio 2025-2029 annuncia lo “sviluppo e riordino degli strumenti di sanità integrativa”, l’obiettivo è raddoppiare l’adesione ai fondi complementari (da 15 a 30 mln). Quale terreno più fertile se non quello dell’istruzione pubblica? Dietro la promessa della gratuità della polizza la scuola potrebbe far capitolare il resto del pubblico impiego, dove frammentariamente cresce la domanda di sanità integrativa già in vigore qua e là.
È la storia che si ripete, quella del contratto dei metalmeccanici e di tutti i contratti collettivi di lavoro privati: nel 2017, con la seconda accelerazione sui fondi sanitari privati (la prima risale ai libri bianchi e verdi di Sacconi), il governo Renzi ne favorì la sostituzione ai premi di risultato con la totale fiscalizzazione dalle imposte.
Il costo pagato dai lavoratori? Moderazione salariale, rinuncia all’accantonamento di contributi previdenziali e Tfr, il tutto nella gran parte dei contratti collettivi con effetti regressivi sul debito di imposta per i lavoratori e la rinuncia alle detrazioni fiscali sulla spesa sanitaria direttamente sostenuta.
I benefici? Pochi. Qualche prelievo di laboratorio o esame diagnostico in più mascherato da prevenzione e colmo di inappropriatezza.
Le conseguenze redistributive? Micidiali. Le prestazioni sanitarie saranno più costose, il rifinanziamento della sanità pubblica ostacolato, l’accesso alle cure compresso per i più deboli.
Che sia chiaro, la sanità pubblica e universale funziona bene se tiene dentro tutti e il suo definanziamento a favore di un nuovo slancio dell’intermediazione assicurativa privata rappresenta l’ennesimo incentivo alle disuguaglianze. La terza accelerazione difatti apre ad ampio spettro il doppio binario della sanità pubblica e privata. Ma attenzione in sanità il mix pubblico-privato non è mai il risultato dell’agire delle forze di mercato (la domanda di salute che supera l’offerta di prestazioni oggetto di razionamento), bensì il risultato della politica di regolazione che induce lo spiazzamento della sanità pubblica con un esplicito sostegno agli interessi di mercato, diversamente i fondi sanitari privati non decollerebbero. È in altri termini il capitalismo politico nella sanità, l’elefante nella stanza, il Capitale dentro lo Stato in strutturale crisi fiscale tra la richiesta di interventi pubblici e la capacità contributiva, parafrasando James O’Connor.
In questo contesto, mentre il governo espande i mille volti della flat tax nella contrattazione integrativa e finanzia le riforme dell’Irpef con il mancato recupero del fiscal drag nelle retribuzioni, i sindacati confederali restano sempre più relegati a posizioni di secondo livello dove l’oggetto della contrattazione collettiva si frammenta tra premialità e welfare aziendale.
La questione sindacale non è da poco e si verifica proprio mentre un progetto di legge popolare ad opera della Cgil sta tentando politicamente di rilanciare la sanità pubblica.
*docente di Scienza delle finanze, Università degli Studi di Perugia






