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Migrazioni e salute

Presentazione a cura di Maurizio Marceca
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Si stima che oggi vi siano circa 200 milioni di migranti nel mondo, 30 milioni in Europa (a 27 paesi) e 4 milioni in Italia.

Vengono usualmente utilizzati diversi termini di riferimento: minoranze etniche (ethnic minorities è quello di più frequente riscontro nella letteratura medico-scientifica anglofona); straniero; migrante; immigrato… o loro sottoinsiemi: richiedente asilo; rifugiato; Rom, etc.
Per quanto di interesse di SaluteInternazionale, assumiamo che il termine migrante rappresenti qualunque persona lasci in modo stabile (per almeno un certo numero di anni) il proprio paese di origine alla ricerca di una vita migliore, sotto la spinta di condizionamenti esterni di natura economico-sociale (emigrato in senso lato)  o politica (migrante forzato).

Il fenomeno migratorio è per sua natura complesso e dinamico, con caratteristiche storiche, demografiche, sociali e antropologiche diverse nelle diverse parti del globo.
È però riscontro comune che l’esperienza migratoria abbia effetti rilevanti sulla salute psico-fisica. La letteratura scientifica disponibile evidenzia infatti un legame tra l’appartenenza ad una comunità che è stata, o è attualmente, protagonista di una migrazione e le caratteristiche di salute dei membri di questa comunità rispetto a quelle della comunità ‘autoctona’.

I gruppi con pregressa esperienza migratoria hanno mediamente: un’aspettativa di vita inferiore alla popolazione generale; una mortalità infantile maggiore; riportano più frequentemente una cattiva salute; accedono più frequentemente in maniera scorretta ai servizi (sia sovra- che sottoutilizzo); rischiano con maggior frequenza prestazioni inadeguate[1,2]. Per quanto riguarda l’esposizione a fattori di rischio, i migranti tendono ad essere costretti a vivere in abitazioni di bassa qualità, sovraffollate, spesso confinati in aree urbane degradate, con meno servizi ed in cui è maggiore la criminalità. Le persone che hanno sperimentato la migrazione hanno mediamente, rispetto al resto della popolazione, tassi di povertà più elevati, tassi di disoccupazione più alti, ricevono salari più bassi e sono maggiormente dipendenti dall’aiuto pubblico (quando esiste).

I lavoratori immigrati sono più frequentemente assunti con ruolo di ‘non specializzati’, in situazione di irregolarità e sottopagati, e sono sottoposti a lavori ad alto rischio per via dell’esposizione a tossici o ad ambienti di lavoro insalubri, con misure di protezione o equipaggiamento inadeguate od assenti, con orari di lavoro prolungati e con tutela insufficiente. A questo vanno aggiunti i problemi di natura linguistica o culturale, che possono aumentare il rischio lavorativo. Il tasso di infortunio degli immigrati in Europa è circa doppio del tasso di infortunio dei “nativi”.[1]

È stato evidenziato come, più che caratteristiche etnico/razziali o culturali tipiche degli immigrati, siano i processi sociali discriminanti ad influenzare la differente incidenza e gravità delle malattie e l’accessibilità ai servizi sanitari di questi gruppi rispetto alla media della popolazione generale. Questo tipo di disuguaglianze sono state verificate già nei Rapporti Black[3](1980) ed Acheson[4] (1998) e via via confermate in una quantità di studi successivi. Ne emerge con forza il ruolo dei determinanti sociali della salute e dell’assistenza, ruolo ampiamente illustrato e commentato, in ambito più generale, in altre sezioni di SaluteInternazionale.

L’accessibilità ai servizi da parte del migrante può essere fortemente condizionata da diversi fattori: lo status giuridico del soggetto; il costo, in rapporto alle possibilità economiche dell’utente ed alle sue necessità; la presenza di barriere fisiche e/o organizzative (orari di apertura, numero di operatori, etc.) all’accesso; l’informazione sanitaria; tutti questi fattori sono, in ultima analisi, dipendenti dall’organizzazione sociale delle comunità e dal grado di integrazione degli immigrati nei networks locali.

Questa sezione affronta il tema delle migrazioni sotto i seguenti punti di vista: condizioni di salute dei migranti; accessibilità ai servizi sociosanitari; disponibilità di dati di interesse sanitario e loro metodologia di raccolta; politiche e interventi per la salute dei migranti a livello internazionale, con particolare attenzione alla dimensione europea ed italiana.

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Bibliografia

  1. WHO. International Migration, Health & Human Rights. 2003
  2. Banks J, Marmot M, Oldfield Z, Smith JP. Disease and Disadvantage in the United States and in England JAMA 2006; 295: 2037-2045
  3. Black D, Morris JN, Smith C, Townsend P. Inequalities in health. Department of Health and Social Services, 1980
  4. Acheson D. Independent inquiry into inequality in health. The Stationery Office, 1998

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