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Articoli taggati con: La salute dei migranti

Gli studenti di medicina e la salute dei migranti

14 febbraio 2018 – 09:03 |

Andrea Berti, Federica Viola, Costanza Pagan, Emilio Emma, Carlo Zanotti e Jacopo Sarti

L’attività del medico, in qualunque settore si svolga, non può essere asettica ma calibrata sulle persone, le quali per loro natura sono diverse per genere, condizioni socio economiche, culturali, etnico-geografiche. Il medico deve acquisire sensibilità su questi aspetti per poter fornire la migliore assistenza possibile. “Credevo di vedere le famose patologie ‘dei migranti’ ma alla fine ho capito che il rapporto con questo tipo di pazienti deve essere molto incentrato sulla persona e meno sulla patologia”. Il progetto “Esperienze in Cure Primarie” a Ferrara.

La sfida dell’etnopsichiatria

8 gennaio 2018 – 09:02 |

Gavino Maciocco

Chi giunge da altri mondi ci costringe a cambiare continuamente il nostro punto di vista, e a mettere in discussione le nostre teorie e le nostre pratiche, date spesso per consolidate e universalmente valide. I migranti ci costringono a decentrarci e a mettere in discussione quanto diamo per scontato: la nostra organizzazione sociale, i nostri modelli di famiglia, di educazione, le categorie di genere, maschile e femminile, cosa è bene per i bambini, cosa si suppone non lo sia, come gli individui si costruiscono, fino a arrivare ai nostri stessi sistemi di cura e di presa in carico della sofferenza.

Il sonno della ragione genera mostri (a proposito di migrazioni)

16 ottobre 2017 – 09:42 |

Emilio Di Maria

Stabilire corridoi umanitari rimane una forma di intervento ineludibile. Perciò esprimiamo gratitudine e solidarietà con le organizzazioni che hanno scelto di avvicinare le frontiere, anziché allontanarle. Citiamo la comunità di Sant’Egidio e la Federazione delle Chiese evangeliche, Chiese valdesi e metodiste, che hanno allestito con “Mediterranean Hope” corridoi umanitari con i campi profughi in medio oriente. E citiamo Medici Senza frontiere che in un editoriale recentemente pubblicato su Lancet ci ricordano che “La medicina umanitaria è molto più che un esercizio tecnico”.

La verità sulla morte di Ibrahim Manneh

18 luglio 2017 – 09:44 | 6 commenti

Novella Formisani

È dal 10 luglio che Napoli vive una costante e crescente mobilitazione, un grido di dolore e di rabbia che stenta a raggiungere il resto del paese, silenziato dai media nazionali, perché è evidentemente intollerabile o pericoloso che anche i dannati della terra, anche gli “ultimi” di questa società, alzino la testa e chiedano diritti, giustizia, uguaglianza. Non è un paese civile quello che accetta che razzismo e malasanità possano mietere vittime impunemente. Un appello da firmare.

La salute dei migranti in Europa. Le strategie dell’OMS

9 marzo 2017 – 10:27 |

Flavia Sesti, Concetta Mirisola, Maurizio Marceca

Il principale obiettivo del Piano strategico è quello di prevenire le malattie e le morti premature delle persone che intraprendono percorsi migratori. Nel dettaglio, il documento è stato elaborato per rispondere alle esigenze di salute connesse al fenomeno migratorio, e in particolare, alla necessità di assicurare la disponibilità, l’accessibilità, l’accettabilità, la sostenibilità e la qualità dei servizi essenziali in ambienti di transito e di accoglienza. Si stima che nella Regione Europea dell’OMS siano presenti oltre 75 milioni di migranti, che costituiscono circa l’8,4% della popolazione europea.

Domande e risposte di cura. La voce dei Vulnerabili

13 giugno 2016 – 12:04 |

Gaia Jacchetti e Marzia Ravazzini

Una ricerca per osservare il rapporto tra i soggetti vulnerabili e organizzazione sanitaria nel contesto urbano utilizzando “la visuale del paziente”, in accordo con la convinzione degli autori che, seppur vulnerabili, i pazienti siano pienamente titolati a partecipare attivamente alla gestione della propria condizione. I soggetti vulnerabili riportano un bisogno sanitario, cui si affianca immediatamente un bisogno di salute più ampio: senza lavoro, con abitazioni insicure, poco alfabetizzati, con famiglie frammentate e affetti lontani si muovono in cerca di cura sapendo che non possono “stare bene” altrimenti.

Salute e migrazione. La voce degli operatori

6 giugno 2016 – 09:53 |

Maurizio Marceca e Salvatore Geraci

La denuncia della SIMM (a Congresso a Torino): alcune Regioni non riconoscono i diritti degli immigrati, sanciti dalla legge: la tutela del minore, l’esenzione dal ticket per gli STP (Stranieri Temporaneamente Presenti), o la possibilità dell’iscrizione volontaria al SSN per alcuni gruppi di cittadini europei. Dal punto di vista sanitario l’attenzione continua a concentrarsi quasi esclusivamente sui presunti rischi di importazione di malattie infettive e non sui necessari interventi di tutela e prevenzione della salute fisica e psichica.

Scabbia e controllo delle neglected tropical diseases

17 aprile 2016 – 23:05 |

Enrico Tagliaferri
I programmi di trattamento di massa sono ormai una strategia consolidata e sono sicuramente utili per abbattere velocemente e ad un costo relativamente basso l’impatto di una malattia su una popolazione e questo è ancor più vero per alcune infezioni e in alcuni contesti. È altrettanto vero che solo attraverso un significativo e diffuso miglioramento delle condizioni socio-economiche si potranno davvero sconfiggere malattie come la scabbia.

Ritardo nella diagnosi. Ritardi di sistema

21 marzo 2016 – 09:55 |

Vincenzo Bello

Ho recensito volentieri questo articolo di Health Affairs perché la mia tesi di laurea in Medicina e Chirurgia, discussa l’ottobre del 2015, verteva proprio sul ritardo nella diagnosi, nel caso specifico nella tubercolosi. L’ipotesi di partenza era che – anche sulla base di alcuni eventi che avevano trovato risonanza e anche allarme nella cronaca locale – ci fosse un eccessivo ritardo nella diagnosi di tubercolosi nella popolazione immigrata.

MMG sans frontières

1 febbraio 2016 – 09:01 | Un commento

Marilena Bertini e Franco Locatelli

A Torino è partito il progetto “MMG Sans Frontières” con l’obiettivo di dare la possibilità a specializzandi in Medicina Generale, in accordo con la loro scuola di formazione, gestita dalla Regione Piemonte, di frequentare corsi organizzati da ONG torinesi e di svolgere almeno un mese del proprio tirocinio in un paese a basso reddito. Le riflessioni di due tirocinanti al termine dell’esperienza in Etiopia e Kenia.

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