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Articoli taggati con: Politica e economia sanitaria

Il Def sei tu. Chi può levarti di più?

16 maggio 2018 – 09:45 | Un commento

Marco Geddes

Il Documento di Economia e Finanza (Def) certifica il definanziamento del servizio sanitario nazionale, non perché si prevede che la crescita di spesa sarà eccessiva (anzi, sarà irrisoria), ma perché, in assenza di adeguate politiche finanziarie e fiscali, tale comparto è stato utilizzato e sarà utilizzato, in un diffuso silenzio delle forze politiche e sindacali, quale bancomat per ridurre la spesa pubblica e il debito pubblico. Il futuro ci descrive come un paese fin troppo parsimonioso nel settore sanitario, con un indebolimento del sistema pubblico non nella speranza, ma nella volontà di fare spazio a forme alternative di finanziamento intermediato, meno eque e più onerose per le famiglie.

La spesa sanitaria USA a confronto

7 maggio 2018 – 10:25 |

Marco Geddes

Il confronto è fra gli USA e altri dieci paesi, Australia, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e UK. Un elemento richiamato dagli editoriali del Jama è l’elevata spesa statunitense nelle fasi iniziali e terminali della vita. Negli Usa la percentuale di nati pre termine era del 12,3% nel 2004 a confronto del’8,0% in Canada e tale differenza è sostanzialmente stabile; ciò comporta (o giustifica) un tasso di posti letto in unità di cure intensive neonatale del 33,7 x 10.000 nati vivi in Usa a fronte di 16 x 10.000 in Canada.

Se la Sinistra si fa Destra. Il caso Toscana

26 aprile 2018 – 10:00 | 4 commenti

Gavino Maciocco

La Toscana è diventata un laboratorio perfetto per affondare in poche mosse il servizio sanitario pubblico. 1. Promuovere lo sviluppo del “secondo pilastro” assicurativo. 2. Definanziare il servizio sanitario regionale. Renderlo inefficiente e caotico. 3. (Semi)privatizzare gli ospedali pubblici.

Il servizio sanitario conta

26 febbraio 2018 – 10:06 | 6 commenti

Gavino Maciocco

La storia delle malattie croniche ci dice che la differenza tra la vita e la morte sta nella possibilità di accedere a servizi preventivi e di diagnosi precoce, e a cure di qualità. La differenza la fa un sistema sanitario universalistico che garantisce a tutti l’accesso all’assistenza sanitaria senza barriere economiche, geografiche o culturali. Il servizio sanitario conta. Ma quanto conterà in Italia nel futuro? Data la straordinaria pulsione del centro(-sinistra) di accodarsi alle politiche della destra, conviene guardare cosa bolle in pentola in quella parte politica per capire cosa potrebbe capitare alla sanità italiana dopo il 4 marzo.

Quale è l’efficacia delle politiche alcologiche?

31 gennaio 2018 – 10:17 |

Allaman Allamani, Fabio Voller e Francesco Cipriani

Sulla base di studi recenti sull’efficacia delle misure per il controllo dei consumi di bevande alcoliche e delle conseguenze ad essi associate, l’indicazione di un’unica lista di politiche alcologiche valida per tutti i paesi non appare fondata su evidenze scientifiche. Infatti l’efficacia di tali misure risulta variare, anche notevolmente, secondo i paesi. Ciò può essere spiegato con l’effetto preponderante che i fattori socioculturali ed economici hanno sui cambiamenti.

La sanità nella legge di bilancio. La strategia del nulla

4 dicembre 2017 – 09:36 | Un commento

Nerina Dirindin

Manca una visione d’insieme. Mancano segnali di attenzione a temi strategici per il rilancio del sistema, come il personale e gli investimenti. Nulla si dice sul finanziamento del servizio sanitario nazionale, che resta fermo a quanto previsto un anno fa, nonostante la ripresa economica (di cui la sanità non beneficia) e nonostante l’impegno formalmente assunto dal Governo in Parlamento a invertire la rotta. Ormai è chiaro che il silenzio del Governo sulla sanità pubblica non è attribuibile alla carenza di risorse, ma funzionale ad una strategia di depotenziamento strisciante del servizio sanitario nazionale.

Spesa sanitaria e mortalità

22 novembre 2017 – 11:02 |

Davide Golinelli, Fabrizio Toscano e Andrea Bucci

Dalla nostra analisi emerge come, durante il periodo considerato, solo la spesa pubblica per servizi forniti direttamente dal Servizio sanitario nazionale risulti significativamente associata ad una riduzione del tasso di mortalità. Considerando l’attuale rivoluzione dei big data, una maggiore quantità e qualità di dati disponibili e più dettagliati potrebbe supportare i decisori politici nel valutare gli effetti e l’efficacia degli investimenti pubblici in sanità.

Revolution now. La sanità pubblica oltre il capitalismo

9 novembre 2017 – 10:04 |

Chiara Bodini

Lo scorso settembre si è tenuta a Salonicco la conferenza dell’International Association of Health Policy in Europe, società scientifica che annovera tra gli aderenti ricercatori e ricercatrici che condividono un punto di partenza comune, riassumibile nello slogan “il capitalismo fa male alla salute. La connessione tra mobilitazioni e produzione di conoscenza è duplice: da un lato, ricercatori e ricercatrici ‘engaged’ mirano a generare saperi che informano e supportano la trasformazione sociale; d’altro canto, dalle azioni e lotte sul terreno si sviluppano spesso nuove idee e pratiche capaci di informare politiche progressiste e nuove forme di organizzazione sociale.

La sanità in Canada

12 luglio 2017 – 06:38 | Un commento

Chiara Milani

Altri paesi possono imparare molto dal Canada. La principale lezione è che un sistema sanitario pubblico troppo focalizzato sull’ospedale e sull’assistenza medica produrrà pochi risultati: anche aumentando in maniera massiccia la spesa non si risolveranno i problemi, a meno che non si introducano le riforme necessarie basate sull’integrazione dei servizi e sulla responsabilizzazione dei medici. In definitiva i medici devono diventare full partner del sistema, direttamente impegnati nel progettarne la direzione e pienamente impegnati nel migliorare l’accessibilità, la qualità e l’efficienza.

Attacco al capitale umano del SSN

10 luglio 2017 – 09:35 |

Orsola Baldacci, Angelo Barbato, Marzia Frateschi, Giordana Martinetti e Gian Piero Riboni.

Blocco del turnover e dei contratti, lavoro precario, esternalizzazione dei servizi. Tutto ciò ha comportato un grave peggioramento nella qualità dei servizi e una dequalificazione del personale.   Sovraccarico di lavoro, stress, burn-out e fatica cronica colpiscono sempre di più tutte le professioni d’aiuto, dagli operatori socio-sanitari di base fino ai dirigenti. Questa situazione acuisce la conflittualità e il rischio di errori, aumenta la spinta al contenzioso legale, alla medicina difensiva, alla burocratizzazione, impedisce il ricambio generazionale, lo scambio di esperienze e competenze.

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