Tassare i multimilionari per una sanità migliore

In Italia il Servizio Sanitario Nazionale è in crisi: mancano medici e infermieri, le liste d’attesa si allungano, un italiano su dieci rinuncia a curarsi per motivi economici. Nello stesso tempo, un piccolissimo numero di persone possiede patrimoni enormi e paga, in proporzione, meno tasse di un lavoratore. Succede perché chi ha patrimoni sufficientemente grandi può strutturarli in modo da far risultare un reddito imponibile quasi nullo, evitando così l’imposta sul reddito che grava invece pienamente su stipendi e salari.[1]

Proponiamo (un gruppo di esperti in salute, economia e comunicazione e l’associazione Salute senza Frontiere https://www.saluteinternazionale.info/2023/04/salute-senza-frontiere/) una mobilitazione dal basso  (operazione “SALUTAX”) per introdurre in Italia un’imposta minima sui grandi patrimoni, sul modello discusso al G20 e proposto dall’economista Gabriel Zucman: chi possiede oltre 100 milioni di euro deve versare ogni anno almeno il 2% del proprio patrimonio, se non lo fa già attraverso le imposte esistenti. Non tocca la prima casa, i risparmi né le piccole imprese: riguarda solo poche migliaia di persone in tutta Italia. A livello mondiale una misura simile genererebbe centinaia di miliardi di dollari l’anno; in Italia, diversi miliardi.

A cosa servirebbe il gettito. Andrebbe destinato per intero alla sanità pubblica, con un fondo dedicato e rendiconti pubblici trasparenti: nuove assunzioni (circa 10.000 medici e 50.000 infermieri), salari migliori per fermare la fuga verso il privato e l’estero, più cure territoriali e prevenzione. L’obiettivo è un Servizio Sanitario Nazionale di nuovo universale, pubblico e capace di garantire cure di qualità a tutti, indipendentemente dal reddito.

La mobilitazione prevede: la nascita di comitati locali in diverse città italiane, un lancio pubblico il 17 ottobre — Giornata Mondiale contro la Povertà e le Disuguaglianze — alleanze con sindacati e associazioni della società civile, e una pressione costante affinché il tema entri nella prossima campagna elettorale con impegni politici verificabili.

In Italia circolano già proposte simili con cui avviare sinergie: quella di OXFAM (1-3% sullo 0,1% più ricco) e “1% Equo”, un’iniziativa popolare con raccolta firme in corso. Un manifesto per tassare i grandi patrimoni è stato firmato da 134 economisti di 50 università e discusso al Senato nel 2024.

Perché è giusto. L’articolo 53 della Costituzione chiede a tutti di contribuire “in ragione della propria capacità”. Oggi non è così ai livelli più alti: il reddito da capitale è tassato al 26%, ben meno del 43% che grava sui redditi da lavoro. Non è invidia sociale: è la richiesta che un principio già condiviso da tutti valga anche per chi possiede di più. Un sondaggio Demopolis per Oxfam Italia (2024) indica che 7 italiani su 10 sono già d’accordo: il problema non è convincere le persone, ma trasformare quel consenso in un cambiamento reale.

Le obiezioni più comuni non reggono alla prova dei fatti. Il timore di una fuga dei capitali è sovrastimato: gli studi più solidi mostrano una mobilità molto più bassa di quanto si creda, e l’esperienza di Norvegia, Svizzera e Spagna mostra un guadagno, non una perdita, di gettito. Anche la teoria secondo cui la ricchezza dei ricchi avvantaggia tutti (trickle-down) non trova conferma nei dati: i tagli fiscali ai più ricchi aumentano la disuguaglianza senza produrre più crescita né più occupazione.

Non esistono ostacoli tecnici a tassare gli ultraricchi: è una questione di volontà politica. È facile sentirsi sopraffatti dal potere delle forze economiche più forti, ma la storia insegna che il potere delle idee e della mobilitazione democratica non va mai sottovalutato.

Partecipa all’Operazione SALUTAX. Organizza un incontro nella tua città e scrivi a info@salutax.it  per tutte le informazioni.

Ambrogio Manenti, settembre 2026

[1] Il reddito è il flusso di denaro che si guadagna in un certo periodo di tempo, mentre il patrimonio è il valore totale dei beni posseduti in un dato momento.

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